Quimbanda – Kimbanda
Maria Mulambo
by admin on nov.17, 2011, under Quimbanda - Kimbanda
C’era una volta una bellissima principessa…così iniziano spesso le favole, ma la storia di Maria Mulambo non è una fiaba, anche se potrebbe iniziare proprio così. Il suo nome, in vita, era Maria Rosa, nacque in una famiglia ricchissima, circondata dal lusso e dallo sfarzo. I suoi genitori non erano sovrani, ma facevano parte della corte di un piccolo regno. Maria crebbe bella e delicata, nel modo di fare e nei tratti. Veniva chiamata principessina, anche se non lo era, per il suo portamento regale, seppur riservato ed educato. Quando compì quindici anni fu chiesta in sposa dal figlio del re, che aveva quarant’anni. Fu un matrimonio senza amore, organizzato più per interesse della famiglia che per altri motivi. Gli anni passavano, ma Maria non rimaneva incinta. Il regno aveva bisogno di un successore al trono. Maria viveva nel dolore, pur circondata da tanta ricchezza, la chiamavano “albero senza frutti” e in quell’epoca le donne che non avevano figli erano quasi considerate maledette. Parallelamente a tutto ciò Maria era una donna dal cuore d’oro praticava la carità e aiutava le persone più in difficoltà del suo regno. In queste sue uscite fuori dal palazzo, in uno dei quartieri più poveri conobbe un giovane, di due anni più vecchio di lei, che era rimasto vedovo e aveva tre figli piccoli, dei quali si occupava con infinito amore. Fu amore a prima vista, da ambo le parti, anche se nessuno dei due aveva il coraggio di accettare questo amore.
Il vecchio re morì, il principe fu coronato e Maria divenne regina di quel piccolo paese. Il popolo adorava Maria, ma alcuni la guardavano con invidia e la criticavano per il fatto di non aver avuto figli.
Il giorno dell’incoronazione i sudditi più poveri, non avendo nulla da offrire a Maria, prepararono un tappeto di fiori, affinché la loro regina vi camminasse sopra. Maria si emozionò tantissimo, rimase colpita da quel gesto. Suo marito il re, morendo d’invidia e sentendosi meno amato della consorte, quando terminarono le cerimonie, la chiuse in una stanza e la picchiò violentemente. Questa fu la prima di una lunga serie di soprusi. Era sufficiente che il marito bevesse qualche bicchiere di vino per maltrattare Maria con cattiveria e riempirla di insulti.
Nonostante i lividi per le percosse, Maria non smise di soccorrere i più poveri e di praticare la carità. In una di queste occasioni il giovane innamorato di Maria, vedendola con tanti lividi si decise a dichiarare il suo amore per lei e le propose di fuggire, per coronare il loro sentimento. Maria accettò, avrebbe rinunciato al suo status. Combinarono tutto. Il padre del giovane si sarebbe preso cura dei figli finchè la situazione non si fosse calmata. Maria fuggì col suo amore con gli abiti che aveva addosso, lasciandosi gioielli e ori alle spalle. Il re fece diverse spedizioni per trovarla, ma non ottenendo esito desistette.
Maria ora non si vestiva più con abiti costosi, né portava gioielli, indossava abiti umili che tanto erano rovinati che sembravano stracci (mulambo significa appunto straccio), ma era per la prima volta felice…e rimase incinta.
La notizia però era troppo golosa per rimanere segreta e giunse alle orecchie del re. Questi si disperò: era lui l’albero senza frutti. La pazzia si impossessò della sua mente: il re non poteva essere sterile, il re doveva lavare il suo onore e il suo nome.
Mandò le sue guardie a colpo sicuro a ricercare Maria, ora tutti sapevano dove trovarla, veniva chiamata Maria Mulambo, perché ormai apparteneva al popolo. Ordinò ai suoi scagnozzi di legarle due pietre grandi ai piedi e di gettarla nella parte più profonda del fiume che lambiva il piccolo regno. Così morì Maria, mentre le lacrime si confondevano con i flutti del fiume.
Il popolo non sapeva nulla di tutto ciò, solamente il re e le sue guardie più fedeli, che lo avevano aiutato in quest’empio crimine. Passati sette giorni dalla morte della donna, ai margini del fiume, nel luogo in cui era stata uccisa, iniziarono a fiorire fiori che mai erano stati presenti in quei luoghi. I pesci si potevano pescare solo in quella zona e solo in quel tratto di fiume saltavano fuori dall’acqua come impazziti. Fu allora che il suo amato, disperato, quasi ispirato da una misteriosa voce, si gettò nel fiume per cercare la sua donna. Nuotò fino al fondo, trattenendo il fiato e sfidando le correnti…e lo trovò. Era perfettamente intatto. Nonostante tanti giorni fossero passati sembrava che la giovane donna stesse dormendo. Gli stracci con cui era vestita erano spariti e Maria, quando fu riportata a galla, era vestita da regina. Gioielli e pietre preziose adornavano il suo corpo. Il re, quando venne a conoscenza del fatto, perse la ragione e passò i suoi ultimi giorni nel delirio.
Il suo amato non si sposò più con nessuna donna, era follemente innamorato di Maria, cultuò il suo ricordo tutta la vita, aspettando di poterla incontrare di nuovo. Il giorno della sua morte il cielo assunse l’azzurro più brillante che mai fu visto in quel regno ora senza re e misteriosamente iniziò la primavera: gli alberi divennero verdi e i fiori iniziarono ad adornare i prati. Maria Mulambo divenne leggenda, protettrice degli amori impossibili.
Esistono molte leggende circa Maria Mulambo, alcune drammatiche, altre piene di speranza. Ma preferisco farvela ricordare come la dolce principessa descritta in questa storia d’amore e di speranza. Non vi parlerò della sua disperazione, né di ventilate storie di tradimento. Eviterò i racconti che la vedono vagare disperata cercando cibo nei rifiuti. Ho un affetto tutto speciale per questa Pomba Gira. Maria Mulambo è l’archetipo dunque di una donna che da una condizione di ricchezza, seguendo i propri sentimenti e andando contro tutte le convenzioni sociali, si è trovata in una situazione di disagio, pagando le conseguenze sulla propria pelle di questo passaggio. Ma il suo eroismo la santifica e la rende due volte regina, incoronandola nuovamente per il suo coraggio e la sua onestà.
Astralmente si presenta quasi sempre bella, femminile, amabile, elegante, ma anche seducente. Apprezza le bevande soavi come il vino dolce, lo champagne, l’anice. Ama sigarillos e sigarette di qualità ed è sensibile al lusso, alle cose luminose e sfarzose. Indossa sempre parecchie collane, anelli, braccialetti. Logicamente apprezza le rose rosse.
E’ una Pomba Gira che ha numerose manifestazioni e attua in diversi regni della Quimbanda. Possiamo così trovare una Maria Mulambo nei cimiteri, a fianco di Omolù, una Maria Mulambo da Estrada, una Maria Mulambo Cigana, una Maria Mulambo do Cabaré, un’altra da Encruzilhada e la famosa Maria Mulambo da Lixeira, nei pressi delle discariche e dei luoghi dove ci sono detriti e immondizia, giusto per citare i passaggi più comuni. Generalmente Maria Mulambo è una Pomba Gira che ha un “compagno astrale”, ossia un Exù che la segue. A seconda del Regno e del Popolo di Quimbanda in cui attua potrà essere accompagnata da un Exù Zé Pelintra, da un Exù do Lodo, da un Exù Tirirì…
Ci si rivolge a Maria Mulambo per risolvere problemi legati a invidia chiacchiere e pettegolezzi. Aiuta le persone ad uscire dalla depressione e a rivalutarsi, a credere in se stessi.
Le offerte a Maria Mulambo vengono portate nelle discariche quando soprattutto si intende liberarsi di qualcosa o di qualcuno, negli incroci quando si richiede il suo aiuto per rischiarare la sorte o risolvere un problema, oppure nel luogo di axè appropriato a seconda del Regno di Quimbanda in cui attua. Generalmente, si tramanda, risolve i problemi entro ventotto giorni, cioè in un ciclo lunare. Nei cimiteri viene onorata per liberare dal male o per promuovere una situazione sentimentale, ma anche nella ritualistica di attacco e punizione. Una delle manifestazioni più misteriose è conosciuta come Rainha Maria Mulambo (Regina Maria Mulambo). Si dice che una volta attraversata la soglia del regno dei morti Maria venisse accolta da Omolù Rei das Almas, signore dei cimiteri. Questi, vedendo la donna vestita di stracci, dimessa, e riconoscendone il valore, volle incoronarla come regina. Questa manifestazione di Maria Mulambo viene servita vicino al Cruzeiro (croce centrale dei cimiteri) di Omolù.
Ebò (offerta) a Maria Mulambo
Questo ebò può essere eseguito per onorare Maria Mulambo in tutti i suoi cammini di luce, viene eseguito per ottenere protezione, aiuto, riuscita. La mironga (segreto) di questo ebò consiste in un ingrediente, lo zafferano, che rappresenta l’oro, quasi a voler coronare Dona Maria Mulambo del suo status di regina. Si esegue quest’ebò di lunedì o di venerdì.
Occorrente: farina di mandioca, miele, zafferano, sette rose rosse, spumante, un calice in cristallo, defumadores di Pomba Gira, sette candele rosse e nere, una pemba nera, panno rosso, zafferano in polvere, sigarette e fiammiferi.
Mescolare la farina a del miele in modo da creare una miscela friabile. Mentre si mescola mentalizzare quello che si desidera impetrare. Mettere in un piatto di terracotta. Recarsi ad un incrocio a T. Bussare a terra tre volte e chiedere Agò (permesso), quindi fare cadere al suolo tre monetine dorate di eguale valore. Stendere il panno. Al centro del panno tracciare con la pemba il ponto riscado (sigillo) di Maria Mulambo.
Sopra allo stesso mettere il piatto con la farofa (farina e miele). Attorno allo stesso accendere sette defumadores. Guarnire con le rose aperte a ventaglio a lato (le rose devono essere state private di spine). Versare nel calice il vino. Accendere attorno all’offerta le sette candele. Aprire il pacchetto di sigarette, estrarne una, accenderla coi fiammiferi e dare tre soffiate di fumo verso l’altro invocando Maria Mulambo e facendo la richiesta. Quindi cantare tre volte il suo ponto cantado:
A questo punto spruzzare un pizzico di zafferano al centro del piatto. A questo punto l’ebò è terminato. Fare tre passi indietro senza dare le spalle, quindi voltarsi ed allontanarsi dal luogo senza più girarsi.
Origine dell’Uomo secondo la Quimbanda
by admin on giu.30, 2011, under Quimbanda - Kimbanda
In principio, dice il mito, gli uomini sulla terra erano androgini. Non era ancora iniziato il tempo dell’uomo come lo conosciamo ora. Quando il Tempo iniziò il suo corso, Exù das duas Cabeças, il primo grande Exù, conosciuto in territorio Congo col nome di Bombonjiro e in quello Yoruba col nome di Exù Yangi, si rese conto che aveva bisogno di troppa energia per dare la vita a tutti quegli esseri. Tanta ne aveva impiegata già a condurre tutte le anime nei loro involucri materiali. Quello era il compito che gli era stato attribuito in principio da Zambi, il Dio supremo, l’Altissimo. Cercò dunque una soluzione per poter dare inizio al tempo dell’Uomo senza dover necessariamente sfornare corpi per le anime che successivamente sarebbero state create. Aveva le chiavi per porre i limiti tra una cosa e l’altra, gli erano state date direttamente da Zambi, poteva aprire e chiudere, unire e separare gli spazi. Decise allora di separare i sessi, in questo modo la riproduzione sarebbe avvenuta senza il suo diretto concorso.

Aspettò che i primi uomini, androgini, morissero, quindi li riunì tutti e comunicò loro che da quel momento le loro anime sarebbero rinate in corpi differenti, con sessi diversi. Ci fu un grande clamore tra quei primi spiriti ancestrali. Molti si lamentarono, altri protestarono, qualcuno rimase in silenzio.Una settima parte di questi fuggì, non volevano iniziare il ciclo carmico separati nei sessi. Exù disse:”Non volete corpi materiali? Ebbene, così sia! Sarete condannati a vagare per l’eternità nella tenebra, senza una forma, desidererete un corpo e non lo avrete, sarete condannati a pagare per sempre questa bestemmia, insidierete l’uomo con aberrazione e perversione, ma non godrete mai di una forma e di uno spazio”. Questo gruppo di spiriti prese il nome di Kiumbas e sono spiriti che non potranno mai avere un’evoluzione, senza luce e senza possibilità di raggiungerla.
Occasionalmente, nonostante le perentorie parole di Exù sulla terra nasce qualche uomo con due sessi, simbolo del perdono di Zambi che vuole ricordare che la tenebra non è effettivamente per nessuno e a tutti è concesso un riscatto e un’evoluzione.
Gli altri spiriti accettarono la decisione di Exù e il ciclo evolutivo dell’umanità e la sua riproduzione dipesero da quell’istante dalla separazione dei sessi.
Dal libro Il Segreto della Quimbanda. Edizioni Il Crogiuolo
Il Culto degli Exus
by admin on giu.29, 2011, under Quimbanda - Kimbanda
In principio, dice il mito, gli uomini sulla terra erano androgini. Non era ancora iniziato il tempo dell’uomo come lo conosciamo ora. Quando il Tempo iniziò il suo corso, Exù das duas Cabeças, il primo grande Exù, conosciuto in territorio Congo col nome di Bombonjiro e in quello Yoruba col nome di Exù Yangi, si rese conto che aveva bisogno di troppa energia per dare la vita a tutti quegli esseri. Tanta ne aveva impiegata già a condurre tutte le anime nei loro involucri materiali. Quello era il compito che gli era stato attribuito in principio da Zambi, il Dio supremo, l’Altissimo. Cercò dunque una soluzione per poter dare inizio al tempo dell’Uomo senza dover necessariamente sfornare corpi per le anime che successivamente sarebbero state create. Aveva le chiavi per porre i limiti tra una cosa e l’altra, gli erano state date direttamente da Zambi, poteva aprire e chiudere, unire e separare gli spazi. Decise allora di separare i sessi, in questo modo la riproduzione sarebbe avvenuta senza il suo diretto concorso.

Aspettò che i primi uomini, androgini, morissero, quindi li riunì tutti e comunicò loro che da quel momento le loro anime sarebbero rinate in corpi differenti, con sessi diversi. Ci fu un grande clamore tra quei primi spiriti ancestrali. Molti si lamentarono, altri protestarono, qualcuno rimase in silenzio.Una settima parte di questi fuggì, non volevano iniziare il ciclo carmico separati nei sessi. Exù disse:”Non volete corpi materiali? Ebbene, così sia! Sarete condannati a vagare per l’eternità nella tenebra, senza una forma, desidererete un corpo e non lo avrete, sarete condannati a pagare per sempre questa bestemmia, insidierete l’uomo con aberrazione e perversione, ma non godrete mai di una forma e di uno spazio”. Questo gruppo di spiriti prese il nome di Kiumbas e sono spiriti che non potranno mai avere un’evoluzione, senza luce e senza possibilità di raggiungerla.
Occasionalmente, nonostante le perentorie parole di Exù sulla terra nasce qualche uomo con due sessi, simbolo del perdono di Zambi che vuole ricordare che la tenebra non è effettivamente per nessuno e a tutti è concesso un riscatto e un’evoluzione.
Gli altri spiriti accettarono la decisione di Exù e il ciclo evolutivo dell’umanità e la sua riproduzione dipesero da quell’istante dalla separazione dei sessi.





