Il Crogiuolo

Spiritismo

ESCRAVA ANASTACIA

by on mag.25, 2012, under Spiritismo, Umbanda - Quimbanda

La Escrava Anastasia (Pompeu, 12 maggio 1740 – data e luogo di morte incerta) è una figura religiosa di devozione popolare brasiliana, a cui la pietà popolare attribuisce moltissimi miracoli.  L’esistenza di Anastasia è, ad oggi, messa in discussione dagli storici e dagli studiosi perché, secondo questi, mancherebbero documenti certi della sua esistenza, tuttavia il suo mito e la sua storia sono invece ben solidi nella cultura del paese e poco importa se non esistono documenti scritti, la fede ha arricchito la storia di questo personaggio di aneddoti e la speranza ne hanno fatto una delle sante del popolo più amate.
Il culto vero e proprio ebbe inizio nel 1968 (Anno Internazionale dei diritti dell’Uomo decretato), quando in una mostra della Chiesa del Rosario a Rio de Janeiro, per onorare il novantesimo anniversario della soppressione della schiavitù, venne esposto un disegno di Etienne Victor Arago che rappresentava una schiava del Settecento con indosso una maschera di ferro (metodo usato nelle miniere d’oro per evitare che gli schiavi inghiottissero il metallo).
Nell’immaginario popolare, la Escrava Anastasia venne condannata ad indossare la maschera da un proprietario di schiavi irritato per il rifiuto di Anastasia di soggiacere a rapporti sessuali con lui. La maschera avrebbe dovuto essere rimossa solo durante i pasti, la donna sarebbe morta per i maltrattamenti in data sconosciuta.

CHI ERA ANASTASIA

Nel mondo della spiritualità di frontiera brasiliana ed in quello cristiano in molti si sono chiesti chi fosse realmente questo personaggio. Il suo calvario avrebbe avuto inizio il 9 aprile del 1740, con l’arrivo, a Rio de Janeiro dell’ennesima nave proveniente dall’Africa con centododici schiavi di etnia Bantu: la Maddalena. Tutte queste persone avrebbero dovute essere vendute come merce umana nel nuovo mondo, come era ormai prassi in quel periodo buio. Tra tutte queste persone era presente l’intera famiglia reale di Galanga che era “capitanata” da un nero che la storia avrebbe reso famoso col nome di Chico Rei per le sue imprese di rivolta nella zona di Minas Gerais.

La madre di Anastacia si chiamava Delmira ed era una donna dalla bellezza abbagliante, sensuale. Non appena toccò il suolo brasiliano venne venduta immediatamente per la somma di mille reais, una cifra veramente importante per quei tempi. La sua bellezza e la classe che la caratterizzavano si dimostrò per lei parte della sua condanna. Venne infatti violentata da uno dei suoi padroni e dopo nove mesi diede alla luce una bellissima bambina, dalla pelle scura e dagli occhi azzurri.

La tradizione tramanda che prima della nascita di Anastasia sua madre avrebbe vissuto per un certo periodo nello stato di Bahia. Si dice che avesse aiutato moltissimi schiavi a fuggire in cerca della libertà. Alla giovane Anastasia toccò la stessa sorte della madre. La sua bellezza attirò l’attenzione di uno dei figli del fazendeiro. Anastasia combattè fino all’ultimo per resistere agli assalti di quell’uomo, subì umiliazioni e torture. Dal momento che non aveva la minima intenzione di concedersi, il suo padrone escogitò un pretesto per darle una punizione esemplare. Venne accusata di essersi appropriata indebitamente di un po’ di zucchero di canna, lo stesso zucchero di canna che gli schiavi raccoglievano per i loro dominatori, per addolcire il caffè. Furono le mogli dei fazendeiros e le figlie, gelose della sua bellezza, a escogitare un tormento unico. Le venne messa una maschera di ferro in sfregio alla sua bellezza che le sarebbe stata tolta solo durante i parchi pasti principali. Anastasia fu costretta a portare questo giogo per anni. La maschera le causò ferite e lacerazioni al volto e nel corso del tempo il suo stato di salute, per le infezioni, peggiorò. I suoi padroni si trasferirono a Rio de Janeiro, dove passò i suoi ultimi giorni di vita in agonia per il tetano e gli stenti. Le sue spoglie vennero seppellite nella chiesa del Rosario che successivamente venne distrutta da un incendio. Documenti e prove della sua esistenza, oltre ai suoi resti mortali, si eclissarono in quell’incendio. Ma la sua fama superò ogni fiamma ed il suo ricordo accompagnò le generazioni di persone che lottarono per la libertà e la giustizia nei secoli a venire.

La schiava Anastasia è una delle figure più importanti della storia nera e viene celebrata come una vera e propria eroina. Nell’Umbanda viene annoverata tra le anime dei Pretos Velhos, gli antichi schiavi neri che patirono il giogo infame della schiavitù, per i cristiani è una vera e propria martire, nonostante la chiesa cattolica, per mancanza di prove certe sulla sua esistenza si esima da qualsiasi processo di canonizzazione. Ad oggi le si attribuiscono moltissimi miracoli, specialmente in ambito di salute e guarigione. Ma il primo miracolo avvenne dopo la sua morte. Il suo stesso aguzzino fu preso da rimorso e ne implorò post vitam il perdono, la fece seppellire in una chiesa ed al suo funerale parteciparono decine di schiavi che riconoscevano in quella donna un esempio di stoicismo, umanità, generosità e perdono.

OFFERTE AD ANASTASIA

Nell’Umbanda Anastasia “gira” nella falange dei Pretos Velhos. Le sue origini nobili la assurgono al livello di tanti altri spiriti che ingiustamente morirono nel periodo della schiavitù. Le sue offerte vengono eseguite di lunedì, giorno legato alla Linha das Almas. Le si accende una candela bianca o una candela bianca e nera e le si offre una tazza di caffè zuccherato con zucchero di canna. Mentre si mescola lo zucchero si fa la propria richiesta di protezione e benedizione alla “santa” o le si recita la sua famosa Orazione:

Sappiamo che qualcuno trasformò la tua vita in un martirio, violentando tirannicamente la tua giovinezza, vediamo nel tuo aspetto dolce, nel tuo viso delicato, tranquillo quella pace che le sofferenze non hanno saputo alterare. Eri pura, superiore, così tanto che Dio ti portò nei campi del Cielo e ti diede il potere di curare, di concedere grazie e migliaia di miracoli. Anastasia ti chiediamo ….. prega per noi, proteggici nel tuo manto di grazia e col tuo sguardo benigno, deciso e penetrante allontana da noi i mali del mondo e le persone malvage. Ti chiediamo questo per nostro Signore Gesù Cristo nell’unità dello Spirito Santo. Amen.

Ogni mattina prima di uscire di casa rivolgere un pensiero ed uno sguardo ad un’immagine di Anastasia. Si dice che questo porti la sua protezione per tutto il resto della giornata.

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La Sfera di Cristallo

by on lug.14, 2011, under Spiritismo, Stregoneria

L’uso di oggetti di materiale trasparente a scopi magici o divinatori è praticato fin dall’antichità ed è comune a diverse civiltà; tuttavia sembra che l’uso di oggetti trasparenti di forma sferica risalga solo all’alto Medio Evo, se non più tardi.
Nella tomba del re dei Franchi Childerico I, vissuto nel V secolo, fu ritrovato un globo di berillo trasparente del diametro di 3,8 cm; da questo ritrovamento nacque la leggenda che il re lo utilizzasse per predire il futuro.L’oggetto è simile ad altri globi che furono in seguito trovati in tombe del periodo merovingio (in Francia) e sassone (in Inghilterra), alcuni dei quali completi di una montatura che fa pensare a un oggetto ornamentale. Tuttavia è stato fatto notare che tali montature sono identiche a quelle di altri globi usati per la magia o la divinazione; quindi è possibile, anche se non è certo, che questi globi di cristallo fossero usati per la cristallomanzia.
La prima notizia storicamente documentata riguarda dunque il matematico e occultista britannico John Dee, il quale sostenne di aver ricevuto una sfera di cristallo da un angelo il 21 novembre del 1582 e di averla usata in seguito più volte per mettersi in collegamento con gli angeli, assistito dal medium Edward Kelley. La pietra di berillo che probabilmente fu usata da Dee ha un diametro di 6 cm ed è oggi conservata al British Museum insieme con i supporti, finemente lavorati, sui quali la appoggiava durante le sue pratiche.
Altre due sfere di cristallo contemporanee di Dee sono conservate una nel Museo di Storia della Scienza di Oxford e l’altra nel Museo della Scienza di Londra; entrambe furono usate, dai rispettivi proprietari, anche come strumento diagnostico in ambito medico. Insieme alla seconda sfera è conservato anche il manoscritto con le istruzioni per l’uso.
Al berillo furono in seguito preferiti il quarzo ialino e il vetro in quanto materiali perfettamente trasparenti.
Gli antropologi Andrew Lang e Ada Goodrich-Freer nel XIX secolo condussero numerosi esperimenti sulla cristalloscopia utilizzando palle di vetro, oltre a studiare approfonditamente la storia mondiale delle tecniche di scrying. Fu la Goodrich-Freer a scoprire che i globi di cristallo più antichi, compresa la pietra di Dee, erano in berillo e non in quarzo come erroneamente si era ritenuto fino a quel momento.
La sfera di cristallo è usata in diversi modi da diversi praticanti e per diverse finalità.
La finalità più comune è quella di ricavarne visioni o immagini di vario tipo le quali, secondo ciò che i praticanti riferiscono, possono formarsi sia all’interno della sfera, sia sulla superficie della stessa, sia altrove. Le visioni possono riguardare avvenimenti passati o luoghi lontani, oppure possono essere predizioni o presagi sul futuro, oppure possono essere immagini di tipo simbolico che dovranno essere interpretate secondo le abilità e le conoscenze del praticante o dell’eventuale destinatario del messaggio simbolico.
Altri praticanti usano la sfera di cristallo per mettersi in collegamento con persone defunte o con entità soprannaturali, in quanto credono che le caratteristiche dell’oggetto possano facilitare la comunicazione; il praticante può percepire l’immagine del defunto o dell’entità come pure non percepire alcuna immagine durante il collegamento.
In ambito magico o religioso la sfera deve essere consacrata tramite rituali più o meno complessi prima di poter produrre il suo effetto.
Il collegamento tra il praticante e la sfera di cristallo può avvenire tramite la vista, ossia il praticante guarda l’oggetto, tramite il tatto, ossia il praticante tocca l’oggetto spesso restando in contatto con esso, o tramite entrambi i sensi. Quando la usa per ottenere una visione, il praticante generalmente la fissa intensamente finché le immagini non cominciano a formarsi e non distoglie lo sguardo finché le immagini non spariscono.
Per favorire la formazione delle immagini, alcuni praticanti la avvicinano a una parete scura oppure la avvolgono in un panno nero, altri prediligono le ore della luce del giorno e in particolare l’alba, ma esistono anche altre tecniche.
Alcuni praticanti cadono in stato di trance durante l’uso della sfera mentre altri praticanti restano coscienti.(Fonte Wikipedia)

Esistono tre categorie di sfere di cristallo e di specchi divinatori:
1. Il cristallo o lo specchio che focalizza la concentrazione ed induce la percezione extrasensoriale.
2. Gli oggetti atti a rispecchiare l’inconscio ed a riflettere delle energie sul consultante.
3. Gli oggetti abitati da qualche entità intelligente.
Se il meccanismo della prima categoria è facilmente comprensibile, il procedimento della seconda categoria appartiene, in tutto e per tutto, all’universo della Magia. Questo è il caso per esempio, dello specchio egiziano di Hator. La Dea Hator aveva ricevuto l’occhio sacro di Rha^ che vede ogni cosa. Con un atto di volontà si possono trasformare degli oggetti a scopo di conferire loro dei poteri magici. La terza categoria di oggetti richiede l’esistenza di un’armonia tra l’oggetto ed il proprietario, affinché gli spiriti possano liberamente comunicare.

Divinazione

La pietra deve sempre essere di una purezza assoluta. Essa non deve essere toccata da nessuno se non, per qualche minuto, dal consultante. La forma della pietra non ha importanza. Uno specchio od un bicchiere d’acqua possono egualmente essere usati con la medesima efficacia. Un tempo si circondava la seduta con rituali complicati o si impiegavano incensi vari e strumenti magici. Il primo rituale dello specchio lo troviamo in un vecchio manoscritto cabalistico francese. In esso si dice: “Coloro che vogliono entrare in comunicazione con gli spiriti benigni del cristallo devono condurre una vita esemplare e guardarsi dalle sozzure del mondo.” Il consultante deve lavarsi di ogni impurità, facendo ripetutamente delle abluzioni e pregando, almeno durante i giorni che precedono la seduta. Inoltre, la Luna deve essere nella sua fase
crescente. Ci si può anche fare aiutare da una o due persone sagge e discrete, ma tutti indistintamente dovranno conformarsi ai metodi ed alle regole di quest’arte. Il consultante non deve nutrire dubbi; deve essere invece risoluto, deciso nella fede, fiducioso ed irremovibile. Egli deve badare attentamente a non omettere niente nel corso della cerimonia, se vuole ottenere lo scopo che si è prefisso. Infatti è dalla precisione che dipende l’esito positivo! Le sedute di invocazione possono aver luogo in qualunque periodo dell’anno, purchè i due astri principali si trovino in posizione propizia, cioè in congiunzione con i pianeti favorevoli. Il periodo migliore per il Sole è il momento della sua massima inclinazione verso il nord. Si deve operare in una stanza pulita e tranquilla. Le operazioni preliminari devono svolgersi durante la fase di Luna crescente. Occorre poter disporre di una tavola coperta con una tovaglia di tela, di due candele di cera piazzate nei candelabri, di una spada magica in acciaio, di una bacchetta divinatoria di legno di nocciolo. Questi oggetti, che devono essere tutti genuini e puri, saranno consacrati prima della cerimonia. L’elemento essenziale ed insostituibile è la sfera di cristallo, di circa dieci centimetri di diametro.
La cristallomanzia utilizza preferibilmente, ai nostri giorni, la sfera di cristallo. Lo specchio, in grande onore dell’Antichità e del Medioevo, ha dato a suo tempo, origine a troppe pratiche di stregoneria, per continuare a riscuotere la simpatia dei maghi, in tempi in cui i metodi di divinazione più svariati tendono a “democratizzarsi”. La sfera di cristallo verrà lucidata, per brillare, ed incastrata in un telaio di avorio o di quercia. Essa viene egualmente consacrata prima della cerimonia. Sul telaio si imprimono le seguenti iscrizioni

- A Nord: TETRA GRAMMATON.
- Ad Est: EMMANUEL.
- A Sud: AGLA.
- Ad Ovest: ADONAY.

Il supporto porta il nome mistico SADAY e sui candelabri sono scritti i nomi: ELOHIM E ELOHE.

La consacrazione degli oggetti si fa con il viso rivolto verso Est. Si pronunciano le parole rituali e si impongono le mani sugli strumenti e gli accessori. Dopo la consacrazione, si erige la tavola e vi si depone la sfera. Si traccia un cerchio tutt’intorno e si mette una candela di cera in ciascun candelabro. Nel cerchio che avrà un diametro di due metri e mezzo, il consultante ed i suoi compagni eventuali penetrano nell’ora e nel giorno di Mercurio, durante la fase crescente della Luna.

Si rivolge un’invocazione a VASSAGO: il genio del cristallo.
E’ dato per certo, che se si agisce con perseveranza, si instaura la comunicazione con lo spirito. Questo è l’approcio tradizionale. Secondo un metodo più recente e moderno si procede più semplicemente in questo modo: prima di iniziare si consiglia una breve meditazione. Essa ha lo scopo di sgomberare la mente e lo spirito da pensieri estranei e materiali, cioè di liberarli dagli assilli abituali: si favorisce così la concentrazione.
Quando lo spirito è ormai nello stato d’animo adatto, è consigliabile circondarsi di uno schermo di protezione. Questo può essere tramite la visualizzazione di un avvolgimento luminoso, l’enunciazione di una preghiera, l’appello ad un Essere supremo, quale che sia la concentrazione che se ne ha.

Quando la veggenza è terminata, i partecipanti devono sedersi dolcemente e visualizzare una nebbia azzurrina che scende su di essi arrestandosi all’altezza delle teste. Ciò ha lo scopo di creare uno stato di isolamento contro le influenze nefaste rimaste nella stanza al di fuori del cerchio. E’ anche consigliabile proteggere la sfera, con il pensiero, prima di rimetterla nella sua custodia. Ecco un metodo che si può usare per la consacrazione: si prende la sfera tra le mani e ci si siede dolcemente. Si fa una breve meditazione per tranquillizzare lo spirito e quindi si pronuncia una piccola preghiera. Si solleva la sfera all’altezza della fronte e si invoca la protezione di qualche divinità particolare.

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La Llorona – L’Anima Piangente

by on lug.08, 2011, under Spiritismo

Nei soli Stati Uniti ci sono più di venti milioni di persone che credono nell’esistenza della Llorona. Se a questo numero incredibile aggiungiamo l’America Latina ci troveremo di fronte ad uno dei più importanti fenomeni di fede esistenti… ma non stiamo propriamente parlando di una santa. Meglio, non una delle sante ortodosse che siamo abituati a conoscere sugli altari delle chiese.

Facciamo un salto nel passato, esattamente nel 1500. Nella città Azteca di Tenochtitlan la dea Cihuacoatl scende fra gli uomini prendendo l’aspetto di una bellissima donna vestita di bianco. In quelle misteriose sere la dea pianse, gridando: “Oh figli miei, già si avvicina la vostra distruzione… dove potrò portarvi?”. Qualcuno pensò alla futura conquista del Messico da parte degli Spagnoli. Nel 1505, nella piccola città di Coatzacoalcos, nacque, da nobile famiglia, una bambina chiamata Malinche. Con la conquista spagnola la ragazza, non ancora adolescente, venne venduta come schiava. Cortéz, il famoso conquistatore, da Cuba si trasferì in Messico e venne in possesso della ragazza, che oltre alla lingua Azteca aveva appreso perfettamente il castigliano. Decise così di “assumerla” come propria personale traduttrice. Malinche, che venne ribattezzata da Cortéz col nome di Marina, fece da interprete addirittura per il conquistatore nell’incontro con il capo Azteco Montezuma. Incontro pretestuoso per siglare un patto di alleanza tra i due uomini ma che culminò con il massacro di tutti gli aztechi da parte degli spagnoli. Il cattolicesimo venne imposto come fede ai “pagani”. Marina, che per Cortèz era diventata molto di più di una semplice “segretaria” diede alla luce due figli, dal conquistatore, un maschio e una femmina. Il re e la regina di Spagna, temendo di venire traditi, invitarono Cortéz a ritornare, ma il condottiero sempre rifiutò, col pretesto che se avesse abbandonato le colonie l’Impero di Spagna avrebbe rischiato di perdere quei territori ancora selvaggi. Così dalla Spagna inviarono in Messico al conquistatore una bellissima donna per convincerlo a ritornare.

L’affascinante donna riuscì perfettamente nel suo intento, sedusse Cortéz che espose a Marina la sua idea di ritornare in Europa con i suoi due figli. Marina comprese allora il suo ruolo in quell’orribile piano, si rese conto di aver contribuito al massacro del suo popolo e disperata pregò i suoi antichi dei. Una delle antiche divinità le apparve in sogno:”Se lo lascerai andare con i tuoi figli uno di loro tornerà e distruggerà tutta la tua gente”. La notte prima della partenza di Cortéz, Marina, che tornò a farsi chiamare Malinche, fuggì con i suoi bambini. I soldati si accorsero rapidamente della sua sparizione e iniziarono a cercarla. La trovarono sulla riva di un lago, in mano brandiva un pugnale. Cercarono di avvicinarsi. Troppo tardi. La donna colpì al cuore i due bambini gettando i loro corpi senza vita nell’acqua. “I miei figli…i miei figliiii!!!”. Venne catturata, dopo l’efferato crimine. Morì nel 1530. Ma anche dopo la sua morte le sue grida disperate e le sue lacrime vennero sentite nei pressi di quel lago, nei pressi di Città del Messico. Ancora oggi possono essere ascoltate, in certe tristi notti senza luna. Passò alla storia col nome della Llorona, che significa, la donna che piange.

Il culto della Llorona si confuse a poco a poco con quello dell’Anima Sola ed iniziò ad affollare l’immaginario popolare di immagini di terrore, così forti da originare un vero e proprio culto segreto. La gente temeva quella figura tragica, ma in segreto a lei si rivolgeva per chiedere aiuto in tutti quei casi che i santi del calendario si sarebbero rifiutati di intercedere.

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Santa Marta

by on lug.07, 2011, under Spiritismo

La leggenda di Marta La Santa

La Legenda Aurea di Jacopo da Varazze racconta che Santa Marta fosse di origine nobile. Suo padre si chiamava Syro, era duca di Siria, mentre sua madre Encharia. Dopo la morte dei genitori ereditò, insieme a sua sorella il castello di Magdalen, quello di Betania e parte di Gerusalemme. Secondo la tradizione Marta non ebbe mai un compagno e dedicò tutta la sua esistenza a servire il Cristo.

La leggenda di Santa Marta, come la conosciamo oggi, compare solo nel XII secolo. Narra che dopo l’Ascensione di Gesù, i tre fratelli Lazzaro, Marta, Maria Maddalena e altri sarebbero stati imbarcati dagli infedeli su un’imbarcazione senza vele né remi, né timone, né provviste. Fu così che approdarono a Marsiglia. Santa Marta “molto eloquente e amabile con tutti ” operò parecchie conversioni. La leggenda racconta inoltre che nei tempi in cui Santa Marta stava evangelizzando la Provenza un terribile dragone, la Tarasca, devastasse le fertili pianure della valle del Rodano e impedisse agli uomini di vivere tranquilli in quei luoghi.

 

La Santa venuta a conoscenza del fatto, si recò nelle profondità dei boschi portando con sè dell’acqua benedetta. Dopo essersi avventurata nel fitto della foresta scorse la bestia nell’atto di divorare un uomo. Allora intinse un rametto d’issopo nell’acqua benedetta e la asperse tracciando il segno della croce. La bestia miracolosamente interruppe il suo pasto e strisciò ai piedi della Santa completamente domata e mansueta.

Marta la legò alla sua cintura e la portò nella città di Tarascona, che dal drago pare abbia derivato il suo nome.

In un’altra occasione, ad Avignone, Marta compì un ulteriore miracolo. Mentre predicava la Parola di Cristo si dice che un uomo, trovandosi dall’altra sponda del  fiume Rhone e desiderando ascoltare le sue parole, non avendo nessuna barca, si gettasse nella corrente per raggiungerla a nuoto. La forza dell’acqua tuttavia ebbe la meglio e il suo corpo venne trovato morto il giorno successivo dalla gente del luogo che lo portò ai piedi della Santa. Vedendo il corpo del giovane uomo e venuta a conoscenza di quanto era successo, Marta si gettò a terra a braccia aperte e pregò in questo modo:”Oh Adonay, Signore Gesù Cristo, che un giorno resuscitaste il mio amato fratello, occupatevi di questo modello della fede per coloro che sono qui presenti e fatelo rialzare”. Quindi gli prese la mano e l’uomo si alzò, vivo e vegeto.

Il giorno 29 giugno la chiesa ricorda Santa Marta e nella città di Tarascona si tiene una solenne processione aperta dal gigantesco fantoccio della Tarasca che minaccia la popolazione con le fauci spalancate. Nei pressi una ragazza vestita di bianco benedice il mostro, che alla fine viene legato e sopraffatto. Il nome Marta in aramaico significa “padrona”. Era sorella di Lazzaro e di Maria.

Si incomincia a festeggiare Santa Marta nel secolo X a Costantinopoli.
Però dal diario di una monaca, che fece un pellegrinaggio in Terra Santa verso l’anno 400, si sa che a Betania, sopra la tomba di Lazzaro, sorgeva una Basilica e si è scoperta un’iscrizione greca in cui si fa riferimento a Marta e a Maria.
Troviamo le prime tracce del suo culto in Provenza a partire dagli anni 813-814.
Nella stessa regione, a Tarascona, nel X secolo si trova la prima chiesa dedicata a Santa Marta.

Marta la Strega

 

La figura di Marta La Strega nasce nelle Isole Canarie nel XV e nel XVI secolo. Le poche notizie che si hanno di questo personaggio sono tratte dai registri dell’Inquisizione Spagnola. Questi riportano le confessioni di molte donne accusate di stregoneria. La documentazione più esaustiva sull’argomento si ritrova nella cosidetta Collezione Bute, in riferimento alle testimonianze di Catalina del Castillo, Strega della Gomera La costante era il riferimento a Marta la Strega, una strega dotata di poteri incredibili, in grado di volare e di compiere ogni tipo di prodigi. In una delle orazioni rivolte a Marta si fa riferimento addirittura a Maria Padilla, che Marta pare conoscesse molto bene al punto da siglare una sorta di patto. La leggenda di Marta la Strega attraversò il mare e giunse in America Latina. Già nelle Canarie la Strega e la Santa erano diventate una figura sola, nella tradizione magica.

 Marta de la Bandera (con la Bandiera)

Questa icona di Santa Marta raffigura il personaggio con in mano una bandiera, ai suoi piedi non manca il Dragone, simbolo del controllo delle forze brute/disarmoniche/selvagge da parte della Grazie. Il significato di questa immagine, conosciuta come la Vencedora de los Hombres (vincitrice sugli uomini) ha affinità iconografiche con la lama dei Tarocchi la Forza, dove una fanciulla spalanca con dolcezza le fauci di una fiera. Questa immagine di Santa Marta viene invocata di mercoledì. Ama aiutare, secondo la tradizione, le persone nel gioco d’azzardo e non le piace che i suoi fedeli vengano umiliati dai suoi nemici, immediatamente corre in loro aiuto. La sua festa cade il 20 di ottobre. Nel vudù dominicano prende il nome di Lubanà, Marta la India o Marta la Colorà ed è coinsiderata figlia di Santa Marta Dominadora e di Damballah. È un Lwà molto dedito alle guarigioni fisiche e spirituali. I colori che le sono attribuiti sono il rosso ramato e il verde limone, ma anche il rosa ed il bianco. E’ molto sensibile ai voti ed ai sacrifici personali che vengono fatti in suo onore, specialmente in vista dell’ottenimento di una grazia speciale.

 Marta la “Dominadora”

 

Santa Marta è sicuramente una delle sante più note nella devozione popolare. Viene dall’Africa Nera dove veniva chiamata Mami Wata, immaginata come una donna bellissima, dalla pelle scura, che maneggia con sicurezza e  determinazione dei serpenti. Nel sincretismo l’africana e la sua corrispondente cattolica Santa Marta sono la stessa personalità e la gente ama chiamarla Santa Marta la Dominadora, ossia colei che domina e vince, avendo sconfitto il dragone, in tutti i campi dell’esistenza: in amore, sui nemici, sui vizi, sulle passioni, nel lavoro, in campo economico e in ogni circostanza in cui sia presente un’idea di vittoria o di trionfo.

Il Dragone è il simbolo di ogni difficoltà, ogni problema che, reso mansueto tramite l’itercessione della Santa diviene oltre che sottomesso suo fedele alleato.

I serpenti tenuti in mano dal lwà non sono un simbolo cattolico ma iniziatico, nelle antiche tradizioni africane. In Africa il Serpente è un simbolo divino di conoscenza e di spiritualità, per questo Santa Marta la Dominadora è soprattutto colei che conoscendo le regole e i misteri di Dio può agire nel mondo dell’uomo portandone il suo messaggio e manifestandone il suo immenso potere. L’immagine impiegata per rappresentare questa figura non è un’immagine cattolica, rappresenta infatti una donna di colore nell’atto di domare dei serpenti. Al suo fianco la figura di un mambino che con un flauto incanta dei serpenti. Lo stesso bambino che, dice la storia, Marta la Nera salvò da morte certa, nel secolo V, essendo stato aggredito da un enorme serpente. La cromolitografia che siamo abituati a vedere in rappresentazione di Santa Marta Dominadora risale al 1887, successivamente fu, nel 1926, un pittore di Amburgo, Schleisinger, a ridisegnare il soggetto come lo conosciamo oggi.

Marta la Dominadora, nelle 21 Divisioni del Vudu Dominicano, attua nella Division Negra, quella dei Cimiteri, in qualità di concubina del Baron del Cementerio.

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Maria Lionza

by on lug.06, 2011, under Spiritismo

La magia del Venezuela affonda le proprie origini nella cultura india ed in particolare è legata al culto di Maria Lionza, la Grande Dea, la Signora dei fiumi. Insieme a Guaicaipuro, il capo indio, ed il Negro Felipe forma una trilogia di poteri soprannaturali fortissima che in realtà coniuga le tre razze fondamentali di questo affascinante paese tropicale, le sue tre anime: quella india (Guaicaipuro), quella africana (Negro Felipe) e quella bianca rappresentata dalla stessa Maria Lionza che, nella tradizione, viene raffigurata con la pelle chiara. Sotto a Maria Lionza attuano diverse Corti Spirituali provenienti da differenti parti del pianeta, a sottolineare il carattere ecumenico di questa spiritualità di frontiera aperta ad abbracciare spiritualità diverse in un armonico contesto spirituale e magico che ha parecchie affinità con altre correnti quali lo Spiritismo Cruzado di Cuba e l’Umbanda Brasiliana.

Nella visione Venezuelana tutte le entità spirituali fanno capo alla Grande Dea, che da antenata mitica divinizzata finisce per incarnare l’aspetto femminile e materno di Dio stesso.

La figura di Maria Lionza affonda nella leggenda. Il suo nome vero era Yarà ed era una principessa, figlia del cacique Yaracuy. Era una donna bellissima, dagli occhi verdi, ipnotizzanti e lunghissime ciglia. I suoi capelli erano neri come la notte, lunghi fino alla cinta e il suo sorriso era in grado di incantare persino gli spiriti della foresta. Pare che la sua bellezza fosse tale che sembrava che Yarà fosse sempre circondata da fiori, in particolare di orchidee. Persino la sua pelle pareva traspirare il profumo di quei fiori meravigliosi. In quei giorni un’anaconda che viveva nel fiume che successivamente prese il nome di Yaracuy si innamorò di lei e decise di rapirla. Quando gli spiriti della foresta vennero a conoscenza del fatto si infuriarono e decisero di castigare l’animale, lo fecero gonfiare fino a farlo esplodere. La principessa tornò come divinità e divenne la regina di ogni fonte d’acqua, dei fiumi, delle cascate e delle lagune, divenendo lo spirito della Natura stessa in forma di donna.

Il culto di Maria Lionza ha come scopo combattere il male in tutte le sue forme, propiziando l’amore, la pace e l’armonia.

E’ la Regina di Sorte (in Venezuela) e lo spirito del fiume Yaracuy, inoltre è considerata la Madre della razza Mestiza (mista). Quando si lavora con Maria Lionza occorre essere a petto nudo, senza scarpe e con al collo un rosario o un crocefisso. Lavora nei pressi dei fiumi e alle radici degli alberi. Vive nei boschi e nei luoghi dove ci sia molta vegetazione. Ovunque c’è acqua…lì è presente il suo spirito, sia essa un fiume, un torrente, un pozzo, una laguna, il mare.

Oraciòn a Maria Lionza

Madrecita, madre de la raza mestiza, yo (nombre), fiel creyente de tu poder, ruego en nombre de la Divina Providencia me ayudes, me libres de todo mal y me brindes tu santa proteciòn, tu que has llegado hasta la corte celestial y presiedes la Corte India y estas rodeada de angeles, arcangeles y serafines, yo (nombre) admirador y creyente en ti, pido en el nombre de Dios me irradies con amor, armonia, paz y prosperidad. Te pido, o Reina mia, te dignes guardar mi hogar y mi persona contra la envidia, la mala fe y de toda mala influencia. Concedeme la gracia que te pido (hacer peticiòn) y me ilumines y estés siempre junto a mì. Amèn.

 Traduzione

 Mammina, madre della razza mista, io (nome) fedele credente del tuo potere, ti prego nel nome della Divina Provvidenza di aiutarmi, liberami da ogni male e concedimi la tua protezione, tu che sei giunta sino alla corte celeste e presiedi la Corte India e sei circondata da angeli, arcangeli e serafini io (nome) ammiratore e credente in te, chiedo, nel nome di Dio di irradiarmi d’amore, armonia, pace e prosperità. Ti chiedo, mia Regina, di degnarti di proteggere il moi focolare e la mia persona dall’invidia, la mala fede e da ogni cattiva influenza. Concedimi la grazia che ti chiedo (fare la richiesta), illuminami e resta sempre accanto a me. Amen.

(estratto dal testo “Magia Venezuelana” edito da Il Crogiuolo)

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