Misteri
LA CRUZ DE CARAVACA
by admin on mag.15, 2012, under Misteri
Da secoli la Cruz de Caravaca (in portoghese Cruz de Caravaça) è un simbolo religioso, mistico e spirituale di grandissimo potere a sintetizzare l’intervento divino nei momenti più difficili dell’esistenza, certamente, ma anche a rappresentare l’azione viva di Dio in ogni istante della nostra vita.
Per conoscere l’origine della Cruz de Caravaca occorre fare un salto nel passato. Correva l’anno 1231 quando la città di Caravaca (oggi denominata Caravaca de la Cruz), situata nel sud della Spagna nella provincia di Murcia era governata da Abu Zed, tiranno musulmano. Questi aveva fatto rinchiudere in carcere diversi sacerdoti cattolici, tra cui don Ginés Pérez Chirinos, che si era particolarmente distinto per il suo apostolato e la sua predicazione.
Narra la storia che Abu Zed si fosse dimostrato particolarmente curioso di assistere ad una cerimonia religiosa cristiana, così ordinò a don don Ginés di celebrare una messa cattolica alla sua presenza. Il Sacerdote allora, pregò intensamente per Abu Zed, invocando il Signore di far breccia nel suo cuore econfermò al sovrano moresco che avrebbe celebrato il mistero dell’Eucaristia in sua presenza.
La Messa si sarebbe svolta in una moschea. Durante la celebrazione il prete si accorse che mancava un elemento imprescindibile: una croce. In quella situazione di contrasto politico e religioso sarebbe stato poco avveduto reclamare la presenza di un crocefisso.. ma proprio in quel momento, dal cielo, due angeli portarono una croce dal doppio asse orizzontale e la consegnarono direttamente nelle mani del sacerdote.
La meraviglia di Abu Zed fu tale che si convertì al cristianesimo. Questa la storia della croce chiamata di ‘Caravaca’, dal nome della città presso cui ha origine. Questo tipo di croce, successivamente ripreso in tanti reperti iconografici e conosciuta con nomi e varianti differenti (la più diffusa é la Croce di Lorena), si diffuse in ogni parte del mondo, assumendo, nel medioevo, in virtù dei suoi miracoli, lo status di vero e proprio talismano totipotente. Se è vero infatti che le origini di questa croce sono squisitamente cattoliche, è altrettanto vero che è fuori dal milieu cattolico che ha che ha incontrato maggiore favore: presso gli ortodossi e in ambito esoterico. In alcuni talismani di origine “salomonica” o attribuiti addirittura a San Cipriano compare, nella simbologia, questa croce. Il caso più eclatante è quello del talismano conosciuto come Sterminatore impiegato per allontanare i demoni e difendere dalla magia nera.
La storia della Croce attraversò i mari e raggiunse l’America Latina, durante il periodo della tratta schiavistica e il suo culto attecchì forte e misterioso. Nella Santerìa Cubana e nei culti sincretici del Brasile (Macumba prima e Umbanda poi) si afferma che la Cruz de Caravaca sia in grado di allontanare ogni insidia del male e di spezzare qualsiasi incanto o fattucchierìa.
La Croce di Caravaca non è una croce come le altre e la sua “attivazione magica” come talismano segue regole differenti dalla semplice benedizione ecclesiastica. Si ritiene che i più potenti riti di ‘caricamento’ siano quello ortodosso (ancora usato nell’ est europeo) e quello dei santeros cubani. La croce di Caravaca va caricata con il nome della persona a cui é destinata (tracciandolo con una punta, sull’ asse verticale della croce stessa). Ecco come procedere al ministerio di consacrazione della Croce di Caravaca.
CONSACRAZIONE DELLA CROCE DI CARAVACA
Procurarsi un chiodo estratto da un ferro di cavallo. Partecipare alla messa del giorno di Pasqua, di Natale o del giorno di san Giorgio (23 aprile). Al momento dell’Eucaristia recitare la Lode alla Croce di Caravaca, quindi immergere al momento della benedizione il chiodo nell’acqua benedetta e conservarlo. Al momento di consacrare una croce di Caravaca ci si deve servire di questo chiodo che è personale, e non potrà essere condiviso con nessuno, solo alla propria morte, chi abbia eseguito il rito, potrà lasciarlo a persona ritenuta degna.
Per consacrare una croce si può seguire questa pratica. Immergere la croce nell’acqua santa di sette chiese, quindi con il chiodo tracciare, senza eseguire sfregi, alla luce di una candela bianca, il nome completo sull’asse verticale della croce dicendo:
Poderosa e benedetta Croce di Caravaca simbolo di Provvidenza Divina, incido su di te il nome di (nome della persona per cui si prepara la croce) affinchè lo protegga e lo difenda da ogni attacco maligno. Le tenebre soccombano dinnanzi alla luce di Cristo.
Passare la croce sopra i fumi di incenso olibano e consegnarla alla persona per cui è stata preparata. Si dice che questa croce debba essere donata, con amore vero, ad una persona a cui si vuole bene, per questo spesso chi si rivolge ad un santero per fare consacrare la croce non la fa preparare per se stesso ma per una terza persona, a cui sarà successivamente donata.
Esistono altri modi per “attivare” esotericamente questa croce. In Brasile si esegue un rituale che ha addirittura una durata di tre giorni.
LA POLVERE DELLA CRUZ DE CARAVACA
Nei negozi di articoli spirituali ed esoterici si può acquistare una particolare polvere a base di essenze e resine polverizzate dedicata a questa croce miracolosa. La formula contempla incensi classici, quali olibano maschio e mirra a cui sono miscelate essenze floreali quali la rosa attar e erbe a cui da secoli sono attribuite proprietà di benedizione e conforto. La polvere viene impiegata per purificare e “caricare” esotericamente la croce ma anche come vero e proprio talismano di benedizione, spargendola nelle tasche o spruzzandola nelle scarpe per essere tutelati e difesi nei propri cammini per tutto il corso della giornata. Quando si deve affrontare un problema e si teme che possano sorgere ostacoli si recita una preghiera a questa croce miracolosa e si usa spargendola nel luogo che si vuole beneficiare. Si dovrà recitare con fede e costanza l’orazione conosciuta come Orazione delle Croce di Caravaca:” Santa Croce di Caravaca, mi affido al tuo potere grandioso affinchè la tua forza allontani dalla mia vita qualunque male e qualunque infermità che mi affligga, ritira le pene che mi angosciano. Oh Croce Celestiale, per il potere del bene, liberami da ogni male. Presti il Signore orecchio alla mia supplica, con la quale imploro l’amore e la comprensione per la mia salute. Guidami, Santa Croce di Caravaca, in questo mio cammino nella vita terrena e illuminami. Preservami nei momenti più pericolosi della mia vita, soprattutto quando la mia salute è precaria. Ti supplico, Santa Croce benedetta, che il tuo appoggio mi raggiunga e io possa stare bene per poter andare avanti, mantenendo ferma la mia forza di volontà e la mia salute. Amen”. Fare seguire da tre Padrenostro. Si invoca il potere di questa croce soprattutto nei casi di infermità o di guarigione. Per consacrare le medaglie della Croce di Caravaça occorre metterle in un bicchiere contenente acqua benedetta e polvere della Cruz de Caravaça. A fianco del bicchiere mettere una candela da sette giorni di colore giallo. La medaglia dovrà restare nell’acqua fino alla consumazione della candela. Passato questo tempo è pronta per essere indossata. I lavori con la Cruz de Caravaça si iniziano sempre di venerdì.
CRISTALLOTERAPIA
by admin on feb.10, 2012, under Misteri
La medicina di Ildegarda di Bingen (1098-1179) è stata ignorata per ottocento anni. Solo dopo il ritrovamento di una copia di un suo trattato nella biblioteca imperiale di Copenhagen, si è risvegliato l’interesse per la prima medicina psicosomatica cristiana.
Ildegarda ha rivoluzionato la visione del mondo del suo tempo e ha precorso la scienza moderna, definendo la guarigione un processo globale che avviene su più livelli e affermando che ciò che può farci guarire è già presente nel nostro corpo, mentre le energie curative sono presenti nella natura.
Santa Ildegarda affermava che il cristallo è il cuore congelato dell’acqua che nemmeno i raggi solari riescono a sciogliere. Usava l’acqua dove era stato in immersione un cristallo per un’ora per curare le malattie cardiache, il mal di pancia e le gastriti.
La medicina Ayurvedica usa il cristallo di rocca per fermare i sanguinamenti e per ridurre le febbri (in qualsiasi supermercato sono disponibili già da oltre 40 anni delle piccole barrette di cristallo di Rocca vendute per fermare la sanguinazione provocata dai piccoli taglietti derivanti dalla rasatura maschile). Grazie alla sua grande versatilità può essere posto su tutti i chacra e su ogni parte del corpo dove vi sia la necessità di attivare ed attirare energia guaritrice.
Vediamo ora le principali proprietà di alcuni cristalli attribuite dalla cristalloterapia*.
ACQUAMARINA: CONTRO LE ALLERGIE RESPIRATORIE E PER MIGLIORARE L’ESPRESSIONE VERBALE
L’acquamarina è un berillo di colore azzurro, celeste chiaro o verde-blu.
La Cristalloterapia la considera la pietra dei sentimenti limpidi, innocenti, che infondono sensazioni di benefica tranquillità e di disponibilità e apertura verso il mondo esterno; essa ritiene che doni spensieratezza, creatività, comunicatività, armonizzando l’espressione verbale e donando una maggiore fiducia in se stessi e la consapevolezza delle proprie capacità e che riduca ansia, paura ed irrequietezza stimolando la capacità di esprimere il proprio pensiero senza il timore di dover subire il giudizio degli altri.
Si ritiene che mitighi le patologie causate da allergie respiratorie se portata all’altezza del chacra della gola.
AMBRA: NON EMETTE UNA FORTE ENERGIA TERAPEUTICA MA HA IL POTERE DI ASSORBIRE E RISUCCHIARE I DISAGI DEL CORPO
L’ambra è una sostanza organica, non una vera e propria pietra: in effetti è la resina, fossilizzata, di conifere preistoriche. Non emette una forte energia terapeutica ma ha il potere di assorbire e risucchiare i disagi del corpo.
E’ benefica se posta in qualsiasi zona del corpo che presenti la necessità di essere riequilibrata, o in qualsiasi punto del corpo oppresso dal dolore.
Assorbendo le energie dissonanti ci aiuta nel nostro processo di autoguarigione.
Posta sul 3° chacra rivitalizza i tessuti degli organi interni, esercita un’influenza positiva sul sistema endocrino, sulla milza e sul cuore. Calma gli spasmi dello stomaco dovuti all’ansietà, migliora l’attività cerebrale e la memoria. Cura l’asma, le malattie infettive e le allergie, dona forza, saggezza e pace: per questo motivo è utile che sia portata da coloro che soffrono di profonde crisi depressive e suicide.
Si può usare nell’acqua del bagno per liberarci dal peso di una giornata stressante o per ridurre i fenomeni allergici.
E’ un eccellente disintossicante. Protegge dalle radiazioni prodotte da computer, televisori, da quelle che si possono assorbire negli aeroporti e sugli aerei, dai raggi solari nocivi e dai raggi X. Famosi sono i bracciali o le collanine in ambra che nella medicina naturale facilitano il sonno e leniscono i dolori della dentizione nei bambini.
AMETISTA: SAGGEZZA E SERENITA’ NELL’AMBIENTE IN SI VIVE
L’ametista è un quarzo di colore viola. E’ chiamata la pietra dell’umiltà perché suggerisce di rinunciare al nostro orgoglio in cambio di una saggezza e di una serenità più elevate.
Per la sua caratteristica di donare serenità è utile a chi ha perso una persona cara (elaborazione di un lutto): in questo caso reca tradizionalmente conforto liberando dalla tristezza. La sede ideale per assorbire le emanazioni energetiche dell’ametista è il 6° chacra (terzo occhio), pur operando egregiamente anche sul 4° e sul 7°.
Riduce la rabbia, smussa l’impazienza, è raccomandata negli stress da eccesso di lavoro, negli stati di tensione e prostrazione. Può essere portata da chi possiede un carattere tendente alle facili arrabbiature in quanto aiuta a ristabilire un equilibrio dopo uno stato di collera.
Cura e dissolve le emicranie di origine nervosa, concilia il sonno e scaccia gli incubi ricorrenti; a tale scopo sarà utile porre un cristallo sulla fronte prima di addormentarsi, programmandolo per un sonno sereno, dopo di che andrà posto sotto il guanciale; anche una bella drusa di ametista o una grossa punta singola, poste sul comodino, emaneranno i loro effetti benefici conciliando un sonno sereno e ristoratore.
Cura, secondo alcuni, le affezioni degli occhi, il cuoio capelluto ed i capelli, la ghiandola pituitaria, il timo e la tiroide, bilancia l’equilibrio degli zuccheri nel sangue stimolando l’attività del pancreas ed il metabolismo, stimola la produzione di globuli rossi e rigenera i tessuti. Invita alla sobrietà aiutandoci a non eccedere nell’assunzione di alcol, cibi ed altro.
Le capacità curative delle creme antiacne sono potenziate, si dice, se si porrà nel vasetto un sasso di ametista. Si possono inoltre tamponare le zone colpite dai brufoli con dell’acqua in cui è stata immersa, per almeno ventiquattr’ore, un sasso di ametista o una piccola drusa dello stesso minerale.
Nella terapia con i cristalli l’ametista è associata al quarzo rosa (posto sul 4° chacra) in quanto, mentre quest’ultimo calmerà il cuore, l’ametista calmerà la mente.
Si usa anche sul 7° chakra per favorire un rapporto più intimo e profondo con le energie superiori.
Un bel geode o una drusa, o una grande e singola punta di ametista, poste in bella mostra nell’ambiente in cui viviamo, lo purificheranno e lo difenderanno da eventuali energie negative.
Nell’antichità l’ametista era ritenuta un potente disintossicante.
AVVENTURINA: OLTRE A RISULTARE LENITIVA PER IL CHAKRA DEL CUORE, L’AVVENTURINA E’ ECCELLENTE PER CURARE I DISTURBI DELLA PELLE
L’avventurina è un quarzo traslucido di colore verde leggermente scuro ed olivastro. E’ considerata una pietra di guarigione in risonanza con le vibrazioni del 4° chacra.
Il cuore affaticato ed oppresso da sentimenti contrastanti ritrova ottimismo e leggerezza prendendo le distanze dai problemi che lo affliggono; per questi motivi è utile, da indossare all’altezza del cuore, a chi segue una psicoterapia, per essere aiutato a ritrovare la serenità ed un atteggiamento positivo nei confronti della vita. Allontana le paure eccessive e l’ansia. Associata alla malachite, l’avventurina rimuove disagi risalenti all’infanzia (che la malachite farà emergere) perché possiamo liberarcene.
Si può posare sugli occhi per favorire una visione più chiara dei problemi che affliggono il cuore ed è anche indicata nei casi di miopia o di infiammazione del bulbo oculare.
Rinforza la ghiandola del timo ed è benefica per il sistema nervoso; si può immergere nell’acqua del bagno per curare i disturbi della pelle: allergie, acne, forfora, eczemi, orticaria, pruriti e psoriasi.
Chi ama tentare la sorte al gioco può indossarla come portafortuna per avere una chance in più.
BOJI STONES
Le Boji stones sono piriti sferiche formatesi nel fango dei fondali marini e, una volta venute alla superficie, sono state ricoperte da limonite che è un minerale ossido idrato di ferro. Sono sfere ferrose magnetiche e per questo motivo è utile non riporle insieme ma separatamente per evitare che si smagnetizzino a vicenda. Vanno pulite e ricaricate solo sotto sale, o con del bicarbonato di sodio ed uno spazzolino da denti, mai in acqua in quanto l’alta percentuale di ferro di cui sono composte potrebbe ossidare; rare ed antiche come il dinosauro preistorico, si stanno estinguendo e non si creeranno più su questa terra.
Esiste la Boji maschile e quella femminile, secondo se sono visibili sulla superficie i cristalli cubici di pirite (maschile) o meno (se la superficie è solo increspata, la Boji è denominata “femminile”). La cristalloterapia utilizza le due qualità di Boji (maschio e femmina) per equilibrare l’organismo: il maschio sul lato sinistro del corpo e la femmina sul lato destro; essa afferma che, indossate correttamente, favoriscono l’equilibrio psicofisico. Quando le due Boji sono poste con la loro polarità attiva sul corpo è possibile rimuovere il dolore in pochi minuti. La foto Kirlian mostra che le Boji risanano le lacerazioni dell’aura ed equilibrano il campo energetico del corpo umano.
Le pietre Boji sono antiche quanto la terra stessa. Giacciono sul fondo di una naturale piramide di terra alta diversi piani, nel Kansas, USA. Vengono allo scoperto grazie all’erosione del terreno e si presentano con uno stelo ferroso al cui apice vi è un rigonfiamento sferico che è la Boji vera e propria; la sua durezza è di 7,4.
Diversamente da qualsiasi altra pietra, le Boji sono tenute insieme dall’energia che è al loro interno. Se l’energia di una Boji si esaurisce o si distrugge la pietra cambia la propria struttura molecolare riducendosi in polvere. I geologi ritengono che questo sia un aspetto veramente insolito; un geologo ha affermato che la Boji gli ricordava il corpo umano, il quale è tenuto insieme dall’energia vitale: quando l’energia svanisce la roccia si distrugge e gli elementi chimici e minerali diventano polvere.
Strofinando due Boji insieme al buio si possono vedere volare delle scintille, e mettendole nel fuoco esploderanno. Se sono lasciate a terra, con il passare del tempo l’energia svanisce e la pietra si disgrega.
I nativi d’America consideravano sacro il terreno dove giacciono questi “semi della terra”. La cristalloterapia ritiene che la forza di queste piccole pietre sia utile per equilibrarci e per allineare i chakra rimuovendo e rimescolando i processi di carattere interiore. Fanno emergere le emozioni represse e rendono l’individuo più forte e più consapevole delle proprie potenzialità. Aiutano a riconoscere le idee distorte e gli atteggiamenti negativi.
Pur essendo utili su tutti i chakra che hanno bisogno di essere attivati e riequilibrati, trovano particolare risonanza sul 1° chakra attraverso il quale riconnettono corpo e psiche alla terra. Equilibrano il campo energetico, eliminano i blocchi di energia e purificano, ricaricano e riempiono i vuoti dell’aura; sono utili per il ringiovanimento e la rigenerazione delle cellule.
E’ necessario avere sempre una coppia di Boji per poterne tenere una in ogni mano in modo tale da poterne assorbire, attraverso i chakra presenti nei palmi delle mani, la loro energia rivitalizzante; con la stessa pratica potremo ridurre il dolore fisico. Tenendo le Boji nel freezer e ponendole su di una scottatura, si evita il formarsi della vescica; applicando una Boji su di un’area ferita del corpo, il dolore è alleviato e la guarigione è più rapida; leniscono il mal di denti.
Prima di usare un paio di Boji iniziate usandole come se fossero due magneti. Mentre le tenete fra le mani avvicinatele ed allontanatele. Se non avvertite una lieve attrazione, rovesciate una delle due Boji e ripetete l’azione, se necessario, anche con l’altra, fino a quando avvertite che si attraggono. Il lato della Boji da posizionare sul corpo è quello che ha provocato l’attrazione verso l’altra pietra. Esse hanno una polarità bilanciata ed operano in modo ottimale quando la polarità è posta correttamente; possono essere usate per equilibrare i punti meridiani del corpo al posto dell’agopuntura e dell’agopressione.
CALCITE VERDE: Un ottimo rimedio contro le malattie da raffreddamento
La calcite è un minerale molto comune che si trova, in natura, in molte varietà anche molto diverse nell’apparenza. In cristalloterapia, oltre allo Spato d’Islanda, limpido ed incolore, si usano i vari colori della calcite “satinata”, semitrasparente, diafana, dalla lucentezza vitrea e semivitrea.
Fin dall’antichità veniva usata come pietra curativa attivatrice di tutti i processi vitali. Stimola il metabolismo ed attiva i processi di rigenerazione cellulare ed il sistema immunitario.
La CALCITE VERDE è fortemente guaritrice: sblocca le rigidità mentali e fisiche, ci aiuta a sostituire le paure e le vecchie abitudini con altre più salutari. Sul 4°chacra cura il catarro, la tosse, la bronchite e l’influenza: in questi casi sarà utilissimo associare alla pietra anche l’acqua energetica fino qualche giorno dopo la scomparsa dei sintomi. Per la prevenzione dell’influenza sarà opportuno assumere quattro gocce al giorno di acqua energetica di calcite verde e quarzo rutilato durante tutto il periodo invernale.
CRISTALLO DI ROCCA
Il cristallo di rocca o quarzo ialino è la varietà di quarzo più diffusa sulla terra. Si presenta in forme sia microcristalline sia macrocristalline, raggiungendo anche dimensioni ragguardevoli.
Può presentare talvolta inclusioni di altri minerali quali il rutilo, il cloro, la tormalina, ecc.
Chiunque tenti i primi approcci alla cristalloterapia necessita, prima di ogni altra pietra, di un cristallo di rocca in quanto esso possiede l’energia più pulita e più semplice (ma non la più elementare) per introdurci alla scoperta dell’affascinante mondo dei cristalli curativi.
Ogni cristallo di rocca è un generatore dell’energia più pura che ci sarà elargita se, semplicemente, ci porremo in sintonia con esso, è la pietra che guida verso la chiarezza: è un potente conduttore di energia che illumina chi lo possiede. Una grossa punta di cristallo proteggerà noi e la nostra casa, mentre un piccolo cristallo, indossato, donerà equilibrio alle nostre energie, ci proteggerà e scaricherà su di sé le tensioni negative che sono in noi e quelle di chi ci circonda.
I cristalli di quarzo ialino nei quali ci imbatteremo nella nostra vita ci aiuteranno, comunque, nella nostra crescita personale e ci avvolgeranno di benefica energia positiva.
Santa Ildegarda affermava che il cristallo è il cuore congelato dell’acqua che nemmeno i raggi solari riescono a sciogliere. Usava l’acqua dove era stato in immersione un cristallo per un’ora per curare le malattie cardiache, il mal di pancia e le gastriti.
La medicina Ayurvedica usa il cristallo di rocca per fermare i sanguinamenti e per ridurre le febbri; attualmente la cristalloterapia usa il quarzo ialino, oltre che per potenziare l’emanazione energetica di altre pietre e per la loro ricarica (in forma di drusa), per le sue proprietà emostatiche e per le sue capacità di rigeneratore dei tessuti. Grazie alla sua grande versatilità può essere posto su tutti i chacra e su ogni parte del corpo dove vi sia necessità di attivare ed attirare energia guaritrice.
Un cristallo di rocca può essere immerso nelle creme da giorno, nei tonici e nelle creme dopo-sole perché ne migliori l’efficacia. L’acqua energetica potrà essere usata per tamponare ferite e da prendere in gocce per rendere più veloce la cicatrizzazione dei tessuti e contro le vertigini, la diarrea e la nausea nonché nelle situazioni di debolezza, astenia, nelle convalescenze e quando si avverte il bisogno di un maggiore equilibrio psicofisico.
LABRADORITE POTENZIA IL FASCINO PERSONALE
È una pietra verde-blu dalle variazioni perlacee metalliche ed iridescenti. È anche chiamata la “pietra del fascino” perché si dice che aumenti l’avvenenza di chi la indossa.
Possiede la proprietà di attivare tutti i centri di energia, la sua azione benefica viene però espressa principalmente sul vortice dell’ipofisi (6°).
Accentua ed evidenzia la forza di ogni persona a vivere in armonia con il mondo e di partecipare con la società; aiuta a relazionarsi agli altri.
Può servire per risvegliare talenti nascosti e per donare maggiore allegria; assorbe la negatività, attiva l’autoguarigione ed attenua la gelosia.
Cura i disturbi della circolazione sanguigna, i crampi, le nausee ed i dolori allo stomaco dovuti all’infiammazione del nervo vago ed i disturbi della colonna vertebrale.
È importante evitare la pulizia con il sale.
LAPISLAZZULI CI AIUTA CONTRO LE FEBBRI E LE INFIAMMAZIONI ED E’ OTTIMO CONTRO L’IPERTENSIONE ARTERIOSA
Di un bel blu brillante, tendente al blu scuro, con rare chiazze di calcite bianca e di pirite dorata.
Il chacra di maggiore risonanza è il 5°, ma agisce anche sul terzo occhio (6°).
Il lapislazzuli è indicato per quasi tutte le infiammazioni della gola e, agendo sul vortice laringeo, raggiunge la tiroide.
È un potente purificatore ed agisce in caso di gonfiori, punture, infiammazioni, eruzioni, febbre, pressione alta, mestruazioni dolorose, allergie di ogni genere, eczemi, asma; regola la funzionalità della ghiandola pituitaria, protegge il DNA e migliora la circolazione linfatica.
Questa pietra è talmente tanto disponibile nel donarci la propria energia e le proprie capacità di guarigione, che ha fatto riscontrare ottimi successi anche nella sperimentazione su soggetti affetti da autismo, che è l’estrema incapacità di comunicazione con l’esterno.
Abbinato al corallo, il lapislazzuli induce alla dolcezza e faciliterebbe le relazioni amorose. È sconsigliato, invece, l’abbinamento con il Turchese. È un ottimo purificatore di sostanze tossiche: un lapis, preferibilmente tagliato a forma conica o piramidale, pare essersi rivelato un buon depuratore di cibi; si può tenere in cucina o, addirittura, in frigorifero.
Dal punto di vista psichico il lapislazzuli rappresenta la possibilità di raccontare i sentimenti, di comunicare agli altri quello che abbiamo elaborato nel nostro processo di crescita. È il canale giusto attraverso il quale lasciar fluire verso gli altri i profondi contenuti del nostro essere.
Può anche essere collocato sul terzo occhio (6°) per penetrare i blocchi del subconscio ed entrare in contatto con la mente intuitiva. Ai fini di sviluppare la stabilità e l’energia della mente, utilizzeremo il lapislazzuli affinché svolga un’opera di penetrazione più che di cura. In questo caso, per raggiungere lo scopo terapeutico desiderato, assoceremo al lapislazzuli pietre specificamente curative, come l’avventurina, il quarzo rosa e l’ametista.
Il lapislazzuli ci accompagnerà nel viaggio negli angoli più remoti ed oscuri della nostra personalità e del nostro inconscio, allo scopo di ritrovare, per poi potercene liberare, quelle vecchie zavorre che ci appesantiscono e limitano la nostra crescita spirituale.
MOQUI BALLS
Queste pietre, formatesi misteriosamente circa 130-155 milioni di anni fa e rinvenute alla base del Navajo Sandstone, sono ruvide e di forma sferica. La parte esterna è formata da un massiccio deposito ferroso naturale e l’interno è composto da arenaria finissima color corallo (molto più fine delle circostanti arenarie del Navajo Sandstone).
Le Moqui Balls, dalla forma arrotondata e dal colore nerastro si trovano nello Utah e sono alquanto simili, per forma e proprietà energetiche, alle Boji Stones, alle Kejapo stones ed alle Kansas pop rocks; sono chiamate anche Moki marbles o Pietre dello sciamano, in quanto si ritiene siano potenti alleati sia nel cammino di evoluzione personale che nelle situazioni di guarigione.
Nell’ambito del lavoro spirituale individuale queste pietre ci connettono con l’energia della terra; esse possiedono un’emanazione energetica maschile-femminile bilanciata che risulta sia stabilizzante che energizzante; fortemente protettive, assorbono negatività ed accumuli nei campi energetici rinnovandoli e purificandoli.
L’arenaria, che costituisce il nucleo del globulo, è una sabbia, e cioè silicio, che possiede una emanazione riequilibratrice, come il cristallo di rocca (o quarzo ialino), anch’esso silicio. L’ossido di ferro del guscio, invece, possiede una emanazione di forza e rivitalizzante. L’emanazione energetica della parte esterna (ossido di ferro) “veicolata” dall’emanazione di quella interna (silicio) e dalla frequenza del colore rosa dell’arenaria fa sì che queste sfere siano fortemente riequilibratrici di Sushuma – che è il canale centrale dell’energia dei chakra – attorno al quale si incrociano Ida e Pingala, le due nadi.
Si dice che gli sciamani appartenenti a varie tribù dei nativi d’America usassero le Moqui Balls per i contatti di iniziazione e per approfondire l’interazione con le proprie guide animali.
Si può collocare una di queste pietre sul 7° chacra ed un’altra sul 1°, o sulle piante dei piedi: le vibrazioni generate purificheranno tutti i centri energetici e normalizzeranno, riattivandolo, il flusso di energia lungo la spina dorsale. Una Moqui Ball, posta sul terzo occhio (6°) favorirà la chiaroveggenza e la percezione di eventi distanti o addirittura di vite precedenti.
Le Moqui hanno un sottile effetto magnetizzante sul campo energetico, sgombrano e ricaricano le zone dove sono poste. Sono particolarmente efficaci quando ne viene tenuta una in ogni mano durante i viaggi interiori o la meditazione. Poste sotto il cuscino favoriscono l’attività onirica ed il ricordo dei sogni al risveglio; amplificano l’abilità individuale di vedere oltre il velo delle apparenze fino al cuore della realtà.
ONICE: LA PIETRA DELL’AUTOSTIMA E DELL’EGOISMO
Santa Ildegarda prescriveva una ricetta di aceto all’onice con il quale condire tutti i cibi per far calare la febbre e curava le malattie degli occhi con del vino in cui era stata posta una pietra di onice per due settimane.
L’onice è considerata la pietra della maturità, la pietra per chi ha la forza e l’equilibrio di guardare la verità nella sua interezza, fatta di bene e di male, di chiaro e di scuro, è la pietra di chi ha la capacità di guardare ad entrambi gli aspetti della vita (quello bello e quello brutto) accettandoli entrambi con lo stesso atteggiamento consapevole. Era anticamente usata nei riti di fertilità e per incrementare le energie fisiche e sessuali.
Sul I chakra entra in vibrazione con le nostre energie corporee caricandole di forza ed intensità. Rafforza l’autostima, apre la via per conoscere meglio se stessi, per amarsi di più ed accettarsi, per farci sentire che ci siamo, che il nostro corpo c’è e ci appartiene.
Coadiuva l’assimilazione delle vitamine del gruppo E e B, al fine di rafforzare la vista, la struttura dei capelli, della pelle e delle unghie (l’acqua energetica di onice e cristallo di rocca è un’ottima lozione da usare contro la caduta dei capelli; per rinforzare le unghie si può porre un sasso di onice nella coppetta di acqua tiepida dove immergeremo le dita prima del manicure).
L’abuso può produrre effetti negativi (viene anche chiamata, infatti, la pietra dell’egoismo), allontanando le amicizie e creando discordia tra gli amanti ma, proprio grazie a questi suoi poteri, può essere indossata per acquistare la fermezza necessaria per porre termine a relazioni fastidiose, assicurando protezione contro quelle persone che riteniamo invadenti.
Circondarsi di troppo onice può essere deleterio per il corpo e creare squilibri a carico del flusso della nostra energia naturale.
QUARZO ROSA, GRAZIE ALLA SUA GRANDE “DISPONIBILITA’” E VERSATILITA’, SCIOGLIE I BLOCCHI DEL 4° CHAKRA ED AIUTA A MANTENERE LA LINEA!
E’ un cristallo il cui colore, dovuto alla presenza di titanio, varia dal rosa intenso al rosa chiaro, quasi incolore.
Il quarzo rosa è la pietra più importante del 4° chacra, la sua energia ci è indispensabile per ottenere autorealizzazione e pace interiore: lenisce e guarisce qualsiasi ferita, sia fisica sia psichica, inflitta al nostro cuore (non a caso è stata chiamata “la pietra della consolazione”). E’ utile a tutti coloro che sono incapaci di dare e ricevere amore e, quindi di venire rivitalizzati da questo sentimento.
Il quarzo rosa infonde l’energia che nasce dal perdono e riprogramma il cuore in modo tale che ami se stesso. Insegna che la fonte dell’amore scaturisce all’interno di sé e che, a partire da quella fonte di amore infinito, qualsiasi ferita, per quanto profonda e dolorosa, può essere curata.
E’ considerato un toccasana per sciogliere le tensioni causate da carenze affettive e da rigidi atteggiamenti difensivi nel rapporto con sé e con gli altri. Queste durezze possono essere la causa remota di stitichezza, emorroidi ed ogni genere di spasmi, compresi quelli che si manifestano con accelerazione del battito cardiaco ed extrasistole.
E’ eccellente per il sistema circolatorio, il cuore (per la cura dei problemi cardiovascolari è anche utile porre un sasso di grosse dimensioni sul comodino o, ancora meglio, sotto il letto all’altezza del torace) ed il fegato. Diminuisce i problemi sessuali legati all’emozione, aumenta la fertilità. Come tutte le varietà di quarzo protegge dalle radiazioni.
Possiamo utilizzare il quarzo rosa anche per dare tono e per rinvigorire il nostro aspetto, grazie a questa sua caratteristica è particolarmente indicato a coloro che hanno problemi di linea (può essere anche utile per massaggiare le zone cellulitiche con un uovo di quarzo rosa tenuto nel palmo della mano). Migliora la luminosità della pelle e distende le rughe (si può anche porre un sasso di quarzo rosa nei vasetti delle creme che si usano abitualmente per il viso e per il corpo, allo scopo di aumentarne l’efficacia).
Il vortice di entrata del quarzo rosa è il 4°, ma un vortice focale è anche la base della spina dorsale (1°); può anche essere tenuto nei palmi delle mani poiché, attraverso questi vortici, aiuterà l’assimilazione delle proteine e del potassio. Le collane di quarzo rosa sono ideali da portare in quanto, venendo a contatto con il torace, stimolano molti punti chacra del cuore.
RODOCROSITE: DI COLORE ROSA INTENSO CON STRIATURE CHE VARIANO DAL ROSA PIU’ CHIARO AL BIANCO, LA RODOCROSITE CI ACCOMPAGNA NEL NOSTRO PERSONALE PROCESSO DI INNOVAZIONE SPIRITUALE E FISICA
La rodocrosite è una pietra relativamente giovane, infatti è stata scoperta circa 700 anni fa. Si presenta di colore rosa intenso con striature che variano dal rosa più chiaro al bianco. Si può trovare anche sotto forma di stalattiti e stalagmiti. Questa pietra è un ottimo ponte che ripristina il flusso energetico fra i chacra alti e quelli bassi, risanando i blocchi emotivi che l’interruzione di questo collegamento comporta.
La sede ideale dove porre la rodocrosite è un po’ al di sotto del 4° chacra, immediatamente sotto lo sterno, fra le costole, perché faccia da trait d’union fra le triadi inferiori e quelle superiori.
Quando il diaframma è contratto, a causa di esperienze esistenziali dolorose e traumatiche, il respiro è meno profondo: ciò comporta il soffocamento delle emozioni all’altezza del plesso solare ed una conseguente perdita di forza vitale. Questo tipo di blocco energetico è responsabile di svariati problemi fisici, come l’ulcera gastrica e duodenale, difficoltà digestive, problemi polmonari e respiratori, asma, stipsi, un diffuso malessere generale e, non ultime, malattie irreversibili a carico della laringe o dello stomaco. Per curare questi sintomi è necessario liberarsi dallo stress emotivo che ha causato il problema e poi riaddestrare il corpo a respirare correttamente. La rodocrosite ci aiuta in questo processo di innovazione sia spirituale che fisica, soprattutto se associata alla malachite: la forza di attrazione della malachite farà affiorare le emozioni represse in maniera tale che le potenzialità di “conforto” della rodocrosite diventino operanti.
L’associazione di queste due pietre si può anche usare per curare i disturbi della vista (i quali spesso hanno origine dal non voler vedere ed accettare come stiano esattamente le cose): appoggiando le due gemme sugli occhi si otterranno risultati soddisfacenti sia a livello fisico che a quello psichico.
In qualità di pietra di conforto e di sostegno, la rodocrosite – legata all’immagine di Kuan Yin – è in grado di aiutare sia chi offre, sia chi ha bisogno di aiuto. Consola nella solitudine e nella perdita, lenisce l’angoscia, la tristezza, la paura, l’insicurezza, i problemi interiori risalenti all’infanzia, dona fiducia in se stessi, autoindulgenza e voglia di vivere, risolve le dipendenze dal cibo e l’anoressia. Può darci sostegno nella ricerca di un nuovo amore ed esserci di aiuto quando cerchiamo un’avventura romantica.
Possiamo indossarla per stimolare l’amore degli altri verso di noi ed anche per avere una visione più rosea della vita. Sarebbe ideale avere un ciondolo di rodocrosite da indossare ventiquattr’ore su ventiquattro all’altezza del cuore.
RODONITE: LA PIETRA DEL SOSTEGNO MORALE
È una pietra rosa, molto simile nell’aspetto alla rodocrosite ma con venature nere anziché bianche. È utile per il recupero dell’energia fisica venuta meno in caso di traumi di carattere emotivo.
La funzione consolatrice del colore rosa viene, infatti, integrata dall’effetto stimolante del nero che riporta “con i piedi per terra”. In sostanza la rodonite è un ottimo sostegno morale.
Posta sul 4° chakra questa pietra ci condurrà, man mano, ad esprimerci con sempre maggiore sicurezza ed amabilità, soprattutto nella quotidianità. Allontana gli incubi, lo stress, l’angoscia, difende dall’ansia e dai disturbi psicosomatici. Rafforza il sistema nervoso e quello immunitario, è utile per curare le disfunzioni tiroidee, il pancreas e la ghiandola pituitaria.
Risolve i problemi della parola e dell’udito. Aumenta i riflessi e porta armonia nei rapporti di coppia.
SALE: LA PIETRA DELLA PURIFICAZIONE E DELLA PULIZIA
tutti. Si può estrarre sia dall’acqua di mare, per evaporazione, che da giacimenti terrestri (salgemma). Si presenta in cristalli cubici o in masse compatte, granulari o stalattitiche, incolori o leggermente colorate di giallo, grigio e con riflessi rossi o azzurri.
Il cloruro di sodio conserva, proteggendoli, gli alimenti, e distrugge per corrosione.
In quasi tutte le tradizioni il sale è considerato simbolo di saggezza, amicizia incorruttibile, ospitalità e potente purificatore.
In Giappone si usa ancora porre dei mucchietti di sale agli angoli dei terreni di lotta o dopo riti funebri o all’ingresso della casa per scongiurare qualsiasi contaminazione. I lottatori di sumo, arte marziale giapponese, lo spargono sul ring affinché il combattimento si svolga nell’assoluta lealtà.
Il sale è anche un cristallo. Fin dall’antichità esso è stato utilizzato per i suoi effetti purificatori e neutralizzanti.
La sua caratteristica principale consiste nell’igroscopicità, cioè nella capacità di assorbire acqua, anche dall’atmosfera circostante. Grazie a questa sua caratteristica, la cristalloterapia ritiene che esso possegga la “conoscenza” sottile di attirare su di sé le eventuali scorie energetiche sia dell’ambiente sia del campo aurico delle persone. Esso, inoltre, sgonfia, decongestiona e tonifica.
Anche la tradizione italiana è ricca di “riti purificatori” di persone e cose mediante il sale: gli si attribuisce un potere assorbente le “negatività” (l’azione di buttarsi il sale alle spalle deriva, sì, da credenze popolari le quali, però, pur amplificando notizie e rendendole fantasiose, si basano anche su qualcosa di reale. E’ evidente che il “sapere popolare” riconosca – pur avendone perso le motivazioni originarie – la “conoscenza” sottile che i cristalli di sale posseggono, grazie alla quale essi aiutano a “ripulire” da scorie energetiche dissonanti, per via della sua peculiarità di assorbire il vapore acqueo dall’atmosfera). Questo cristallo, dunque, conserva nella sua “memoria sottile” la “conoscenza” dell’assorbimento.
Le “scorie energetiche”, impropriamente chiamate anche “energie negative”, tuttavia, non sono presenti – come alcuni ritengono – sempre ed ovunque; anche se è vero che esistono determinate cause “fisiche” perché certi ambienti risultano poco confortevoli dal punto di vista energetico (nodi di Hartmann, elettrodomestici, computer, televisori, o un’atmosfera troppo carica di ioni positivi*, o, ancora, atmosfere poco serene causate da tensioni fra le persone che frequentano l’ambiente stesso), è pur vero che il sottosuolo – ricco, comunque, di minerali – e soprattutto di silicio (cristallo di rocca), che è il minerale più diffuso in natura, ci viene in aiuto senza che neanche noi stessi ne siamo al corrente!
Il sale, dunque, utilizzato in casa, sistemato in coppe all’interno dei vari ambienti, contribuisce a tenerli “energeticamente puliti”. Nell’acqua del bagno è utile per drenare i liquidi in eccesso, causa di edemi e cellulite. Possiamo anche utilizzarlo per ripulire i cristalli che usiamo a scopo terapeutico, poggiandoli, periodicamente, su di un letto di sale non raffinato per alcune ore.
Le lampade di sale (salgemma formatosi più di 250 milioni di anni fa) consistono di bel masso di dimensioni considerevoli: le più piccole, infatti, pesano circa due chili. E’ risaputo che l’emanazione energetica di un cristallo è maggiore quanto maggiore è la sua massa. Questo è il motivo a causa del quale, se dobbiamo usare i cristalli su noi stessi, usiamo pietre piccole, poste direttamente sul punto chakra corrispondente che ne assorbirà direttamente le emanazioni, mentre – se desideriamo che un intero ambiente sia investito dall’energia della pietra – usiamo massi ben più grandi. Le lampade di sale, perciò, anche se non fossero lampade ma solo sassi di sale (nella fattispecie: sale minerale, cioè salgemma) sarebbero comunque utili se poste in un ambiente che desideriamo tenere “pulito” da scorie energetiche. La lampadina che è all’interno del masso di sale, con il suo calore, svolge una duplice funzione: da una parte crea un’accelerazione molecolare, grazie alla quale l’emanazione aumenterà (si tratta un fenomeno squisitamente fisico: anche per questo si dice, in cristalloterapia, di porre le pietre al sole, prima di usarle), dall’altra parte, sempre grazie al calore, aiuterà il salgemma a liberarsi dell’accumulo di umidità che esso ha assorbito, evitando anche che si “sgretoli”. Chi ponesse un pezzo di salgemma in un ambiente troppo umido, infatti, senza mai accendere la lampada che è al suo interno, vedrebbe che ben presto la pietra inizierà a rimpicciolirsi e… addio lampada!
SODALITE: LA PIETRA DELL’IPERTENZIONE E DELLA CONSAPEVOLEZZA
Spesso confusa con il lapislazzuli, a causa del colore molto simile, la sodalite si differenzia da quest’ultimo per il peso specifico, che è inferiore. Di colore blu intenso (dovuto all’emissione di sodio metallico), è venata di bianco a causa della presenza di calcite. Insieme all’avventurina ed all’agata muschiata, la sodalite è una delle più potenti pietre di guarigione.
Posta sul 5° chakra dona facilità di parola e proprietà di linguaggio; è, perciò, utile a tutti coloro che usano la comunicazione nel lavoro. Aiuta a chiarirci le idee, stimola la saggezza, amplifica le facoltà mentali. Raffredda ed estrae il dolore, le infiammazioni e le infezioni, cura le scottature, la sinusite e la pressione arteriosa troppo alta. Lenisce i disturbi dell’asma (anche allergica), la raucedine, l’afonia, migliora la funzionalità tiroidea e quella delle altre ghiandole (pituitaria, ecc.) ed è risolutiva in tutte le affezioni del collo, dell’udito, regolando anche il tasso glicemico nell’organismo.
Sul 2° chakra migliora la funzionalità del sistema linfatico ed evita la ritenzione di liquidi (è perciò anche consigliata – soprattutto l’acqua energetica di sodalite – durante le cure dimagranti e per combattere la cellulite.
Un uovo, una sfera o un grosso sasso liscio di sodalite, tenuti nel palmo della mano, possono essere usati come “massaggiatori” sulla zona da trattare.
Posta sul 6° chakra la sodalite fa affiorare i pensieri più profondi, liberando la mente e donandole leggerezza e serenità. Quando la mente si tranquillizza si può giungere ad ottenere una maggiore comprensione delle cose ed una prospettiva più vasta: la sodalite conferisce alla mente una capacità di pensare in maniera razionale in modo da pervenire a conclusioni logiche. Si consiglia a quelle persone ipersensibili ed iperreattive poiché stabilizzerà l’energia mentale e consentirà di operare la svolta dal piano emozionale a quello razionale. Viene posta sul terzo occhio (6°) allo scopo di acquisire una migliore comprensione di sé o di una determinata situazione. Quando la mente avrà trovato il proprio equilibrio sarà allora possibile godere di una prospettiva più ampia rispetto all’esistenza.
La sodalite contribuisce a liberare il subconscio da vecchi schemi mentali, aprendo la strada ad un pensiero consapevole.
TORMALINA NERA: LA PIETRA DEL PC
Lo sciorlo è la varietà di tormalina che, più di ogni altra, presenta le tipiche striature verticali, caratteristiche di questa pietra. Proprio grazie a questa formazione, essa possiede la capacità, più che di assorbire, di riflettere le negatività, schermando chi la indossa contro energie indesiderate. Permette, infatti, di scaricare le tensioni, protegge dalle aggressioni dell’ambiente circostante e l’ambiente in cui viviamo dalle radiazioni di apparecchiature elettroniche (è consigliabile, infatti, porre un grosso pezzo di tormalina nera sul computer e sul televisore), e dalle vibrazioni negative che gli altri possono inviarci.
Si può porre sul corpo tra una gemma curativa e l’altra, per trasferire le energie al punto più chiuso. Si può tenere fra il pollice e l’indice della mano sinistra in particolari momenti di nervosismo ed ansia per scaricare le energie in esubero e si può portare anche in tasca, a sinistra, per aiutarci a scaricare la tensione nervosa.
Posta sul 1° chacra ridurrà le tensioni dovute allo stress ma faciliterà anche l’assimilazione di nuove energie. Ci ricollega a terra, per favorire la concentrazione nei momenti di caos. Neutralizza le paure, il risentimento, le nevrosi, le ossessioni, i blocchi delle energie intestinali e della colonna vertebrale; riduce le tendenze autolesioniste.
Proprio a causa della sua forte sensibilità ai campi elettrici, la tormalina nera è estremamente sensibile ai nostri cambiamenti di umore: in questi casi tenderà a spaccarsi ed a sgretolarsi. Usata sull’aura come una spazzola ripulisce dai raggi X.
In simbiosi con il quarzo ialino (quarzo tormalinato) unisce i poteri di quest’ultimo con le proprie capacità terapeutiche.
* informazioni tratte dal web, da SurjaRing (Le pietre delle Fate) e dal libro di Santa Ildegarda. Le informazioni riportate hanno puro valore divulgativo.
L’ACQUA ENERGIZZATA
Una delle applicazioni più interessanti della cristalloterapia è quella di coniugare le vibrazioni emesse dai cristalli all’acqua, ossia di preparare tramite cristalli e pietre un’acqua “vitalizzata” e caricata di proprietà legate alle pietre impiegate. Ecco che allora l’impiego delle pietre può essere sfruttato per facilitare la “guarigione” in senso olistico da patologie particolarmente incisive su questa epoca: affaticamento cronico, allergie, asma, colesterolo alto, depressione, dolori artritici, emicrania, ernia iatale, gastrite, ipertensione, mal di schiena, stitichezza, ulcera… secondo la cristalloterapia tutti questi disturbi possono diminuire di molto o addirittura scomparire attraverso una giusta e costante assunzione di acqua.
Su questo principio di impiego di pietre e cristalli si basa una delle “invenzioni” più interessanti della medicina olistica, il famoso ACQUAGEM. Questo articolo
consiste in una bottiglia di vetro trasparente con al suo interno una doppia camera di “energizzazione” in cui sono presenti dei cristalli (ametista, quarzo rosa, cristallo di rocca, citrino e fluorite). La bottiglia è coronata da un disco di agata con piramide in cristallo di rocca) in modo da ulteriormente
sfruttare le onde di forma generate dalle strutture piramidali secondo i principi della radionica.
L’acqua energizzata viene sfruttata per scopi molteplici, se è vero che alcuni la impiegano per bagnare le piante in modo da favorire la loro crescita ed incrementare fioritura, è soprattutto per uso interno che quest’acqua viene maggiormente sfruttata, per ottenere un equilibrio energetico
con uno dei gesti più semplici, quello di bere un bicchier d’acqua.
San Michele Arcangelo
by admin on feb.09, 2012, under Misteri, Orazioni
Michele è uno dei tre arcangeli menzionati nella Bibbia di Gerusalemme e sicuramente è l’entità più importante della tradizione popolare. Chiunque decida di seguire questa tradizione deve consacrarsi a questo angelo poderoso ed impetrare la sua protezione recitando una speciale orazione. Il nome Michele deriva dall’espressione “Mi-ka-El” che significa “chi è come Dio?”. L’arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana. Nel calendario liturgico cattolico si festeggia come San Michele Arcangelo il 29 settembre, con San Gabriele Arcangelo e San Raffaele Arcangelo.
Il culto dell’arcangelo Michele è di origine orientale. L’imperatore Costantino I a partire dal 313 gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli. Alla fine del V secolo il culto si diffuse rapidamente in tutta Europa in seguito all’apparizione dell’arcangelo sul Gargano in Puglia.
In Oriente san Michele è venerato con il titolo di “archistratega”, che corrisponde al titolo latino di princeps militiae caelestis (principe delle milizie celesti) che compare nella preghiera a San Michele.
Secondo la tradizione, l’arcangelo sarebbe apparso a san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto nel maggio del 490, ed indicatagli una grotta sul Gargano lo invitò a dedicarla al culto cristiano. In quel luogo sorge tutt’oggi il Santuario di San Michele Arcangelo, che nel Medioevo fu meta di ininterrotti flussi di pellegrini, i quali per giungervi percorrevano un apposito percorso di purificazione detto Via Sacra Langobardorum.
Nella vita di papa Gregorio I riportata dalla Leggenda aurea, si narra che durante una tremenda pestilenza, al termine di una processione con il canto delle litanie istituite dal papa intorno alla città di Roma, Gregorio vide apparire su Castel Sant’Angelo San Michele che deponeva la spada nel fodero, segno che le preghiere erano state ascoltate e che la terribile epidemia sarebbe cessata. Per commemorare l’episodio sul monumento fu eretta una statua raffigurante l’arcangelo.
Altro luogo di venerazione dell’arcangelo Michele è l’isolotto francese di Mont Saint-Michel. Qui, secondo la leggenda, l’arcangelo Michele apparve nel 709 a sant’Uberto, vescovo di Avranches, chiedendo che gli fosse costruita una chiesa sulla roccia. Il vescovo ignorò tuttavia per due volte la richiesta finché san Michele non gli bruciò il cranio con un foro rotondo provocato dal tocco del suo dito, lasciandolo tuttavia in vita. Il cranio di sant’Uberto con il foro è conservato nella cattedrale di Avranches.
Molto caro ai russi assieme all’arcangelo Gabriele e oggetto di diverse icone. Un monastero del XII secolo a lui dedicato, costruito sulla foce della Dvina, ha dato il nome all’intera città di Arcangelo, nel nord della Russia.
Il culto di san Michele fu assai caro ai Longobardi, e in Italia l’arcangelo Michele è patrono di molti paesi e alcune città. San Michele è considerato il protettore dei poliziotti e viene invocato nella tradizione popolare per difendersi dai nemici, per contrastare il male ed allontanare il diavolo, nonché spezzare le fatture e le stregonerie ed ogni insidia diabolica. Si invoca altresì per trionfare, per tutelare i propri affari, per avere successo in ogni impresa. A San Michele si offrono candele rosse, verdi, color oro (questo colore si impiega soprattutto quando si desidera propiziare la prosperità ed è associato al sole). Il giorno a lui dedicato è la domenica. Sul suo altare non manca mai un bulbo di aglio (a scopo di protezione) inoltre gli si possono offrire liquori dolci, brandy, zucchero e qualsiasi cosa dolce (per “addolcire la vita”). Dal momento che certe erbe sono sotto il dominio di alcuni santi le fragranze di certe essenze hanno il potere, nella tradizione popolare, di attirare specifiche forze spirituali. Nella Bibbia e nei Vangeli ci sono moltissimi riferimenti a questo concetto. Il cosidetto Olio di San Michele è uno degli strumenti spirituali che non possono mancare a chi desideri seguire queste pratiche. Si utilizza nelle unzioni delle candele, certamente, nella ritualistica, ma che per ungere se stessi (fronte, cuore, spalla sinistra e spalla destra, come quando si fa il segno della croce). Per preparare quest’olio si devono utilizzare solamente essenze di alta qualità, non olii sintetici. Questo balsamo si compone di: olio essenziale di incenso, olio essenziale di sandalo, olio essenziale di garofano, olio essenziale di cannella, olio essenziale di chiodi di garofano. La fragranza che ne risulta è maschile e calda, molto piacevole. Secondo la tradizione quest’olio rinforza l’aurea, difende da ogni attacco spirituale, protegge da ogni pericolo. Con questa essenza pura si ungono anche le statue del santo, almeno una volta alla settimana. Ci si versa qualche goccia sulle mani e dopo averle strofinate si accarezza la statua dalla testa verso il basso. Con questa essenza si può preparare anche l’incenso di San Michele. Occorre mescolare l’olio a dell’incenso rosso e conservarlo naturalmente in un vaso di vetro a chiusura ermetica. (Testo estratto dal libro “Lo Stivale Magico” edito da Il Crogiuolo).
Il Sigillo di San Michele
Esistono moltissimi sigilli e pentacoli dedicati a San Michele Arcangelo. Gli antichi grimori riportano pentacoli e glifi cabalistici ampiamente impiegati nella magia suprema ed in quella salomonica, tuttavia nella tradizione popolare si impiega soprattutto il monogramma dell’Abate Julio. L’Abate Julio nacque in Bretagna nel Marzo 1844. Ordinato prete, poi cappellano militare, avrebbe avuto una vita pacifica all’interno della Chiesa, se non avesse incontrato nel 1888 Jean Sempé, grande guaritore e veggente che, alla sua morte nel 1892, gli trasmise, per lascito, i suoi miracolosi poteri di guarigione. A partire da questo momento, l’Abate Julio compirà la sua missione. Dio, ormai, gli accorderà la facoltà di alleggerire e consolare coloro che soffrono, grazie alla Preghiera, alla Virtù del Sacrificio della Messa, e con l’aiuto e l’assistenza degli Spiriti Buoni. Gli scritti dell’Abate Julio, vissuto più di un secolo fa, sopravvivono ancora oggi dopo molti anni dalla sua morte e sono conosciutissimi negli ambienti esoterici per il valore che essi racchiudono. In questi scritti l’Abate ha lasciato alla memoria dei posteri le sue preghiere meravigliose, gli esorcismi, le formule cabalistiche e la potenza e il valore dei Salmi da utilizzare in qualsiasi occasione della vita, per dissipare ostacoli e problemi, guarire i malanni fisici, allontanare le influenze del maligno e difendersi dal male procurato sia da forze negative che da nemici fisici oltre che contro le calamità naturali. Molte orazioni riportate in questo libro ed ampiamente utilizzate con devozione nella tradizione popolare provengono dalle sue opere. L’Abate ci ha lasciato anche una considerevole raccolta di talismani da disegnare su pergamena e tracciati con un alfabeto segreto, di cui egli fa menzione in alcuni suoi libri, e che, se decifrato correttamente, rivela formule e brani tratti anche dal Libro dei Salmi. L’Abate era un uomo molto pio e a lui si rivolgevano in moltissimi per ricevere un aiuto sia materiale che spirituale. Era tanto amato dal popolo quanto osteggiato dal Vaticano che a seguito di quelle sue pratiche Magico-Cristiane, accomunate alla devozione di oggetti sacri come in uso nelle campagne europee nel medioevo, fu scomunicato. Ma la memoria di ciò che riuscì ad ottenere attraverso le sue formule miracolose è ancora viva tra i praticanti moderni che seguendo le sue profonde indicazioni ottengono ancora oggi gli stessi mirabili risultati. Il Sigillo o Monogramma di San Michele che segue può essere tracciato con inchiostro rosso su carta pergamena oppure inciso su una piastra dorata e posto alla base della statua. All’interno del sigillo compaiono le lettere che compongono il nome dell’arcangelo e tra i due cerchi nomi divini per impetrare le sue benedizioni. Non va confuso con il sigillo ebraico chiamato Michael, utilizzato nella magia salomonica. Alcuni operatori preferiscono utilizzare questo secondo sigillo, ma nella tradizione popolare quello dell’Abate Julio è sicuramente il più utilizzato. Questo sigillo esiste in due versioni, quella con lettere latine e quella in un alfabeto misterioso atto a richiamare le Potenze Angeliche.
Preghiere a San Michele Arcangelo
Dopo la Vergine Maria, nella tradizione cattolica, San Michele Arcangelo è la più gloriosa creatura uscita dalle mani di Dio. Scelto dal Signore come primo ministro della Ss.ma Trinità, Principe dell’Esercito celeste, Custode, prima della Sinagoga, poi della Chiesa, San Michele è stato molto venerato fin dai tempi più remoti. L’Antico ed il Nuovo Testamento parlano di Lui, del Suo potere, delle Sue apparizioni, della Stia intercessione, del dominio affidatogli su tutti gli uomini dalla Suprema Bontà dell’Onnipotente. I Pontefici non mancarono di raccomandare ai Fedeli la Devozione a San Michele. Anche ai nostri giorni, Poi IX, Leone XIII e Pio XII ci dicono di supplicarlo per la difesa della Chiesa e delle anime: “Raramente il ricorso all’Arcangelo San Michele è apparso più urgente di ora… perché il mondo, intossicato dalla menzogna e dalla slealtà, ferito dagli eccessi della violenza, ha perduto la sanità morale e la gioia” (Pio XII). Difatti, come non riconoscere l’opera di Satana e dei suoi demoni nell’orgoglio, nei tradimenti che sconvolgono la Società e il mondo odierno? Non è dunque consolante e confortante di pensare che, sopra i demoni scatenati in tufta la Terra, si stendano l’Azione e la Potenza del Sommo Arcangelo, protettore dei popoli e della Chiesa? In questi tempi torbidi, la storia delle apparizioni di San Michele nel mondo, lungo i secoli, sarà motivo di ritrovare fiducia e fede, poiché Egli è, e sarà sempre, il fedele Custode e difensore delle Nazioni e delle Genti che l’invocano, si affidano a Lui nei travagli e nelle persecuzioni. Preghiamolo più che mai a maggior gloria di Dio. Non dimentichiamo anche di pregare tutti gli Arcangeli e Angeli del Signore, specialmente San Gabriele, San Raffaele, l’Angelo Custode, l’Angelo Consolatore di Gesù nell’Orto, affinché ci soccorrano, ci difendano e facciano tornare la Fede, la Giustizia e la Pace nel mondo”. Nella Tradizione brasiliana dell’Umbanda San Michele è considerato protettore della stessa, oltre ad essere associato all’azione di giustizia di Xangò.
LE APPARIZIONI DI SAN MICHELE
La reggia terrestre di San Michele si trova nel Gargano, sul sacro monte a nome dell’Arcangelo: “Monte Sant’Angelo”; fu scelta da lui stesso dopo tre meravigliose apparizioni al vescovo Lorenzo Malorano (490). Ecco la storia ditali apparizioni sul Monte Gargano.
PRIMA APPARIZIONE (8 maggio 490)
San Michele si manifestò la prima volta l’8 maggio del 490. Un ricco signore di Siponto smarrì il toro più bello del suo armento. Dopo tre giorni di ricerca, lo rinvenne in una spelonca quasi inaccessibile del Gargano. Irato di non potere riaverlo, egli volle ucciderlo e gli scoccò una freccia. Ma, oh meraviglia, a metà strada, la freccia tornò indietro e colpì l’arciere ad un braccio. Stupito, il signore andò a trovare il vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, per essere illuminato. Questi ordinò un digiuno di tre giorni e preghiere pubbliche. Il terzo giorno, San Michele apparve al Vescovo, dicendogli di essere l’autore del prodigio della grotta e che questa sarebbe, d’ora in poi, il suo Santuario in terra.
SECONDA APPARIZIONE (12 settembre 492)
Alcuni anni dopo, i Sipontini vennero assediati dall’esercito barbaro di Odoacre, re degli Eruli. Vedendosi sul punto di perire, ricorsero al santo vescovo Lorenzo Maiorano; Egli chiese e ottenne la protezione dell’Arcangelo: San Michele gli apparve, promettendogli la vittoria. Tre giorni dopo, l’aria si oscurò, si scatenò un temporale terribile, il mare si sconvolse. Le orde d’Odoacre, colpite dalle folgori, fuggirono spaventate. La città era salva.
TERZA APPARIZIONE (29 settembre 493)
L’anno seguente, per festeggiare devotamente l’Arcangelo e ringraziarlo della liberazione della città, il Vescovo di Siponto chiese al Pontefice, Gelasio I, il consenso di consacrare la Grotta e di stabilire il giorno di questa Dedicazione. Nella notte dal 28 al 29 settembre 493, San Michele apparve una terza volta al vescovo Lorenzo Maiorano, dicendogli: “Non è d’uopo che dedichiate voi questa chiesa… perché Io l’ho già consacrata… Voi, celebratevi i Santi Misteri… L’indomani mattina, parecchi vescovi e il popolo si recarono in processione al Gargano. Entrati nella Grotta, la trovarono piena di luce. Un altare di pietra era già innalzato e ricoperto di un pallio porporino. Allora il santo vescovo celebrò la prima 5. Messa, alla presenza dei vescovi e di tutto il popolo.
QUARTA APPARIZIONE (22 settembre 1656)
Dodici secoli dopo, la peste infieriva a Napoli ed in tutto il regno. Dopo Foggia, dove mori quasi la metà del popolo, Manfredonia era minacciata. Il vescovo, Giovanni Puccinelli, ricorse a San Michele, chiedendogli, nella Sacra Grotta, con tutto il clero e tutto il popolo, il suo potente aiuto. All’alba del 22 settembre 1656, in una grande luce, vide San Michele, che gli disse: “Sappiate, o Pastore di queste pecorelle, che Io sono l’Arcangelo Michele; ho impetrato dalla Ss.ma Trinità che, chiunque adopererà con devozione i sassi della mia Grotta, allontanerà dalle case, dalle città, e da qualunque luogo, la peste. Praticate e narrate a tutti la Grazia Divina. Voi benedirete i sassi, scolpendo su di essi il segno della Croce con il mio Nome”. E la peste fu vinta. Oggi ancora si usano questi sassi, presi nella Grotta con fede, per avere la protezione dell’Arcangelo. E San Michele continuò, e continua sempre, la sua missione, apparendo di tanto in tanto, odi qua, odi là, in Italia… in Francia, al vescovo d’Avranches, a Santa Giovanna d’Arco… in Portogallo, ad Antonia d’Astonaco… ai veggenti di Fatima…
Preghiere di Consacrazione a San Michele
O grande Principe del Cielo, custode fedelissimo della Chiesa, San Michele Arcangelo, io, benché molto indegno di comparire davanti a te, confidando tuttavia nella tua speciale bontà, ben conoscendo l’eccellenza delle tue mirabili preghiere e la moltitudine dei tuoi benefici, mi presento a te, accompagnato dal mio Angelo Custode, e, alla presenza di tutti gli Angeli del Cielo che prendo come testimoni della mia devozione verso dite, ti scelgo oggi a mio Protettore e mio Avvocato particolare, e propongo fermamente di onorarti sempre e di farti onorare con tutte le mie forze. Assistimi durante tutta la mia vita, affinché io non offenda mai gli occhi purissimi di Dio, né con le opere, né con le parole, né con i pensieri. Difendimi contro tutte le tentazioni del demonio, specialmente da quelle contro la fede e la purezza, e nell’ora della mia morte concedi la pace all’anima mia ed introducimi nella Patria eterna. Amen. (Indulgenza parziale).
Corona Angelica di San Michele
Questo pio esercizio venne rivelato dallo stesso 5. Michele, Principe della Milizia Celeste, durante un’apparizione alla serva di Dio Antonia d’Astonaco, in Portogallo. Le disse di voler essere venerato con Nove salutazioni corrispondenti ai nove Cori degli Angeli, seguite ognuna da un Pater e da tre Ave, concluse infine con quattro Pater: il primo ad onore suo, il secondo a 5. Gabriele, il terzo a 5. Raffaele e il quarto al nostro Angelo Custode. Promise ancora a chi lo venerasse in tal modo, prima della 5. Comunione, di ottenere da Dio che fosse accompagnato alla Comunione da un Angelo di ciascuno dei nove Cori. E a chi recitasse questa Corona ogni giorno, promise l’assistenza sua e quella degli Angeli in vita e, nel Purgatorio, dopo morte. Una pia carmelitana del Monastero di Vetralla, morta in odore di santità nell’anno 1751, praticò queste preghiere con molto ardore. Poi, alla domanda di alcune religiose dello stesso Monastero, questo santo e salutare esercizio fu arricchito dal 5. Padre Pio IX di molte indulgenze. “Sua Santità intese le preghiere per udienza di me, sottoscritto Segretario, e si degnò per speciale grazia di annuire in tutto, conforme all’esposto, e quindi ordinò che si promulgasse per ministero della 5. Congregazione dei Riti un Decreto senza la spedizione di alcun Breve, per la concessione delle predette indulgenze a chiunque reciti la Corona Angelica, e della speciale facoltà al Confessore temporaneo del detto Monastero di benedire le medesime Corone col solito rito della Chiesa”. S. Congregazione dei Riti, 8 agosto 1851
Uso della Corona benedetta
Per lucrare tali indulgenze, bisogna usare una Corona speciale, che consiste in 9 Pater noster con tre Ave Maria dopo ciascun Pater noster, ed altri 4 Pater noster in fine. Tale Corona deve essere benedetta da quei sacerdoti che hanno dalla 5. Sede la facoltà di benedire le corone, le medaglie, ecc. Le Indulgenze soprascritte sono tutte applicabili anche alle sante Anime del Purgatorio, come dal Rescritto della Sacra Congregazione delle Indulgenze del 24 novembre 1851, firmato dal Card. Asquini, Prefetto. Indulto per l’acquisto delle soprascritte S. Indulgenze a favore di quelli che fossero illetterati, e non potessero leggere la formula della Corona Angelica. “Le Carmelitane del Monastero della città di Vetralla, desiderose che, anche quelli, potessero partecipare dei beni spirituali di queste S. Indulgenze con la recita del Pater e Ave in quel numero di volte che si prescrive nella predetta Corona Angelica, e coll’adempiere quanto viene ingiunto nei sopradescritti decreti rinnovarono alla Santità di Pio IX utilissime preghiere per ottenere la propagazione e l’estensione a ciascuno dei fedeli che non sa leggere. Sua Santità, per udienza di me, sottoscritto Pro-Segretario, si degnò per speciale grazia di annuire conforme all’esposto, purché si osservino gli altri obblighi prescritti per lucrare le dette Indulgenze”. 8 settembre 1852.
Metodo di recitazione
V. O Dio, vieni in mio aiuto.
R. O Signore, affrettati a soccorrermi. Gloria al Padre, ecc.
1a SALUTAZIONE
Ad intercessione di S. Michele e del celeste Coro dei Serafini, ci renda il Signore degni della fiamma di perfetta carità. Così sia.
Un Pater e tre Ave al 1° Coro Angelico.
2a SALUTAZIONE
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste dei Cherubini, voglia il Signore darci grazia di abbandonare la vita del peccato e correre in quella della cristiana perfezione. Così sia. Un Pater e tre Ave al 20 Coro Angelico.
3a SALUTAZIONE
Ad intercessione di S. Michele e del sacro Coro dei Troni, infonda il Signore nei nostri cuori lo spirito di vera e sincera umiltà. Così sia.
Un Pater e tre Ave al 3° Coro Angelico.
4a SALUTAZIONE
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste delle Dominazioni, ci dia grazia il Signore di dominare i nostri sensi e correggere le depravate passioni. Così sia.
Un Pater e tre Ave al 4′ Coro Angelico.
5a SALUTAZIONE
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste delle Potestà, il Signore si degni proteggere le anime nostre dalle insidie e tentazioni del demonio. Così sia.
Un Pater e tre Ave al 5′ Coro Angelico.
6a SALUTAZIONE
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste delle ammirabili Virtù, non permetta il Signore che cadiamo nelle tentazioni, ma ci liberi dal male. Così sia.
Un Pater e tre Ave al 6° Coro Angelico.
7a SALUTAZIONE
Ad intercessione di S. Michele e del Coro dei Principati, riempia Dio le anime nostre dello Spirito di vera e sincera obbedienza. Così sia.
Un Patere ire Ave al 7° Coro Angelico.
8a SALUTAZIONE
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste degli Arcangeli, ci conceda il Signore il dono della perseveranza nella Fede e nelle opere buone, per poter giungere all’acquisto della gloria del Paradiso. Così sia.
Un Pater e ire Ave all’80 Coro Angelico.
9° SALUTAZIONE
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste di tutti gli Angeli, si degni il Signore concederci di essere custoditi da essi nella presente vita mortale e poi condotti alla gloria sempiterna dei Cieli. Così sia.
Un Pater e tre Ave al 9° Coro Angelico.
Si recitino infine quattro Pater: il 1° a San Michele; il 2° a San Gabriele; il 3° a San Raffaele; il 4° all’Angelo Custode.
Preghiamo
Gloriosissimo Principe 5. Michele, capo e duce degli eserciti celesti, deposita-rio delle anime, debellatore degli spiriti ribelli, domestico della reggia di Dio, dopo Gesù Cristo, condottiero nostro ammirabile, di sovrumana eccellenza e virtù, degnatevi liberare tutti noi, che a voi con fiducia ricorriamo, da ogni male, e fate, per la vostra valida protezione, che ogni giorno serviamo fedelmente il nostro Dio.
V, Pregate per noi, o beatissimo nostro San Michele, Principe nella Chiesa di Gesù
Cristo.
R. Perché possiamo essere fatti degni delle promesse di Lui. Onnipotente, sempiterno Dio, che con prodigio di bontà e misericordia, per la salvezza comune degli uomini eleggeste a Principe della vostra Chiesa il gloriosissimo Arcangelo S. Michele, fateci degni, vi preghiamo, di essere, mediante la sua benefica protezione, liberati da tutti i nostri nemici, così che, nella nostra morte, niuno di essi ci molesti, ma ci sia dato di essere da lui medesimo introdotti alla presenza della vostra Divina Maestà. Per i meriti di Gesù Cristo Signor nostro. Così sia.
ESORCISMO CONTRO SATANA E GLI ANGELI RIBELLI
composto dal papa Leone XIII e pubblicato per ordine suo.
Questa preghiera, composta dal Papa stesso, per mettere il demonio in fuga può preservare da grandi mali se stessi, la famiglia e la società. Può essere recitata anche tutti i giorni dai semplici fedeli. uomini, donne e ragazzi. Può recitarsi in chiesa, nelle case e anche nelle strade, privatamente, o meglio, riuniti in due o tre persone. Si consiglia di recitarla in caso di discordie familiari, di partiti di città – nelle case di massoni, di bestemmiatori, di peccatori per la loro conversione – per la riuscita degli affari – per la scelta del proprio stato – per la conservazione della Fede nella propria famiglia o parrocchia – per la santificazione di se stessi e dei propri cari. È potente in caso di malattie, d’intemperie, carestie, ecc. Satana è un leone furente che gira sempre attorno a noi, cercando di divorarci. La preghiera, in forma di esorcismo, ha la potenza di scacciarlo. Ecco perché il Papa compose questa preghiera e volle che si recitasse spesso.
INVOCAZIONE A SAN MICHELE ARCANGELO
In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. Gloriosissimo Principe delle celesti Milizie, Arcangelo San Michele, difendici nella battaglia contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia. Vieni in aiuto di noi, che fummo creati da Dio e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del demonio. Tu sei venerato dalla Chiesa quale suo Custode e Patrono, e a te il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. Prega, dunque, il Dio della Pace di tenere schiacciato Satana sotto ai nostri piedi, affinché esso non valga né a fare schiavi di sé gli uomini, né a recare danni alla Chiesa. Presenta all’Altissimo con le tue le nostre preghiere, perché discendano tosto su di noi le sue Divine Misericordie e tu possa incatenare il dragone, il serpente antico, Satana, e incatenato ricacciarlo negli abissi, donde non possa più sedurre le anime. Così sia.
ESORCISMO
In nome di Gesù Cristo, nostro Dio e Signore, e con l’intercessione dell’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, di San Michele Arcangelo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi, fiduciosi, intraprendiamo la battaglia contro gli attacchi e le insidie del Demonio.
SALMO
(Si recita in piedi. Al segno + si faccia il segno della croce, senza proferire parole).
Sorga il Signore, e siano dispersi i suoi nemici; fuggano dal cospetto di lui coloro che lo odiano. Svaniscano come svanisce il fumo, come si fonde la cera al fuoco; così perisca no i peccatori dinanzi alla faccia di Dio.
V. Ecco la Croce del Signore, fuggite potenze nemiche.
R. Vinse il Leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide.
V. Che la tua misericordia, Signore, sia su di noi.
R. Siccome noi abbiamo sperato in te.
Vattene, spirito immondo, potenza satanica, invasione del nemico infernale, con tutte le legioni, riunioni e sètte diaboliche, in Nome e Potere del nostro Signor Gesù + Cristo: sii sradicato dalla Chiesa di Dio, allontanato dalle anime riscattate dal prezioso Sangue del Divino Agnello. D’ora innanzi, non ardire, perfido serpente, ingannare il genere umano, perseguitare la Chiesa di Dio, e scuotere e crivellare, come frumento, gli eletti di Dio. Te lo comanda l’Altissimo Dio, al quale, nella tua grande superbia, presumi essere simile. Te lo comanda Dio + Padre, te lo comanda Dio + Figlio, te lo comanda Dio + Spirito Santo. Te lo comanda il Cristo, Verbo Eterno di Dio fatto carne + che per la salvezza della nostra progenie, perduta dalla tua gelosia, s’è umiliato e fatto obbediente fino alla morte. Te lo comanda il segno sacro della Croce + e il potere di tutti i misteri della nostra Fede cristiana. Te lo comanda la potente Madre di Dio, la Vergine Maria + che dal primo istante della sua Immacolata Concezione, per la sua umiltà, ha schiacciato la tua testa orgogliosa. Te lo comanda il sangue dei Martiri + e la potente intercessione di tutti i Santi e Sante. Dunque, dragone maledetto, e ogni legione diabolica, noi ti scongiuriamo, per il Dio + vivo, per il Dio + vero, per il Dio + santo; cessa d’ingannare le umane creature e di propinare loro il veleno della dannazione eterna: cessa di nuocere alla Chiesa e di mettere lacci alla sua libertà. Vattene, Satana, inventore e maestro di inganni, nemico della salvezza dell’uomo. Cedi il posto al Cristo, cedi il posto alla Chiesa. Umiliati sotto la potente mano di Dio, trema e fuggi all’invocazione che noi facciamo del santo e terribile Nome di quel Gesù che fa tremare l’inferno, cui le Virtù dei Cieli, le Potenze e le Dominazioni sono sottomesse, che i Cherubini ed i Serafini lodano incessantemente, dicendo: “Santo, Santo, Santo è il Signore, il Dio delle Armate”.
V. O Signore, ascolta le nostre preghiere.
R. E il nostro grido giunga fino a te.
O Dio del Cielo, Dio della terra, Dio degli Angeli, Dio degli Arcangeli, Dio dei Patriarchi, Dio dei Profeti, Dio degli Apostoli, Dio dei Martiri, Dio dei Confessori, Dio delle Vergini, Dio che hai il potere di donare la vita dopo la morte, e il riposo dopo la fatica, giacché non vi è altro Dio al di fuori di te, né può essere se non tu, Creatore eterno di tutte le cose visibili e invisibili; umilmente ti supplichiamo a volerci liberare da ogni tirannia, laccio, inganno e infestazione degli spiriti infernali, e mantenercene incolumi. Per Gesù Cristo, Signor nostro. Amen.
V. Dalle insidie del demonio, liberateci, o Signore.
R. E la vostra Chiesa sia libera nel servirvi.
E i nemici di essa siano umiliati. Ve ne preghiamo, esauditeci per il Cuore Eucaristico di Gesù, vostro Figlio, e per i dolori della sua Vergine Madre. Così sia.
ORAZIONE DI SAN MICHELE
San Michele Arcangelo, soccorrici nella battaglia e sii il nostro aiuto contro la malizia e le insidie del demonio. Che Iddio lo sottoponga! Supplici lo chiediamo, e tu, Principe della Milizia celeste, per virtù divina, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri maligni che vagano nel mondo per la rovina delle anime. Così sia. (Indulgenza parziale).
OFFERTA A S. MICHELE ARCANGELO
Principe nobilissimo delle Gerarchie Angeliche, valoroso guerriero dell’Altissimo, amatore zelante della gloria del Signore, terrore degli Angeli ribelli, amore e delizia di tutti gli Angeli giusti, mio dilettissimo San Michele, desiderando io di essere nel numero dei vostri devoti e dei vostri servi, a voi oggi per tale mi offro, mi dono e mi consacro; pongo me stesso, la mia famiglia e quanto a me appartiene sotto la vostra potentissima protezione. È piccola l’offerta della mia servitù, essendo io un miserabile peccatore, ma voi gradite l’affetto del mio cuore, e ricordatevi che, se da oggi in avanti sono sotto il vostro Patrocinio, voi dovete in tutta la mia vita assistermi e procurarmi il perdono dei miei molti e gravi peccati, la grazia di amare di cuore il mio Dio, il mio caro Salvatore Gesù e la mia dolce Madre Maria, ed impetrarmi quegli aiuti che mi sono necessari per arrivare alla corona della gloria. Difendetemi sempre dai nemici dell ‘anima mia, specialmente nel punto estremo della mia vita. Venite allora, Principe gloriosissimo, ed assistetemi nell’ultimo combattimento; e con la vostra arma potente respingerete da me, negli abissi d’inferno, quell’Angelo prevaricatore e superbo che prostraste un dì nel combattimento in Cielo. Così sia.
(Indulgenza parziale. Care. Maffi, Pisa, 14gennaio1911).
San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, affinché non periamo nell’estremo giudizio. (Indulgenza parziale. Plen. nel mese. S. Pen. Ap. 6maggio1933).
PREGHIERA A S. MICHELE ARCANGELO
O gran Principe delle celesti Milizie, glorioso Arcangelo S. Michele, noi, vostri devoti, umilmente prostrati ai vostri piedi, vi salutiamo e, con effusione di cuore, imploriamo il vostro potente Patrocinio ed il vostro efficace intervento presso il trono della Ss.ma Trinità. Deh! Fate che da quel trono di gloria discenda, come benigna rugiada, sui nostri cuori, la divina Grazia; la quale dia prosperità ai nostri campi, tranquillità ai mari, trionfo alla Chiesa Cattolica, pace fra i Principi cristiani, e gloria alla nostra terra, che vi degnaste di venire a soccorrere con la vostra presenza sul fortunato monte del Gargano. O benignissimo Arcangelo, Protettore della Chiesa universale e Patrono nostro singolarissimo, pregate per noi, e soccorreteci nelle nostre necessità. Liberateci dal demonio, ora e nel punto estremo della nostra vita, dopo la quale speriamo, mercè il vostro potente patrocinio, divenire da voi stesso introdotti esultanti nel Regno celeste. Così sia.
SUPPLICA A SAN MICHELE
Angelo che presiedi a custodia generale di tutti gli Angeli della terra, non mi abbandonare. Quante volte ti ho addolorato con le mie colpe… Ti prego, in mezzo ai pericoli che circondano il mio spirito, mantieni il tuo appoggio contro gli spiriti maligni che cercano di buttarmi in preda al serpente della lusinga, al serpente del dubbio, che attraverso le tentazioni del corpo cercano di imprigionare la mia anima. Deh! Non lasciarmi esposto ai colpi sapienti di un nemico tanto terribile quanto crudele. Fa’ che io possa aprire il mio cuore alle dolci tue ispirazioni, animandole ogni qualvolta parrà spegnersi in me la volontà del tuo cuore. Fa’ scendere nel mio animo una scintilla della soavissima fiamma che arde nel tuo cuore ed in quello di tutti i tuoi An-geli, ma che arde più che sublime ed in-comprensibile a noi tutti e soprattutto nel nostro Gesù. Fa’ che al termine di questa miserabile e brevissima vita terrena, io possa venire a godere l’eterna beatitudine nel Regno di Gesù, che io giunga allora ad amare, benedire e gioire. Così sia.
INNO DELLA CHIESA A SAN MICHELE per il giorno della sua festa
O Gesù, splendore e potenza del Padre, o Gesù, vita dei nostri cuori, noi ti lodiamo in unione con gli Angeli i quali attenti agli ordini delle tue labbra, si velano con le loro ali.Migliaia e migliaia di Principi Celesti circondano il tuo Trono, combattono per te; ma 5. Michele, inalberando il Vessillo della Salvezza, spiega vincitore lo stendardo della Croce. È lui che precipita nel fondo dell’inferno l’orgogliosa testa del dragone e fulmina, cacciandoli dal Cielo, i ribelli e il loro capo. Seguiamo questo Principe invincibile contro il capo dell’orgoglio, affinché l’Agnello ricompensi la vittoria del popolo fedele con la corona della gloria eterna. Al Padre, al Figlio e a te, o Spirito Santo, com’era in principio sia una stessa gloria ed una stessa lode in tutti i secoli. Così sia.
LITANIE IN ONORE DI SAN MICHELE ARCANGELO
Signore, abbi pietà di noi.
Cristo, abbi pietà di noi.
Signore, abbi pietà di noi.
Gesù Cristo, ascoltaci.
Gesù Cristo, esaudiscici.
Santa Trinità, che sei un solo Dio, abbi pietà di noi.
Santa Maria, prega per noi.
S. Michele, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, spada di Dio, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, condottiero degli Angeli, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, spirito invincibile, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, armato di forza divina, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, difensore di Dio, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, vincitore contro Lucifero, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, potente contro tutti i demoni, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, potente contro ogni male, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, potente contro le persone malefiche, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, nelle nostre disgrazie, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, nelle nostre malattie, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, nelle guerre tra famiglie e tra popoli, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, nelle lotte per la difesa della Chiesa, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, nelle lotte intime contro le tentazioni, prega per noi.
S. Michele Arcangelo, nelle lotte, dell’agonia, prega per noi.
Dalle insidie del diavolo liberaci, o Signore!
PREGHIAMO
Dio onnipotente ed eterno, che ci hai dato l’Arcangelo S. Michele per protettore e difensore, fa’ che le nostre preghiere ci ottengano di essere sempre preservati da ogni male e dal fuoco dell’inferno. Te lo chiediamo per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.
A SAN MICHELE ARCANGELO
O glorioso San Michele Arcangelo, Principe delle celesti Milizie, difendetemi in vita e in morte da tutte le insidie del demonio, ed ottenetemi la santa umiltà di mente e di cuore, acciocché la superbia non mi conduca all’inferno.
INNO A SAN MICHELE
per il giorno della sua festa
Gesù, vita delle anime Del Padre tuo splendore, Noi ti lodiam fra gli Angeli Che fidi a te, Signore, Mentre i tuoi cenni attendono, Si fan delle ale un vel. Mille e mille miriadi Del tuo superno Regno Pronte per Te combattono: Ma di vittoria in segno Alto la Croce inalbera ‘Arcangelo Michele: Il rio dragone ci fulmina Nel baratro infernale, E insieme con lui gli spiriti A Dio ribelli assale; Li perde, li precipita Dai cardini del Ciel. Seguiam l’invitto Principe Contro il superbo duce; Perché l’Agnel, col premio Poi dell’eterna Luce, Coroni la vittoria Del popolo fedel. Al Genitore, al Genito, E a te divino Spirito, Quale già fu, nei secoli, Tale sia gloria ed onor Così sia.
LA RADIESTESIA ED IL PENDOLO
by admin on gen.19, 2012, under Misteri
La Radiestesia è una disciplina che intende di captare energie vibra-zionali oltre il limite dei cinque sensi umani e di dare risposte at-traverso strumenti particolari (pendolino, biotensor…).
Le origini vanno ricercate nell’antica “scienza” della rabdomanzia. La rabdomanzia è una pratica che consiste nel localizzare oggetti nasco-sti sotto terra servendosi di una verga o di una bacchetta biforcuta. Ha origini molto antiche ed è ancora praticata, anche se ne negli ul-timi anni pare caduta in disuso. In origine la rabdomanzia aveva fina-lità divinatorie: determinare il volere degli Dei, predire il futuro o statuire la colpevolezza del condannato in un processo. La rabdomanzia come praticata oggi nasce nella Germania del XV secolo quando era im-piegata soprattutto per trovare metalli e fonti di acqua. La tecnica si diffuse in Inghilterra grazie ai minatori tedeschi.
Nel Medio Evo i radbomanti rischiarono di venire perseguitati, in quanto sospettati di tenere contatti con il demonio.
Nel 1662 la rabdomanzia venne dichiarata mera “superstizione” o finan-che “satanica” dai Gesuiti, Gaspar Schott (scienziato tedesco del 1600) tuttavia successivamente sostenne che non era così sicuro che a muovere la bacchetta fosse sempre il demonio. Nel 1701 l’Inquisizione proibì l’uso della rabodmanzia nei processi. Alla fine degli anni Ses-santa del XX secolo, durante la guerra in Vietnam, alcuni Marines statunitensi usarono la rabdomanzia per provare a localizzare addirit-tura depositi di armi e tunnel.
I sostenitori della rabdomanzia ritengono di poter individuare la pre-senza dell’oggetto cercato, grazie sia al contributo di poteri extra sensoriali sia all’emissione di energie da parte dell’oggetto captabi-li attraverso la bacchetta oppure tramite l’effetto di “risonanza” a-nalogo alla vibrazione dei suoni.
Figlia della rabdomanzia è la moderna radiestesia che impiega come strumento di lavoro il classico pendolino. A seconda delle oscillazio-ni del pendolo il radioestesista è in grado di trarre, secondo questa disciplina, informazioni che normalmente sfuggirebbero ai cinque sen-si, ma anche trarre vaticini che vanno ben oltre l’oggettività ed i parametri positivi. Esistono infatti metodi di impiego del pendolo in-dirizzati a comunicare con i trapassati o con entità specifiche ed al-tri diretti a diagnosticare malattie o alterazioni in ambito di salu-te.
La Radiestesia ha ottenuto, in questi ultimi anni, uno straordinario sviluppo che si manifesta con una fioritura di opere e di articoli contenenti un grande numero di fatti sperimentali, incontestabili e veramente stupefacenti. La Radiestesia viene addirittura definita “l’arte di scoprire, grazie al pendolino o alla bacchetta, ciò che è nascosto alle facoltà normali ma la cui esistenza è reale”. La parola “Radiestesia” (coniata dall’abate Alex Bouly nel 1929) deriva da due radici, una greca radius, raggio e l’altra latina aistetis, sensibili-tà.
La Radiestesia è pertanto una forma di percezione extrasensoriale che permette all’uomo di mettersi in contatto con il mondo che lo circonda (ma sarebbe più corretto parlare di universo, dal momento che coin-volge spazi e tempi molto ampi) in un modo tutto particolare, assai più preciso e profondo di quanto non riuscirebbe a fare con i suoi cinque sensi. Tuttavia per poter praticare con successo la Radiestesia è necessario esercitarsi con costanza e pazienza, e questo non solo per affinare la propria sensibilità e sviluppare le proprie doti psi-cofisiche, ma soprattutto per impadronirsi con sicurezza delle tecni-che e dei metodi di questo tipo di ricerca.
IL PENDOLO – STORIA E MODELLI
Già nella Roma imperiale, i sacerdoti preferivano il pendolino alla bacchetta per trarre i loro auspici. Quando venne scoperta una congiu-ra contro Flavio Valente, nel IV secolo, l’imperatore volle sapere chi lo minacciava. Dopo aver fissato un anello ad un filo, i sacerdoti fe-cero oscillare questo pendolino sopra le lettere dell’alfabeto. L’a-nello prese ad oscillare per fermarsi poi sulle lettere formanti la sillaba: THEO. Per decreto imperiale, tutti i malcapitati il cui nome cominciava per la sillaba fatale ebbero la sorpresa di vedersi condan-nare a morte. Ciò non impedì che la storia seguisse il suo corso, fu infatti Teodosio il successore di Flavio Valente. Certi eventi non si possono cambiare… e la storia lo insegna abbondantemente a volte con tristi moniti.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, non si parlò più di Radiestesia per diversi secoli. Dobbiamo giungere fino alla fine del secolo XIX affin-ché l’uso del pendolino si imponga su quello della bacchetta. Questo cambio di orientamento, lo si deve ad Antonio Gerboin, professore del-la facoltà di medicina di Strasburgo, a cui giunse l’ispirazione ve-dendo un bimbo che si divertiva a far ruotare una sfera di legno so-spesa ad una funicella.
Nella seconda metà del XIX secolo si cominciarono a formulare delle teorie sul senso radiestesico. Risale a quel periodo la pubblicazione dell’opera Le osservazioni sui movimenti delle bacchette e dei pendo-li, del barone di Morogues. Con l’inizio del XX secolo apparvero le prima riviste e Associazioni di Radiestesia. I Radiestesisti e i Rab-domanti iniziarono a riunirsi in congressi regionali, nazionali e per-sino internazionali, per discutere dei risultati ottenuti e confronta-re le loro teorie.
Tra i Radiestesisti celebri di questo secolo, la cui fama è rimbalzata di continente in continente, ricordiamo: l’abate Bouly (1865 1958), l’abate Mermet (1865 1958), Padre Henry de France (1872 1947) e il pa-dre Ferdinando Bortone, a cui si deve la notevole opera La Radiestesia applicata alla medicina (Editrice Vannini, Brescia).
Ci sono diverse branche in Radiestesia. Vediamo le principali:
- La Radiestesia Elettromagnetica
Questa branca parte dal presupposto che ogni oggetto esistente, per il fatto di essere immerso nel campo elettromagnetico della Terra o per la sua costituzione elettronica, emetta delle onde di almeno due tipi:
1. onde di tipo magnetico, come quelle emesse da una calamita, che si propagano in modo orizzontale (si veda l’effetto di un sasso gettato in uno stagno),
2. onde di tipo elettrico, come quelle su cui viaggia l’elettricità, che si propagano in modo verticale (si immagini l’effetto di un sasso gettato in uno stagno verticale).
Alcuni radiestesisti, tra cui l’Ing. Louis Turenne spicca per chiara fama, hanno determinato e dimostrato che ogni cosa che esistente emet-te delle onde elettromagnetiche: però alcune realtà emettono solo quelle magnetiche (orizzontali), altre solo quelle elettriche (verti-cali) ed altre ancora tutte due.
Può essere interessante conoscere che sono stati classificati come e-mettitori di onde orizzontali: le cellule umane, i sessi (maschile e femminile) alcuni metalli, sicuramente i cristalli puri, etc… Emet-tono invece solo onde verticali: tutte le malattie, i gas rari, l’e-lettricità (pile, fili e prese elettriche, apparecchiature elettroni-che), l’acqua priva d’impurità o quella distillata e tutti i fenomeni di disintegrazione.
L’ing. Turenne in particolare ha concluso che qualsiasi rimedio tera-peutico, per esempio, per essere realmente efficace ed immediatamente utilizzato dalle cellule umane deve emettere uno specialissimo com-plesso d’onde : magnetiche orizzontali positive, verticali positive, infra onde, ultra onde e l’onda (da Lui scoperta) detta della Radioat-tività benefica; tutte queste però, alla lunghezza di 8mt. (misure Tu-renne cm. x 2,5 . 10 alla sesta).
- La Radiestesia Medica
La Radiestesia Medica rappresenta una metodologia diagnostica con cui un operatore, animato soltanto di buone intenzioni, si mette in con-tatto con un sofferente e riesce ad ottenere le informazioni necessa-rie per comprendere la causa dei suoi problemi ed aiutarlo a risolver-li. Per poter effettuare il collegamento viene utilizzato un testimo-nio del soggetto, che può essere costituito da una sua fotografia (non importa se recente oppure no), la sua firma o uno scritto di suo pu-gno. E’ anche possibile costruire un testimone scrivendo su un fo-gliettino di carta tutti i suoi nomi di battesimo e la sua data di na-scita. Una persona sufficientemente sensibile, utilizzando la Radie-stesia medica, può analizzare l’organismo umano e stabilirne le condi-zioni. La Radiestesia medica deve comunque essere sempre accompagnata da esami e diagnostiche mediche ufficiali e deve essere di supporto alla scienza medica strictu sensu, non potendosi comunque MAI sostitu-ire ad una visita specialistica. Le diagnosi radi estetiche di questo tipo si eseguono direttamente sul paziente, su fotografie, come accen-nato e mediante l’impiego di quadranti speciali che raffigurano le va-rie parti del corpo.
- La Radiestesia Esoterica o magica
Questo tipo di indagine esce dalle percezioni oggettive e positive della scienza e si dedica soprattutto a diagnosi che trascendono il piano squisitamente pratico e materiale. Rientrano in questa branca le indagini di tipo medianico e le comunicazioni spiritiche. La Radieste-sia esoterica si serve di strumenti ed elementi provenienti dalla re-ligione e dalla magia. In certi contesti ha una forte connotazione fi-deistica, ossia impiegata in maniera oracolare e divinatoria. Oracolo e divinazione sono due cose differenti. Il primo si basa su rivelazio-ni di un dio o di uno spirito svelandone le volontà ed i messaggi. La divinazione in se stessa invece intende rivelare cose sconosciute cir-ca il futuro o il presente indipendentemente da un discorso squisita-mente religioso o spirituale.
Fanno parte della Radiestesia esoterica anche indagini che riguardano l’impiego di ritualistiche o procedimenti magici ed i possibili risul-tati.
TIPI DI PENDOLO. QUALE SCEGLIERE?
Esistono moltissimi modelli di pendolo. A rigor di termini sono tutti validi, tuttavia è un dato di fatto che il materiale, la forma, la lunghezza della corda o della catenella influiscano non poco in una buona seduta radi estetica. Il vero soggetto agente di una seduta è l’operatore, ossia la persona che attua la seduta. Ciascuno di noi è un mondo a parte, pertanto la scelta dello strumento spetta unicamente all’operatore. Nella stessa maniera in cui decidiamo di indossare un paio di scarpe a seconda della circostanza e del luogo in cui ci stia-mo recando, lo stesso avviene con il pendolino. Occorre scegliere un modello confortevole e gradevole per se stessi, in fondo il pendolo va considerato come una estensione di se e deve riflettere il più possi-bile i gusti e lo stile di chi opera.
Prendiamo ora in considerazione alcuni modelli basici:
- pendoli in quarzo ialino o in cristallo: sono considerati ottimali quando si desidera ottenere la massima concentrazione, chiarezza ed obiettività. Spesso si impiegano quando si intendono eseguire domande che abbiano come oggetto l’operatore stesso, sono dunque consigliati per avere risposte su se stessi o qualcosa che riguardi se stessi.
- pendoli in pietra: è risaputo che ogni pietra emette delle partiola-ri vibrazioni. Non starò a dilungarmi in questo trattato circa i si-gnificati di ogni pietra, dal momento che esistono in commercio ottimi testi che affrontano l’argomento, tuttavia è interessante notare che i più sfruttati sono quelli in corniola (per comunicare con entità ele-mentali o spiriti), in quarzo rosa (per ottimali per avere risposte circa situazioni sentimentali o emotive), in ametista (per avere ri-sposte circa l’animo umano, ma anche per comunicare con le anime di-sincarnate)
- pendoli a goccia: sono i più versatili, si utilizzano soprattutto per consultare quando si ha dinnanzi la persona per cui si consulta. Esistono di pesi differenti a seconda della “mano”. Un uomo infatti, o chi ha una mano più grande e forte, avrà bisogno di un pendolo più pe-sante. Ricordate sempre che il pendolo deve essere confortevole.
- pendoli con mercurio: sono i più sensibili in assoluto, si usano per aumentare in maniera esponenziale le proprie capacità radi estetiche, ma anche per porre domande su fatti o persone lontano nel tempo o nel-lo spazio la cui vibrazione appare dunque più debole. Non devono esse-re mai di dimensioni eccessive, ma leggeri. Non è infatti la dimensio-ne, in questo caso, che importa, ma il materiale contenuto, che funge da “vettore medianico”, come una sorta di amplificatore.
- pendoli con testimone: sono pendoli che permettono di inserire al loro interno dei testimoni (materiali organici, capelli, unghie, fram-menti di vestiti) della persona su cui si desidera investigare. Si im-piegano nella ricerca di persone scomparse, ma anche per avere infor-mazioni dettagliate su un individuo, sia a livello di salute, che in altri ambiti.
- pendoli a silos: sono pendoli versatili, hanno caratteristiche affi-ni a quelli a goccia ma sono considerati “più sensibili”” ma meno pre-cisi”. In commercio se ne trovano anche con possibilità di inserire un testimone. Alcuni hanno all’interno del vano un altro pendolo. Questo modello, estremamente raro, è considerato per contro estremamente pre-ciso ed accurato.
- pendoli a punta di lancia: sono considerati pendoli piuttosto sensi-bili, leggeri e versatili. Si prestano ad ogni tipo di indagine e si distinguono per una vantata precisione.
- pendoli in legno: esistono di differenti forme, alcune si ispirano a raffigurazioni di simboli egizi, ma è il materiale a fare la differen-za più che la forma strictu sensu. Sono molto leggeri, nonostante le dimensioni, versatili. Si prestano a sedute lunghe ed offrono all’operatore un eccellente isolamento dal soggetto su cui si vuole investigare. Sono consigliati quando si intende fare diagnosi o doman-de su persone o situazioni caratterizzate da forte persenza di energia negativa. Sono tra i favoriti dalle “streghe” nei loro consulti ai clienti, perché impediscono la condensazione di negatività in maniera molto obiettiva.
- pendoli a gabbia: si tratta di supporti classici (a punta di lancia, a goccia, a silos…) circondati da una sorta di gabbia o spirale metal-lica. Sono molto sensibili e leggeri. Estremamente versatili.
LE CONVENZIONI FONDAMENTALI
A rigor di termini quello che vi occorre è un semplice pendolo, il resto (candele, incensi, tavole e quadranti) sono attrezzi supplementa-ri, utili ma non indispensabili nella pratica quotidiana, a meno che, ovviamente, non si ricorra alla radiestesia ed al pendolo a livello professionale. In questo caso certi attrezzi diventano indispensabili.
Il pendolo, preso singolarmente, senza l’operatore, non può fare nul-la. Se lo sospendete ad un oggetto inanimato rimarrà fermo, ma quando un oggetto, grande solo come la capocchia di uno spillo, entra in con-tatto con la mano umana, diventa “vivo” e capace di grandi cose. Fon-damentalmente un pendolo a contatto con la mano dell’operatore, tenen-do la catenella o la cordina tra il pollice e l’indice, può fare una di queste cose:
1. rimanere fermo,
2. ruotare od oscillare,
3. girare in direzione oraria,
4. girare in direzione antioraria,
5. in certe condizioni, muoversi secondo un’ellisse.
Tutti possono utilizzare il pendolo, ma non tutti otterranno gli stes-si risultati. Per vedere se siete portati a questa disciplina potrete eseguire un semplice test.
Mettetevi in piedi, rivolti verso Est, e rilassatevi. Ponete la mano sinistra sul plesso solare, col palmo verso l’interno e le dita chiu-se. Tenete il pendolo sospeso con la mano destra, usando l’intera lun-ghezza della catenella, in modo che si trovi davanti al centro della mano sinistra ed a circa 20 centimetri di distanza: il pendolo comin-cerà girare in direzione oraria.
Le cosidette convenzioni non sono altro che illinguaggio misterioso del pendolino nel suo oscillare:
- oscillazione in senso orario significa SI
- oscillazione in senso antiorario significa NO
- oscillazione trasversale al corpo significa NO
- oscillazione che si allontana e si avvicina al corpo significa SI
- oscillazione diagonale rispetto al corpo indica INCERTO
MEDAGLIA DI SAN BENEDETTO
by admin on set.12, 2011, under Misteri
San Benedetto da Norcia, fratello gemello di Santa Scolastica, nacque il 12
settembre 480 d.C., in un’agiata famiglia romana. Eutropio Anicio, il padre, era
Capitano Generale dei romani nella regione di Norcia, mentre la madre era
Claudia Abondantia Reguardati, contessa di Norcia.
A 12 anni fu mandato con la sorella a Roma a compiere i suoi studi, ma, come
racconta san Gregorio Magno nel II Libro de I Dialoghi, sconvolto dalla vita
dissoluta della città ritrasse il piede che aveva appena posto sulla soglia del
mondo per non precipitare anche lui totalmente nell’immane precipizio. Disprezzò
quindi gli studi letterari, abbandonò la casa e i beni paterni e cercò l’abito della
vita monastica perché desiderava di piacere soltanto a Dio.
All’età di 17 anni, insieme con la sua nutrice, Cirilla, si ritirò nella valle dell’Aniene
presso Eufide (l’attuale Affile), dove secondo la leggenda devozionale avrebbe
compiuto il primo miracolo riparando un vaglio rotto dalla stessa nutrice. Lasciò
poi la nutrice e si avviò verso la valle di Subiaco, presso gli antichi resti di una villa
neroniana della quale le acque del fiume Aniene alimentavano tre laghi (la citt�
sorgeva appunto sotto, “sub”, questi laghi). A Subiaco incontrò il monaco romano
di un vicino monastero retto da un abate di nome Adeodato, che, vestitolo degli
abiti monastici, gli indicò una grotta impervia del Monte Taleo (attualmente
contenuta all’interno del Monastero del Sacro Speco) dove Benedetto visse da
eremita per circa tre anni, fino alla Pasqua dell’anno 500. Conclusa l’esperienza
eremitica, accettò di fare da guida ad altri monaci in un ritiro cenobitico presso
Vicovaro, ma, dopo un tentativo di avvelenamento, tornò a Subiaco. Qui rimase
per quasi trenta anni, predicando la “parola del Signore” ed accogliendo discepoli
sempre più numerosi, fino a creare una vasta comunità di tredici monasteri,
ognuno con dodici monaci ed un proprio abate, tutti sotto la sua guida spirituale.
Intorno al 529 a seguito di due tentativi di avvelenamento, il primo materiale con
un pane avvelenato e il secondo morale chiamando delle prostitute per tentare i
propri figli spirituali da parte di un tal prete Fiorenzo, per salvare i propri monaci
decise di abbandonare Subiaco. Si diresse verso Cassino dove, sopra un’altura,
fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di templi pagani e con
oratori in onore di san Giovanni Battista (da sempre ritenuto un modello di pratica
ascetica) e di san Martino di Tours che era stato iniziatore in Gallia della vita
monastica. San Benedetto è considerato una delle massime difese contro il male.
La medaglia medaglia di san Benedetto, se benedetta da un monaco benedettino, è in grado di impedire qualsiasi maleficio e qualsiasi fattura, ma
dovrà essere indossata regolarmente e mai tolta per nessun motivo. Questa stessa
medaglia si trova incastonata in un crocefisso chiamato Croce di San Benedetto,
ampiamente impiegato durante gli esorcismi contro il maligno. La sola presenza di
questo simbolo sacro in un luogo impedirebbe l’accesso al male.
Questo crocefisso rientra tra i sacramentali della Chiesa Cattolica, è un simbolo
sacro i cui effetti sono ottenuti grazie alla preghiera della Chiesa.
Per trarre i benefici da questo crocefisso non basta farlo benedire e portarlo come
portafortuna, ma sono proporzionati al grado della nostra fede e dalla fiducia che
riponiamo in Dio e in San Benedetto.
Numerosi sono gli effetti benefici attribuiti al crocifisso di San Benedetto infatti, se
usato con fede e con il Patrocinio del Santo protegge:
Dalle epidemie;
Dai veleni;
Da certe malattie speciali;
Dai Malefici;
Dai pericoli spirituali e materiali che possono procurare il Demonio;
La Santa Fede l’ha arricchita con numerose indulgenze:
Indulgenza Plenaria in punto di morte;
Indulgenza Parziale.
La Croce-medaglia di S. Benedetto trae origine dagli episodi della sua vita in cui
lottò contro il demonio e gli influssi malvagi, che lui, primo esorcista della storia
scacciava nel nome della Croce, per questo su ogni croce-medaglia di S.
Benedetto vi è il motto PAX. L’origine della Croce-medaglia di S. Benedetto è
antichissima. Famoso l’episodio toccato a papa San Leone IX, quand’era ancora
fanciullo e si chiamava Brunone: mentre dormiva venne attaccato e morso da un
rospo velenoso, riducendolo in fin di vita, e alcuni mesi dopo, il giovane
moribondo ebbe una visione: una scala luminosa dalla quale scendeva un
vecchio venerando appoggiato ad un bastone su cui era impressa la Croce di
Cristo. Con lo stesso, l’uomo toccò il ragazzo guarendolo miracolosamente
all’istante, e nell’avvicinarsi, Brunone riconobbe nel vecchio venerando San
Benedetto.La Croce di San Benedetto si diffuse nel 1600 in Baviera e da qui in tutta
la Cristianità. Papa Benedetto XIV approvò la devozione alla Croce-medaglia di
San Benedetto nel 1742.
La Medaglia o la Croce di San Benedetto per avere efficacia spirituale, come
previsto e approvato dalla Chiesa, deve avere una benedizione sacerdotale
particolare, usando il testo approvato da Papa Benedetto XIV con il BREVE del 12
Marzo 1742 che inizia con le parole COELESTIBUS ECCLESIAE THESAURIS; tale testo si
trova nel Rituale Romano delle benedizioni. Il sacerdote conclude benedicendo
anche l’immagine di Gesù e la croce.
Inoltre si ricordi che le medaglie che compongono la Croce, perché possano
essere benedette nel modo appena descritto, devono essere coniate, complete
di tutte le lettere e non fuse in un unico pezzo insieme alla Croce.
La Medaglia e la Croce Medaglia di San Benedetto può essere appesa al collo o
portata appresso in qualsiasi modo ma non a contatto della pelle per chi è
allergico ai metalli e si può collocare ai muri di casa.
In caso di infermità può essere applicata sulla parte del corpo inferma.
Qualora ci fossero animali ammalati si può immergerla nell’ acqua dove essi bevono.
Ogni volta che si usa la Medaglia o la Croce Medaglia di San Benedetto per
questi scopi particolari, la tradizione invita a recitare 5 Gloria al Padre alla Passione
di Gesù, 3 Ave Maria alla Beata Vergine Maria e un Padre Nostro a San Benedetto.
È buona cosa recitare queste preghiere ogni giorno per entrare più
profondamente nello spirito della devozione.
ALCUNI DEI MIRACOLI DAL GREGORIO MAGNO
Miracolo del vaglio ricomposto
Durante la permanenza ad Affile, la nutrice di Benedetto chiese in prestito un setaccio, che accidentalmente si ruppe. Benedetto, viste le lacrime di dispiacere della donna, lo ricompose miracolosamente.
I monaci di Vicovaro, non acconsentendo alla severità della sua vita, cercarono di sbarazzarsi di s. Benedetto, servendogli una bevanda avvelenata. Il Santo tracciò il segno della croce sul calice, ed esso si spezzò ” come se fosse stato non già benedetto bensì colpito da un sasso”.
L’intervent
o miracoloso del corvo salva s. Benedetto dal pane avvelenato con cui il monaco Fiorenzo tentò di ucciderlo.
Un Goto, uomo semplice ed accanito lavoratore, occupato a liberare dai rovi un terreno sulla riva del lago, adopera con tanta forza la sua roncola che il ferro si stacca e cade nell’acqua profonda. Il Goto va da Mauro per accusarsi del suo errore. Mauro parla a s. Benedetto che avvicinandosi al lago prende il manico dell’utensile e lo avvicina all’acqua: la lama, per miracolo, si ricompone subito con il manico.
Un giorno il piccolo Placido, prendendo l’acqua dal lago, viene trascinato dalla corrente. Benedetto dalla sua cella assiste all’episodio ed ordina a Mauro di correre in aiuto del fanciullo. Una volta in salvo, Placido si rende conto del miracolo: nel venir trascinato fuori dall’acqua, egli vedeva, sul capo, la mantellina dell’abate ed “aveva l’impressione che fosse lui a tirarlo fuori”.
A Totila, re dei Goti, era giunta la notizia del dono della profezia di s. Benedetto e volle verificarla. Domandò di essere ricevuto da Benedetto. Ma venuto il giorno della visita mandò al suo posto lo scudiero Rigo, vestito di tutto punto dell’abbigliamento regale e attorniato da una scorta regale. Benedetto vedendo giungere Rigo, gli grida “Levati, figlio, levati quest’ abbigliamento che indossi senza che sia tuo”. Rigo riferisce tutto a Totila che si presenta di persona. S. Benedetto gli rimprovera la sua crudeltà e l’invita a rinunciarvi non prima di aver profetizzato: “Entrerai in Roma, passerai il mare, regnerai per nove anni e nel decimo morrai”. Così, in seguito, avvenne.
Due monaci peccano contro la Regola mangiando al di fuori del monastero. Al loro rientro s. Benedetto elenca loro tutto ciò che hanno mangiato e presso chi l’hanno fatto.
In tempi di carestia s. Benedetto precisa “Perchè il vostro animo si affligge per la mancanza di pane? Oggi, è vero, ce n’è poco, ma domani ne avrete in abbondanza”. Il giorno seguente, furono trovati davanti alla porta del monastero 200 moggi di farina.
Orazione a San Benedetto:
San Benedetto, ti sei interamente donato a Dio e hai vissuto solo per lui. Con il tuo esempio, la tua fede e il tuo amore per Dio, hai suscitato in tante anime generose l’ideale della vita monastica. Padre dei monaci, hai trasmesso ai tuoi figli la gioia di vivere nella preghiera, nella contemplazione e nella vita fraterna per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Per la santità della tua anima e per la tua docilità allo Spirito d’Amore, ti sei opposto al potere di Satana per strappargli le anime che egli voleva perdere per l’eternità. Padre Benedetto, intercedi per noi presso Dio, perché attiri a se tutte le anime desiderose di vivere come te nella fedeltà al Vangelo. San Benedetto, difendici contro il maligno che cerca di fuorviarci dal cammino che conduce a Dio: cammino di bene, di amore, di beatitudine eterna. Proteggici contro le insidie del nemico, salvaci dai suoi tranelli, rendici forti davanti alla tentazione e assistici quando verrà l’ora della nostra morte. San Benedetto, eletto di Dio, allontana da noi le potenze malefiche, vanifica ogni sorta di male ed insegnaci a conservare in ogni momento la pace del cuore. Amen.
Preghiera a San Benedetto:
Modello di vita celeste, Benedetto, nostro dottore e nostra guida, la cui anima unita a Cristo esulta nel cielo. Pastore pieno di sollecitudine custodisci il tuo gregge, fortificalo con le tue sante preghiere e attraverso una via luminosa fallo entrare in cielo al tuo seguito. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Preghiera di filiale affidamento a San Benedetto:
O Santo Padre Benedetto, aiuto di coloro che a te ricorrono: accoglimi sotto la tua protezione; difendimi da tutto ciò che insidia la mia vita; ottienimi la grazia del pentimento del cuore e della vera conversione per riparare le colpe commesse, lodare e glorificare Dio tutti i giorni della mia vita. Uomo secondo il cuore di Dio ricordati di me presso l’Altissimo perché, perdonati i miei peccati, mi renda stabile nel bene; non permetta che mi separi da lui, mi accolga nel coro degli eletti, insieme a te e alla schiera dei santi che ti hanno seguito nell’eterna beatitudine. Dio onnipotente ed eterno, per i meriti e l’esempio di San Benedetto, della sorella, la vergine Scolastica e di tutti i santi monaci rinnova in me il tuo Santo Spirito; donami forza nel combattimento contro le seduzioni del maligno, pazienza nelle tribolazioni della vita, prudenza nei pericoli. Aumenta in me l’amore della castità, il desiderio della povertà, l’ardore nell’obbedienza, l’umile fedeltà nell’osservanza della vita cristiana. Confortato da te e sostenuto dalla carità dei fratelli, possa servirti gioiosamente e giungere vittorioso alla patria celeste insieme a tutti i santi. Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Litanie in onore di San Benedetto :
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, pietà Cristo, pietà
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Padre del cielo, che sei Dio abbi pietà di noi
Figlio, redentore del mondo, he sei Dio abbi pietà di noi
Spirito Santo, che sei Dio abbi pietà d noi
Santa Trinità, unico Dio abbi pietà di noi
Santa Maria prega per noi si ripeta fino alla fine
Regina dei monaci
San Benedetto
Benedetto di nome e di grazia
San Benedetto uomo di Dio
San Benedetto uomo di vita venerabile
San Benedetto uomo di preghiera
San Benedetto animato dall’amore di Dio
San Benedetto amante della Santa Croce
San Benedetto patrono d’Europa
San Benedetto vincitore dei demoni
San Benedetto padre dei monaci
San Benedetto imitatore degli apostoli
San Benedetto patriarca dei monaci d’occidente
San Benedetto autore della Santa Regola
San Benedetto maestro di vita spirituale
San Benedetto patrono degli esorcisti
San Benedetto modello d’obbedienza
San Benedetto modello di povertà
San Benedetto modello di purezza
San Benedetto modello d’umiltà
San Benedetto modello di perseveranza
San Benedetto modello di ardente carità
San Benedetto modello dei padri spirituali
San Benedetto protettore di chi ti invoca
San Benedetto aiuto nelle tribolazioni
San Benedetto servitore di Gesù Cristo
San Benedetto guida delle anime che cercano Dio
San Benedetto difensore dei poveri
San Benedetto sostegno dei deboli
San Benedetto conforto degli ammalati
San Benedetto consolatore degli afflitti
San Benedetto sollievo dei moribondi
San Benedetto protettore dei bambini
San Benedetto padre di una grande famiglia di Dio
Santo Padre Benedetto
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.
Perdonaci, Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.
Abbi pietà di noi
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.
Ascoltaci, Signore.
Preghiamo: Onnipotente ed eterno Dio che hai onorato il tuo amato San Benedetto col dono del tuo grande Amore, affinché vengano a te innumerevoli anime, umilmente ti supplichiamo, per i suoi meriti, di infiammare e consumare i nostri cuori col fuoco del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
TRIORA “Il paese delle streghe”
by admin on set.06, 2011, under Misteri
Numerosi processi alle streghe ebbero luogo nella Liguria Occidentale e il più celebre di tutti rimane ancora oggi Triora.Secoli sono passati da allora,ma il ricordo del borgo dell’alta valle Argentina quale luogo stregonesco rimane sempre vivo.
Cominciamo a parlare dei luoghi trioresi frequentati dalle “bagiue” ;vi era per prima la Ca Botina,fuori dalle mura dell’abitato e definita dallo stesso Ferraironi “orrida e deserta”;è qui che si sarebbero svolti i rituali che vedevano le streghe palleggiarsi allegramente i bambini in fasce tra gli abitati di Triora e quelli di Molini di Triora e di Andagna. Bisogna comunque sottolineare che la Ca Botina era la zona più povera del paese ,quella al di fuori della cinta muraria e dunque maggiormente esposta ai pericoli;coloro che vi abitavano,donne comprese, si erano dovute abituare a condizioni di vita certamente precarie e difficili.(Già quì si intravede una spaccatura sociale presente nel borgo,tra gli strati più umili e le famiglie nobili).Altre località frequentate dalle bagiue erano la fontana di Campomavùe (ancora oggi rimasta fuori dall’abitato,in una zona tranquilla e silenziosa) e la fontana detta della Noce,all’ombra appunto di un grande albero di noci. Si crede però che le streghe circolassero indisturbate anche all’interno del borgo e nella tradizione si asseriva che abitualmente si ritrovassero addirittura in quella via chiamata Dietro la Chiesa,a pochi passi dalla parrocchia.Numerosi sono poi i luoghi di convegno nelle vicinanze di Triora:uno per tutti è il bellissimo LaguDegnu,remota località in fondo al Cian di Vunda,dove si trova uno smeraldino lago artificiale formato dal rio Grugnardo che s’immette nel torrente Argentina.
Ma torniamo con il pensiero proprio all’anno del processo,il 1587.Una grave carestia imperversava già da due anni e le condizioni del popolo non erano certo delle migliori. L’acuto Ferraironi riferisce che nello stesso anno anche Roma fu afflitta dalla stessa piaga che produsse migliaia di vittime;i più poveri abbandonavano la città per raggiungere le campagne dove morivano di stenti.Lo storiografo triorese pone l’accento sul fatto che all’epoca Triora,per la sua posizione remota tra i monti di Liguria,vivesse ancora in una dimensione dominata dalla superstizione e da arcaiche credenze,tagliata fuori dal fervore illuminista. Non occorse molto perché le voci si trasformassero in accuse e le donne che abitavano alla Ca Botina venissero additate come streghe e dunque responsabili della carestia (le accusate non erano solo le più umili,ma anche quelle che vivevano in condizioni degradate,sfuggendo alle regole della comunità).
Il podestà, in carica al tempo, era tale Stefano Carrega,forestiero come ogni podestà;fu il Parlamento locale a chiedere a quest’ultimo di procedere contro le stesse.Nell’ottobre del 1587 giunsero cosìa Triora il sacerdoteGirolamo Del Pozzo,in veste di Vicario del Vescovo di Albenga (Il borgo ne dipendeva come curia) e un vicario dell’Inquisitore di Genova.I due celebrarono una messa nella chiesa della Collegiata e durante la predica,secondo le prescrizioni,invitarono chi sapeva a denunciare i fatti.La predica ebbe i suoi tragici effetti e le accuse furono molteplici e dettagliate.
Il processo dunque,così voluto a pieni voti dal Parlamento locale (“La volontà di questo populo è sempre stata et è che cotali malefiche totalmente si estirpino et su sradichino da questi paesi,e tutti in alta voce in parlamento congregati hanno con acceso animo gridato et di continuo gridano che si estirpino,et non solo hanno voluto che si spendi scudi 500 per questo fatto,ma ancora vogliono che spendisi le facoltà loro et le campagne,prima che si manchi di questa impresa” da una lettera degli Anziani del luogo al Doge di Genova),ebbe inizio.I due vicari fecero preparare della case private da adibire a carcere e si procedette all’arresto di venti donne.Il Ferraironi identifica alcune delle case utilizzate e che ancora sono visibili:la casa detta del Meggia,situata in piazza San Dalmazio,ma che poggia le fondamenta nel vicolo detto Rizzetto;da questo si scorgono infatti delle finestre munite di pesanti inferiate.La stessa casa è anche chiamata Ca’ de baggiure (casa delle streghe) e Ca’ di spiriti.Sarebbero proprio le inferiate a confermare la tradizione in quanto assenti in tutte le altre abitazioni.Dal processo scaturirono le prime accuse contro ben tredici donne e un fanciullo.Si procedette alla tortura e le accuse estorte durante gli interrogatori portarono in carcere altre donne.Nel popolo cominciò a serpeggiare un certo malumore,come se il tanto invocato intervento delle autorità cominciasse a spaventare per la ferocia.Infatti nel 1588,e precisamente a gennaio, altre trenta donne furono incarcerate e questa volta non c’era solo il coinvolgimento dei ceti più umili.I tormenti non risparmiarono nessuna,come riferiscono sempre gli Anziani che parlano appunto di “matrone”.
E a questo punto intervenne proprio il Consiglio degli Anziani(di cui facevano parte elementi delle famiglie più importanti e ricche del borgo,aristocratiche e non) per porre rimedio alla tragedia,visto che i primi morti gettavano ombre sul processo:la sessantenne Isotta Stella,morta agonizzante dopo le torture,e un’altra donna,caduta da una finestra in seguito ad un tentativo di fuga.Alcuni uomini del consiglio si rivolsero al Parlamento locale chiedendo che il governo di Genova venisse avvertito dei fatti.La richiesta fu purtroppo respinta.Lo stesso Podestà rifiutò di scrivere al Doge e fu così che gli Anziani lo fecero in prima persona,chiedendo che il processo venisse sospeso perché non garantiva più alcun tipo di giustizia.Gli Anziani nella loro lettera sottolinearono come le accuse nascevano dall’uso indiscriminato dei tormenti e così riferirono sul caso di Isotta Stella :”…dopo essere stata tormentata più volte alla corda,nonostante che fusse vecchia più di anni sessanta,un giorno fra li altri quasi disperata,chiamato a séil vicariodi mons. vescovo confessò aver complici di quanto era sospetta,perché indi a presso nodrita di pane e acqua,straciata di tormenti, se ne è morta in confessa et senza ordini di chiesa”. �
Gli Anziani non si fecero neppure scrupolo di raccontare a quale trattamento andavano incontro le poverette “con darli corda per lungo spatio e puoi fuoco alli piedi per longo spatio anchora;appresso le fanno vegliare per più d’hore quarantacinque incominciando dalla sera,oltre averle fatte con rupitorii pelare in tutte le parte del corpo;ne è questo populo redatto in desperatione maxime che s’intende che a quest’hora vi siino più di dugento persone nominate;e nel modo che sino a qui si è fatto,prima che si finisci saranno nominate la più parte del populo et forse tutta”.Gli Anziani si lamentarono anche con i due vicari chiedendo di liberare le incarcerate; si sottolineò ad esempio lo scempio fatto con una delle due donne morte che “si gettò giù d’un barcone altissimo et restò stropiata;et così stropiata fu fatta andare alla curia minacciandola darline (di bastonarla);e tre giorni dopo se ne è morta”.Gli Anziani nella lettera al Doge accusavano apertamente i vicari e anche il rozzo Parlamento locale,prevedendo che presto dal paese sarebbero sfuggiti in molti per sottrarsi alla crudeltà del processo.
L’acuto Ferraironi però sottolinea un particolare importante; il consiglio degli Anziani si mosse così aspramente solo quando le donne accusate furono quelle dei ceti importanti;si può supporre che se il processo fosse rimasto arginato alle donne della Ca botina nessuno sarebbe intervenuto.La situazione è molto chiara:il Parlamento è composto da gente ignorante che davanti alla carestia non sa darsi spiegazioni razionali;così subentra la figura delle strega,dell’emarginata e dunque facilmente incolpabile e punibile perché non ha mezzi per difendersi.Gli Anziani sono i primi a scorgere la perversione del processo imbandito in cui è lo stesso inquisitore a suggerire alle accusate le colpe.I fatti proseguono:il 16 gennaio 1588 il Doge informa il vescovo di Albenga,dietro la lettera ricevuta dal consiglio degli Anziani,di fare luce sui fatti e di eventualmente procedere.Di riflesso il vescovo scrive immediatamente al proprio vicario chiedendo spiegazione dei fatti.Il 25 gennaio il vescovo di Albenga fa giungere al Doge una lettera,ricevuta quattro giorni prima,in cui Girolamo del Pozzo si discolpa e difende il proprio operato.Il Del Pozzo nella sua lettera comunque prometteva di non imbastire nuovi processi e di limitarsi ai primi per i quali era giunto a Triora. Gli stessi Anziani accettarono il compromesso e il 20 gennaio scrissero nuovamente a Genova dichiarandosi soddisfatti di questa nuova posizione.
Dopo questo chiarimento tra il vescovo,il Doge e gli Anziani il caso sembrò rientrare.Leggendo la lettera in cuiil vicarioDel Pozzo prende le proprie difese si rimane stupiti di come certe colpe evidenti vengano legittimate dagli Anziani,finalmente certi che la classe benestante non verrà d’ora in poi più coinvolta nel processo.Il Del Pozzo così giustifica la morte di Isotta Stella,negando che potesse avere settant’anni (nella loro lettera gli Anziani dicevano che ne aveva più di sessanta),ma allo stesso tempo rivendica il diritto di averla torturata perché secondo le leggi anche un’anziana se accusata di lesa maestà,soprattutto divina,poteva andare incontro ai supplizi.Per quanto riguarda l’altra donna caduta dal balcone sostiene che non fosse fuggita per le torture alle quali non era stata neppure sottoposta,ma “…una notte,poco doppo che fu presa,tentata dal diavolo si procurò la fuga con guastare una sua veste che aveva indosso e accomodarla a guida di benda,ma non essendole riuscito il disegno, cascò subito che fu fuori dalla finestra et essendosi stropiata con pericolo di vitta, confessò subito tutto e chiedendo misericordia a Dio sen’è poi morta ultimamente confessa et per quanto si poteva scorgere contrita”.
Particolare è la posizione del podestà Stefano Carrega che anch’egli scrive al Doge,difendendo i processi alle streghe e dicendo che “la volontà di questo populo è sempre statta et è che cotali malefiche totalmente si estirpino et si sradichino da questi paesi”.Della stessa Isotta Stella dice che “gridando ad alta voce tutto il giorno il diavolo,et domandandolo in suo ajuto se ne è morta in prigione in confessa et senza sacramento della chiesa”. Lo stesso sostiene che fu torturata ,ma che la donna,aiutata dalle sue arti magiche, sopportava il supplizio arrivando addirittura ad addormentarsi. Per la donna caduta dal balcone il Carrega sostiene la tesi del demonio,la stessa dell’inquisitore.Il 10 e l’11 gennaio gli inquisitori partono da Triora,lasciano le accusate in carcere.�
Il governo genovese non si era del tutto convinto della regolarità del processo a Triora e decise di interessarsene più da vicino ,visto che riguardava cittadini della repubblica.Con quella partenza lo stesso Parlamento, che fino a quel momento aveva sostenuto il processo,vide che c’era qualcosa che non andava;le donne rischiavano di rimanere in prigione per molto tempo e la questione in sospeso.Il Parlamento si rivolse anch’esso a Genova,al Doge,chiedendo che intervenisse per “riveder li processi,che questo populo per ogni miglior modo di giustizia e con sicurezza resti purgato di tale eresia,acciocché siano castigate le colpevoli et liberate e non travagliate le innocenti”.Essendoci di mezzo poteri molto forti la questione rimase bloccata per alcuni mesi.Gli inquisitori erano partiti probabilmente per riferire dei loro atti ai propri superiori,mentre dall’altra parte il governo del Doge si contrapponeva al vescovo di Alberga chiedendo chiarezza.Le sole a rimetterci furono le donne imprigionate.Nei primi giorni di maggio giunse a Triora l’Inquisitore Capo per visitare le donne in carcere e accertarsi della situazione.Tutte,eccetto una,negarono quanto avevano ammesso prima.Rimasero tutte in carcere,eccetto una ragazzina di 13 anni che fu lasciata libera.Il solo sblocco di una situazione sempre più tragica e stagnante ci fu nel giugno del 1588:Genova mandò a Triora un commissario speciale,Giulio Scribani che Luigi de Bernardi nel suo”Storie di streghe” (Edizioni Polaris,Sondrio) non esita a definire “lucido e crudele”.Lo Scribani portò con sé una ventata di terrore in quanto giunse,come lui stesso asserì,” per smorbar di quella diabolica setta questo paese che resta quasi per tal conto tutto desolato”.In principio la sua permanenza a Triora sarebbe dovuta durare non più di due mesi,ma sarà lo stesso a chiederne una proroga.
In quel periodo il Podestà viene rimosso e sostituito da G.B.Lerice,mentre si ordina che le donne incarcerate vengano trasportate a Genova (di queste sole tre appartengono alle famiglie più importanti:i Giauni,gli Stella, e i Borelli.Lo Scribani dunque disillude le aspettative generali e giunge a Triora con la volontà di trovare nuove streghe.Come i due precedenti vicari cominciò nuovi interrogatori, procedette a incarcerazioni e sottopose al supplizio del fuoco molte innocenti. Le accuse che egli muove alle donne sono sempre sostanzialmente tre: reato contro Dio, commercio con il demonio, omicidio di donne e bambini.
Allo Scribani non rimane che rifare i processi e lo fa celermente,arrivando il 30 di agosto nuovamente alla condanna a morte per le quattro streghe di Bajardo.Per quanto riguardava la sorte di un’altra ragazza dello stesso paese,egli in un primo tempo propose che fosse messa in convento,poi si convinse invece della pena di morte come per le altre (lettera del 31 ottobre).Il governo di Genova si oppose e assegnò un curatore alla ragazza che nel frattempo era imprigionata da mesi.Il colpo di scena però arriva poco dopo,quando al Petrozzi vengono affiancati altri due giudici e tutti e tre danno incredibilmente ragione allo Scribani.Il Nulli imputa questo cambiamento repentino di parere proprio a causa dell’affiancamento degli altri due giudici;probabilmente influenzato dagli altri due anche il Petrozzi si convince delle ragioni dello Scribani.I due nuovi commissari aggiunti sono:Giuseppe Torre (podestà,ma non si conosce la località che amministra) e Pietro Alaria Caracciolo.Appena riunitisi i tre giudici convalidano le accuse e danno il via libera alla messa al rogo:si tratta di Peirina di Badalucco (definita dallo Scribani “malefica confessa et convinta”) e di Gentile di Castelvittorio (nella cui casa,durante una perquisizione furono rinvenuti due vasi d’olio diabolico). Quando dunque sembra di essere giunti alla drammatica conclusione (condanna per impiccagione e incenerimento dei resti) ecco che interviene il Padre Inquisitore di Genova che chiedendo di rispettare la sua carica fino a quel momento estromessa dal processo. �
Infatti spettava a lui e solo a lui,in quanto rappresentante dell’Inquisizione di Roma,giudicare i crimini delle streghe.Avviene così il trasporto da Triora a Genova delle cinque accusate,che partono dal borgo nell’ottobre del 1588.Viaggiarono per mare e una volta arrivate a Genova vennero messe nelle carceri governative,in quanto l’Inquisizione non aveva posto sufficiente.Queste si andarono ad aggiungere alle prime tredici già incarcerate e lì trasportate.Delle prime tredici non si conosce la sorte e c’è la possibilità che alcune fossero state rimandate già a Triora in quanto ritenute innocenti.E’ una fase particolare del processo,caratterizzata da un acceso attrito fra poteri istituzionali che si contrappongono.La repubblica di Genova ha il ruolo di carceriere delle innocenti e il Doge non prende una posizione specifica,ma si mantiene neutrale,relegando il compito di giudicarle ai poteri competenti.L’unica cosa che fece fu quella di sollecitare la Congregazione del Santo Offizio in quanto la salute delle donne era cagionevole,considerate le condizioni in cui erano tenute.E’ l’8 febbraio del 1589 quando il Doge scrive che “si vanno consumando nonostante che da noi per quel che merita la condition loro le sia fato provedere di tutto il necessario,et che già tre di loro sono morte”. Le rimostranze giacciono inascoltate,e verranno ripetute ad aprile.Le seconde vengono presentate attraverso il cardinale Sauli,raccomandandosi “ch’era ormai tempo di finire i processi contro le maliarde, e di liberare le carceri da tale impedimento”.
Il 23 aprile 1589 giunge la svolta: l’ Inquisizione ordina di terminare il processo,attenendosi al principio “di conservare la vita a sudditi della Signoria”.Dalla lettera si deduce che si sarebbe poi proceduto alla liberazione delle tredici incarcerate (non più diciotto in quanto cinque erano morte durante la carcerazione).Infatti dalle cronache sappiamo che tre erano perite in febbraio e le altre due in aprile o maggio.Si presume dunque che le sopravvissute inviate a giugno furono rimandate libere a Triora,ma non ne abbiamo certezza.
(il testo è tratto da: http://www.triora.org/index2.html)
LA COLONNA DEL DIAVOLO “Basilica di Sant’Ambrogio – Milano”
by admin on set.06, 2011, under Misteri
La Basilica di Sant’Ambrogio, voluta dallo stesso patrono di Milano, è una delle chiese più importanti della città. Dedicata inizialmente ai martiri della cristianità che furono sepolti nel terreno dove ora sorge il luogo di culto, cambiò nome quando il suo fondatore vi fu tumulato.
La fama della basilica non è dovuta solamente per il suo ruolo nella storia del cristianesimo: Sant’Ambrogio, è infatti famosa anche per una serie di misteriosi manufatti, che non mancano di accendere la curiosità nei suoi visitatori.
Il più famoso, è senza dubbio una colonna che si trova all’esterno della chiesa: è la così detta “Colonna del Diavolo“, un nome decisamente evocativo.

Vuole infatti la tradizione popolare, che proprio fuori della basilica ci fu un terribile scontro tra Ambrogio, e niente meno che il Diavolo in persona. Le diverse tradizioni concordano nell’affermare che durante una fase della concitata lotta, il demonio tentando di incornare il religioso finì lui stesso incastrato nella colonna: su come questo accadde, i diversi racconti popolari differiscono. Il diavolo potrebbe essere finito contro la colonna grazie alla velocità di Ambrogio che – forse grazie ad aiuto divino – riuscì a scansarsi appena in tempo, oppure – in una versione molto più divertente – a causa di un formidabile calcio sferratogli dal religioso. In ogni caso, il risultato fu che il demonio rimase incastrato con le corna alla colonna per un’intera giornata, riuscendo poi a scappare solamente “infilandosi” in uno dei buchi creati dalla sua stessa cornata, che aveano aperto un mistico varco verso l’inferno.
Ancora oggi, è possibile vedere i due fori che le corna del demonio avrebbero lasciato nella pietra della colonna. Ma c’è di più: tradizione vuole anche che appoggiando l’orecchio vicino ai due fori si possano sentire le voci provenienti dall’inferno, e che dagli stessi provenga un forte odore di zolfo, prova del passaggio che il Diavolo avrebbe aperto verso gli inferi.
(tratto da: aftersix.it)









