Il Crogiuolo

Archive for febbraio, 2012

OXOSSI, IL GRANDE CACCIATORE

by on feb.22, 2012, under Umbanda, Umbanda - Quimbanda


Oxossi
, che abbiamo già incontrato in alcune leggende, è l’Orixá della caccia, il Grande Spirito delle foreste e delle bestie feroci. Il “Signore della Mata”, con Ogum ed il potente Elegbará, forma la triade delle divinità guerriere del pantheon Yoruba. In Brasile é raffigurato come un guerriero indio armato d’arco e di frecce, adorno di penne e di ricchissimi e colorati capacetes.[1]Il cacciatore Oxossi é istinto, introspezione, strategia, ma anche abbondanza e sazietà. Nella vita quotidiana il suo axè si realizza nell’alimentazione, in tutto ciò che mangiamo, Lui è il nostro pane quotidiano. La caccia, infatti, altro non era, che l’unico sistema dei nostri antenati per procacciarsi il cibo. In quest’era di supermarket, l’antico Santo africano veglia su carboidrati, grassi, vitamine, calorie e proteine. Rivolgendosi a Lui non mancherà mai cibo sulle nostre tavole. Poiché cacciatore, Oxossi ha la capacità d’attaccare al momento giusto e con il minimo sforzo fisico, senza però la tracotanza e l’impulsività d’Ogum.

Di stirpe regale come Xangô, fu re d’Alakêto e il suo culto, ancor oggi molto vivo, si svolge nel folto della boscaglia.

In Brasile le divinità africane furono sincretizzate anche con gli Dei delle popolazioni indigene: Uiara,[2]Iurapuru Jaci,[3] Aimorè[4], etc. Questo fatto generò una credenza nuova all’interno della religione e diede vita al “Culto do Caboclo”[5] del quale Oxossi è la suprema divinità. I Caboclos sono gli spiriti degli Indio defunti che divennero divinità: venerate nella foresta, queste Entità fanno capo sempre alla divinità africana Oxossi. Il Culto do Caboclo non è separato dalla struttura afro-brasiliana, ma è perfettamente integrato nella stessa.

S’invoca il soccorso del Grande Spirito della foresta in tutte le questioni che richiedono una particolare strategia e intelligenza: utilissimo nella sollecita eliminazione di molti problemi, s’invoca nei lavori di cura o di guarigione. Non solo, il potente Axè del Signore delle foreste Oxossi è indicato per dimagrire oppure ingrassare: é quindi adatto per problemi d’anoressia o abulia; inoltre controlla il metabolismo e l’alimentazione.

Giornalisti, studenti e di tutti coloro che praticano meditazione trascendentale, spiritismo; s’interessano alle medicine alternative o alle pratiche spirituali, possono tranquillamente chiedere il soccorso del Santo e della sua numerosa falange di caboclos, per ottenere in breve tempo soddisfazione e veder realizzate le loro attese.

Il Santo cattolico che nel sincretismo nasconde Oxossiè San Sebastiano, sicuramente per le numerose frecce che ferirono il corpo del martire cristiano. La sua collana rituale è composta di perline verdi.



[1] Elmi

[2]Dea madre delle acque.

[3]Dea della luna.

[4]Spirito delle foreste.

[5]Se ne parlerà dettagliatamente più innanzi.

[6]Solo Ibualama fa eccezione pretendendo, talvolta, anche un goccetto di dendê nel suo amalá.


Oferendas

Giorno della settimana: giovedì

Numero rituale: 4

Curiador: vino rosso

Colore: verde

Fiore: di campo

Frutto: bananinha do mato, cocco

Piatto: di coccio

Olio: d’oliva[1]

Amalás: granoturco giallo, miele, cocco, cacciagione

Condimenti: sale cipolla

Omaggio: sigaro e fiammiferi

Orikì: Okê


[1]Solo Ibualama fa eccezione pretendendo, talvolta, anche un goccetto di dendê nel suo amalá.

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OGUM, IL GUERRIERO

by on feb.22, 2012, under Umbanda, Umbanda - Quimbanda

Ogum, figlio del vecchio Oxalufá Igbà Ibò e della bella e giovane Oduduá Iemmú, è il signore del ferro, della guerra, della metallurgia e, per esteso, del lavoro legato a questo metallo. In Africa era lo spirito tutelare dell’omonimo fiume nigeriano. Determinato, energico, impetuoso e istintivo, Ogum risolve rapidamente ogni problema pratico. Lui non conosce ostacoli e con la sua spada apre tutte le strade, spirituali e materiali. Compagno inseparabile d’Exú e amico del valoroso Oxossi, il prode Ogum fa del coraggio, della determinazione e del valore i suoi punti di forza, Lui è la vittoria.
Il Santo Guerriero ha fortissime affinità con gli influssi astrologici di Marte e col segno dell’Ariete: il suo colore principale è il rosso (la collana rituale è composta di perline di questo colore), anche se alcuni Ogums lavorano con il verde, il blu e con il nero.
A cavallo del suo destriero e brandendo la spada va all’attacco del male, sotto qualsiasi forma si nasconda. A livello esoterico, la spada, simbolizza anche la facoltà analitica ed è lo strumento principe in grado di segmentare il complesso, in elementi più semplici. Con la spada Ogum, dissolve le complesse egregore spirituali, sbaraglia gli ostacoli e muta gli elementi rendendoli utili al nutrimento della propria essenza.
Simbolo fallico, metafora della penetrazione, la spada d’Ogum non ha però facoltà creatrice, si limita a mutare, adattare, scolpire o distruggere la materia complessa e frammentarla.
Secondo la leggenda Yansã fu la prima amatissima moglie d’Ogum, che lasciò per unirsi a Xangô, il Signore delle pietre e dei lampi. La bella e battagliera Yansã non divenne mai madre, poiché i suoi amplessi con Ogum non generarono figli. Si sa soltanto che, da una Yansã originaria, chiamata Oyá, nume tutelare del fiume Niger, ne derivarono nove. Si racconta che fu proprio la spada del suo compagno a frammentarla in un impeto d’ira e di gelosia, in nove Yansã, tutte specifiche e differenti nelle loro proprietà, ma sommandole, il totale rivela un’Oyà primordiale e molto complessa.
La spada d’Ogum rappresenta la mitica Excalibur, ma anche il bisturi del chirurgo, il pugnale del sicario, la mannaia del boia: inoltre esprime il concetto di metallicità nel suo aspetto più drammatico, che si manifesta nelle contorte lamiere delle automobili, dopo un incidente mortale.
La vibrazione dell’antico guerriero yoruba è presente anche in molti altri Santi armati di spada, come Oxaguián, Yansã e Xangô Alafi, di un rasoio come Obá, oppure di pugnale, Exú.
Il fatto che Xangô, nemico per antonomasia d’Ogum, abbia tra i suoi strumenti la spada, dimostra ancora una volta, la provenienza di tutti gli Orixás da un’unica fonte primordiale, il Grande Padre Olorúm.
Il vegetale che sintetizza l’Axé della spada d’Ogum è la sansevieria, che in Brasile è chiamata, spada di San Giorgio.
Le persone rette da quest’Orixá, hanno una caratteristica che li accomuna, difficilmente si lasciano dominare dalle emozioni, che considerano ossessioni da reprimere o razionalizzare. Solo Ogum Jà (una delle manifestazioni più spirituali del Santo) è molto sensibile e sentimentale.
I governati da Ogum devono evitare l’uso smodato di bevande alcoliche, i litigi e la guida veloce, perché potrebbero incorrere in incidenti automobilistici anche gravi.
Tutti sportivi, dal carattere combattivo e grandi lavoratori, soffrono di mal di testa e di problemi cronici al fegato: una curiosità, tra i figli d’Ogum vi sono rivoluzionari, politici, medici, militari e ladri. Testo tratto dal libro Atabaques, Edizioni Il Crogiuolo.

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Giorno: martedì

Numero rituale: sette

Curiador: birra chiara

Colore: rosso

Fiore: garofano bianco o rosso

Frutto: cocco

Tovaglia: rossa

Piatto: di coccio

Bicchiere: comune

Olio: dendê

Amalás: carne cotta ai ferri, fagioli di Spagna, caprone, gallo, igname

Condimenti: cipolla, alloro, peperoncino

Omaggio: sigaro e scatola di fiammiferi

Orikì: Ogum Yeé

 

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OYÁ/YANSÃ IL VENTO E LE TEMPESTE

by on feb.22, 2012, under Umbanda

Signora dei venti, delle bufere e dei temporali, Santa Barbara, è Yansã la regina di Koso, una delle tre mogli di Xangô. L’amazzone dalla pelle d’ebano é una delle Yabàs più conosciute e venerate di tutto il Brasile. Bella, di una bellezza selvaggia e aggressiva che non ha bisogno di trucchi o cosmetici per apparire, è passionale, focosa ed ardente come le donne commemorate dal famoso scrittore Jorge Amado nei suoi romanzi. Yansà non accetta vincoli o compromessi di nessun genere: la sua furia, nel momento dell’ira è più violenta e incontenibile di quella dello stesso Xangô. Anticamente Ojà era il nume tutelare del fiume Niger. Figlia di Yemanjá e Aganjú, prima di sposarsi con Xangô, Yansã fu compagnaindomita d’Ogum Aiakà, il Rompe Mato Signore delle foreste; ma si raccontano anche alcune sue scappatelle con Oxossi Akerà. Secondo la leggenda Yansã sottrasse a Xangô il segreto per lanciare fuoco dalla bocca, e d’allora l’intrepida Yabà lancia fulmini, saette e scariche elettriche contro i suoi avversari, folgorandoli senza pietà e in maniera definitiva.

Yansã è la “Guerriera” per eccellenza che combatte per la giustizia, fiera e sfrontata sì, ma mai tracotante. Le medium quando la incorporano portano al collo una collana di perline rosso granata e brandiscono l’eruexim[1]oppure una foglia della pianta “la spada di Santa Barbara”, che é il suo simbolo.

Riceve gli ebòs vicino alle pietraie, dove gira l’energia di Xangô; ai piedi delle cascate, fra i sassi; preferibilmente in luoghi molto ventilati.

Yansã regge i sentimenti forti e audaci, pertanto i suoi figli e figlie si contraddistinguono per passionalità, allegria, capacità d’adattamento e rapidità di pensiero. Tradizionalmente ci sono nove Oyás e le leggende imputano questo fatto ad Ogum: molto più semplicemente, le nove Oyás potrebbero rappresentare i maggiori affluenti del delta del Niger, che, guarda caso sono nove. Le sue manifestazioni sono legate essenzialmente ai vari modi di presentarsi ed ai miti legati alla sua vita: gioventù, maturità e vecchiaia. Le affinità tra Yansã e Pomba Girasono molte e leggendo le caratteristiche dei caratteri delle sue figlie, scoprirete il perché.



[1] Frustino fatto con una coda di cavallo. Viene utilizzato per scacciare gli Egúns,i morti che tornano dall’oltretomba nei sogni o nelle infestazioni domestiche.

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Giorno della settimana: mercoledì

Numero rituale: 9

Curiador: moscato, spumante dolce

Colore: rosso granata, giallo arancio, marrone

Fiore: rosa tea

Frutto: mela, prugna, mango

Piatto: di coccio

Bicchiere: coppa

Olio: dendê

Amalás: igname, uova, miele, fagioli dell’occhio, gamberi secchi, carne di capra

Condimenti: sale, cipolla, alloro, peperoncino

Omaggio: nastri gialli

Orikì: Epparrey Oyá

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OXÚM LA SIGNORA DELLE ACQUE DOLCI

by on feb.22, 2012, under Umbanda, Umbanda - Quimbanda

Se diamo uno sguardo al passato noteremo, che tutte le grandi civiltà e le più importanti culture della storia dell’uomo, sorsero in prossimità di un grande corso d’acqua. Gli antichi Egiziani costruirono vicino al Nilo le loro città; la cultura mesopotamica si sviluppò sul Tigri e l’Eufrate; i cinesi espansero la loro cultura sulle sponde del fiume Giallo. Ancor oggi la presenza di un fiume significa acqua per l’uomo e per i suoi animali, la crescita dei prodotti della sua terra. L’acqua é sinonimo di vita, di progresso é abbondanza e sviluppo: ma non solo, un corso d’acqua favorisce gli spostamenti, i trasporti e soprattutto, i contatti con altre popolazioni, perciò la comunicazione e lo scambio culturale. In Europa occidentale, nel periodo medievale, i fiumi rappresentavano la via di comunicazione più sicura, meno costosa e funzionale.

Il pantheon yoruba contempla una differenza sostanziale tra l’acqua dolce di fiume e quella salata del mare, a quest’ultima, infatti, attribuisce una precedenza cronologica e mitica. Tuttavia l’importanza dell’acqua dolce e potabile è rilevata dal fatto che le Yabàs, che governano quest’elemento sono quattro, tre delle quali sono mogli o amanti dell’Orixá Xangô: la dorata Oxúm, la combattiva Oyá, la fedele Obá e l’atavica Ewá.

Le prime tre Yabàs, rappresentano gli aspetti fondamentali del fiume ed i modi dell’uomo di vivere ed impiegare le sue acque. Nella prima s’identifica l’acqua usata per irrigare i campi e consente la germinazione dei semi, mantenendo il corso della vita. La seconda é l’energia del fiume, la sua turbolenza: la terza infine, Obà, rappresenta le possibilità motorie, l’impiego dei corsi d’acqua per spostarsi e viaggiare.

Ma torniamo alla bellissima e provocante Oxúm, l’incontrastata dea del fascino, dell’amore, del sorriso e della bellezza, una sorta d’Afrodite dalla pelle d’ebano. Nata dal mare come Yemanjá, la signora dell’acqua dolce é soggetta a passioni non sempre spirituali e caste, ma a Lei si perdona tutto.

Ci si rivolge, a quest’affascinante Yabà è “Yeyè” ovvero Dolce Madre, poiché Oxum é simbolo di fecondità e parto. Lei è madre, tuttavia la sua maternità si considera in un modo diverso e certamente molto più complesso di quella di Yemanjà.

Nell’aspetto di “Signora della Concezione”, Oxúm concepisce a livello intellettuale con la creatività artistica, la fecondità dialettica ed in questo senso é madre in potenza.

Il partorire d’Oxúm non è necessariamente legato al fenomeno fisico e del resto la Yabà ha avuto un solo figlio, e questo non è sufficiente a classificare una divinità come madre. Inoltre si deve tener presente che, a suo figlio Logùn Edè, non é riconosciuto ne tributato in Brasile, e neppure in altri paesi dell’America Latina, un culto assiduo o importante.[1] A Cuba, ad esempio, nessun Pais do Santo lo conosce ed il culto d’Inlé, una delle manifestazioni d’Oxossi, suo padre, tende a scomparire per la severità dei precetti imposti ai fedeli.

Inoltre, le imprese di Logùn Edé non vanno oltre la leggenda di cui parleremo, perciò, quest’Orixà non é neppure molto produttivo dal punto di vista mitico[2]

Musa delle arti, Oxum é venerata in Brasile come Signora dell’amore fisico e sentimentale: tutti conoscono il suo inestinguibile languore amoroso. Dolce come il suo miele, nessuno le resiste, nemmeno il dio Padre Olorum, e nella leggenda legata ad Omulú Ajunsúm, il suo potere di convincimento è risaltato enormemente. Se la provocante Pomba Gira è il simbolo dell’attrazione sessuale, la languida Oxúm, si ferma un centimetro prima. È come disquisire sulla differenza tra erotismo e pornografia, ognuno può darne una definizione diversa e soggettiva.

Oxúm è il desiderio e Pomba Gira la voglia, ma potrebbe essere anche il contrario.

Nel Candomblé, tutti i riti d’amore ed i bagni d’attrazione sono caricati con il suo axè.

Il culto dell’Umbanda ha purificato la leziosa Yabà del suo aspetto più sensuale, ma questo è stato un errore gravissimo. In Oxúm non è ravvisabile il peccato: la sua spontaneità e l’ingenua naturalezza ne fanno una figura sacra, sia a livello umano sia divino. In Lei il male, il peccato e di conseguenza la colpa, sono inesistenti, perché Lei è così, affinché la vita possa continuare.

L’acqua dolce d’Oxúm si usa, non solo per far crescere i cereali e le piante, ma anche per mondarsi dalle impurità materiali, spirituali e per nutrire il proprio corpo. È l’acqua della vita, senza di Lei nulla é possibile: la bella e intrigante Oxúm è sempre innamorata, ama mischiarsi a tutto e a tutti, ma del resto Lei é l’acqua, il solvente universale.

Nei riti, per evocare Oxúm, s’indossano collane di perline gialle, che é il suo colore.

Considerata amorevole e dolce, YeYé sa vendicarsi dei suoi nemici, in modo crudele, colpendoli ai genitali e all’intestino. In Brasile non sono pochi gli aneddoti che si raccontano su persone che, non mantenendo fede ad una promessa fatta alla “Madre delle acque dolci”, ne sono diventate tristemente vittime.

Secondo la tradizione africana, le manifestazioni d’Oxúm sono sedici; alcune di queste hanno un valore unicamente iniziatico e sono generalmente legate ad Orunmilá, il destino; altre invece, più umanizzate, si manifestano nelle persone con caratteristiche e modalità differenti.

Vediamo adesso di analizzare le Oxùms più note.



[1]La moderna Umbanda lo ha quasi completamente dimenticato.

[2]Con questo non voglio assolutamente screditare la figura di questo Santo al quale tantissimo sono legato per motivi personali.

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Giorno della settimana: sabato

Numero rituale: 5 e 16

Curiador: spumante dolce, champagne

Colore: giallo, celeste

Fiore: rosa gialla

Frutto: uva, bergamotto, arancia, ciliegia, melone

Piatto: scodella di ceramica

Bicchiere: coppa

Olio: oliva

Amalás: zucca, miele, uova, gamberi secchi, noccioline americane, fagioli dell’occhio

Condimenti: sale, cipolla, aglio, zucchero bianco, limone

Omaggio: nastri gialli, pettine, specchio, profumi, cosmetici vari

Orikì: Ore Yeyè ô

 

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XANGÔ, FUOCO E PIETRA

by on feb.22, 2012, under Umbanda, Umbanda - Quimbanda


Xangô è la giustizia, l’ordine e l’equilibrio, ed ha tutte le caratteristiche del mitico Giove, sovrano dell’Olimpo greco, Dio degli Dei. Xangô re d’Oyò è uno degli Orixàs più venerati del pantheon Yoruba. La giustizia, che Xangô rappresenta, non é l’apparato legale di una nazione, va molto oltre la comprensione umana. E’ la Legge universale di Dio, anche se talvolta s’identifica con quella di una tradizione o di una cultura. L’uomo tende spesso a giudicare ingiusto ciò che lo coglie impreparato o va contro le sue speranze ed i suoi progetti.  La morte prematura di un figlio è ingiusta e innaturale agli occhi dei genitori; in realtà è un evento naturale per una Legge che trascende la giustizia umana.

L’arma di Xangô, un’ascia a due lame, esprime fortemente il concetto della relatività della giustizia terrena, infatti, ciò che è giusto oggi può non esserlo domani. Sulla terra il tempo é creato dall’uomo, ma in Xangô é presente un orologio le cui lancette sono d’Ifá, il Signore del destino, che governa su tutta la creazione.

Deciso, forte e valoroso è il simbolo delle istituzioni, della stabilità e del buon governo. Padre all’antica, autoritario, deciso e irremovibile è l’uomo d’onore per eccellenza. Xangô galante e donnaiolo è lo sposo delle belle Obá, Oxúm e Yansã, i tre fiumi della Nigeria.

Il dominio del potente Signore delle pietraie si estende al fuoco, ai tuoni, ai fulmini e alle rocce; Lui può essere esplosivo come un vulcano, la sua voce è quella del tuono di cui è padrone.

Caò kabiecilè!” si dice quando si avvicina la tempesta “Ekuà, Ekuà meu Pai[1]“. La furia del roboante Xangô é terribile, non conosce lim,iti o misure di sorta. Solo Oxalà, riesce a calmare questa forza della natura e placare la sua ira: perciò, se avete sentore che l’ira di questo Orixà si é abbattuta su di voi rivolgetevi subito al Capo delle Sette Linee chiedendo umilmente, con un eappropriato, il suo soccorso, per evitare seri guai.

Passione cieca, smodato desiderio, tradimento, tracotanza e violenza sono i difetti più evidenti di Xangô, che, per alcune caratteristiche è molto simile al grande Ogum. Secondo la leggenda, originariamente Xangô e Ogum indossavano entrambi una collana di perline rosse; fu il vecchio Oxalufá[2](Igba Ibò) ad incoronare Xangô come quarto re del regno d’Oyò, e a donargli una collana di sei perline bianche e sei rosse alternate, per rilevare la sua stirpe regale.

Si racconta che il re del regno d’Oyò fosse sempre in guerra con i popoli confinanti, sui quali riusciva sempre ad avere la meglio. Un giorno giunsero nel suo regno due guerrieri delle città assediate; Túnin, chiamato anche Agbalé Olofa Inán “Colui che scaglia frecce di fuoco” e Gbonkà, che era alto e forte come un gigante. I due chiesero all’imbattibile re d’Oyò insegnargli la vera arte della guerra.

Xangô accettò, ma si limitò negli insegnamenti, temendo una futura rappresaglia, anche perché i due giovani guerrieri, acquisivano ogni giorno sempre più fama e reputazione presso il suo popolo. Giunse infine il giorno della guerra e Agbalé Olofa Inán e Gbonkà, davanti ai dodici ministri istituiti da Xangô dissero, che erano disposti anche a morire per provare la fedeltà al loro re e che Xangô, se lo desiderava, poteva togliergli subito la vita, con la sua stessa mano. Detto fatto il Re dei tuoni, fece costruire una pira e ordinò che fossero bruciati vivi. Preparato il rogo, i due giovani, secondo la volontà di Xangò furono gettati fra le fiamme, ma per incanto il fuoco non lambì neppure la loro pelle. Irritato il Re di Oyò, decise che dovevano camminare sui carboni ardenti, ed i due eroi superarono anche quella prova. Adirato, Xangô ordinò che fossero gettati nell’olio bollente; nulla, i due resistettero anche a quella feroce tortura. Demoralizzato per l’errore commesso e umiliato, il Signore dei tuoni, sparì davanti alla folla stupefatta e disorientata da quei prodigi. I giorni che seguirono furono i peggiori a memoria d’uomo, per il regno d’Oyo, che vide esplodere una terribile violenza tra la sua gente; nascite di bambini deformi; lampi e tuoni paurosi e saette minacciose serpeggiare nei cieli. Tutti imputarono questa serie di disgrazie a Xangô: “È diventato un Orixá!” dicevano impauriti.

Túnin e Gbonkà tornarono ai loro paesi, sparirono nel frattempo anche Oxúm e Oyá, le due favorite di Xangô. I Mangbàs, che erano i ministri del regno, interrogarono i sacerdoti che confermarono i sospetti del popolo, il loro Re era diventato un Orixà. Fu subito istituito un culto per il nuovo Orixà, al quale attribuirono a livello spirituale, le stesse preferenze personali che Xangô aveva in vita: gli offrirono i cibi, le bevande, gli oggetti che più amava nel tentativo d’imbonirlo. Subito le tempeste si placarono, finirono le violenze e la gente ritrovò la pace. I Saggi organizzarono così un consiglio di nuovi ministri, che incaricarono di mantenere per sempre vivo, il culto del nuovo Orixà, “Xangò”. I ministri scelti erano i vecchi re, principi e governanti dei territori conquistati dal prode Xangô quand’era in vita.

Nel Candomblé il ricordo di questo “Consiglio” è mantenuto nel gotha dei dodici Ogãs[3]più vecchi del Terreiro. La superiorità e il prestigio degli Ogas si evidenzia ancor oggi é indispensabile, infatti, chiedere la loro opinione prima di prendere qualsiasi decisione. Alla morte di un Ogas, la carica passa subito ad un altro, affinché il loro trono (sono seduti alla destra e alla sinistra del sacerdote), non sia mai vacante.

Nel Jogo do búzios,[4]Xangô parla nella dodicesima Odu, chiamata Ejila Xeborá, e dodici sono anche le sue manifestazioni e i ministri del suo leggendario regno.



[1]Lett. Pietà, Pietà “Padre Mio”.

[2]Metafora del dio in terra, che viene a legittimare la monarchia teocratica di Xangô.

[3]Membri del Terreiro con obblighi rituali.

[4]Oracolo africano a struttura geomantica.

 

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Giorno della settimana: mercoledì

Numero rituale: 4

Curiador: birra scura

Colore: rosso, marrone (Xangô vecchi)

Fiore: garofano bianco, palma rossa

Frutto: mela, banana

Piatto: secondo le circostanze di coccio o di ceramica

Bicchiere: non ne usa. La birra gli va offerta in una bottiglietta di vetro.

Olio: dendê

Amalás: gombos, mais bianco, miele, fagioli dell’occhio

Condimenti: sale, cipolla

Omaggio: sigaro e fiammiferi

Orikí: Caò Kabiecilè

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IEMANJA RAINHA DO MAR (Regina del Mar)

by on feb.22, 2012, under Umbanda, Umbanda - Quimbanda

 

La regina del mare Yemanjá è la sintesi dell’elemento acqua, culla di tutte le creature; è il liquido amniotico in cui gravita l’essere prima di diventare tale. Lei è la luna, madre e vergine, sorella e sposa; é la più importante figura femminile di tutti gli Orixás é la sirena che attrae, piena di fascino e mistero.

Signora della fecondità e della consolazione, Yemanjà rappresenta l’amore e la serenità, ma nel momento dell’ira quando la sua energia manca d’equilibrio, si rivela una spietata e terribile nemica. Nelle sue acque nere e profonde naufragano tutte nostre speranze, inghiottite nel pauroso gorgo di Calunga, l’Abisso insondabile, che l’uomo conoscerà solo dopo la morte.

Secondo la leggenda Yemanjá nacque dall’unione d’Obatalá (il cielo) e Oduduá (la terra). Si sposò con suo fratello Aganjú (una delle manifestazioni di Xangô) e da quest’unione nacque un figlio, Orungán, così bello e pieno di talento da suscitare l’invidia del padre. Un giorno Orungán, preso da cieco desiderio rapì e violentò sua madre Yemanja, che, afflitta e in preda alla disperazione fuggì e infine spezzata dal dolore cadde a terra morta. I suoi grandi seni si aprirono e formarono due enormi fiumi che sfociarono in un lago; dal suo fecondo ventre nacquero tutti gli altri Orixás: Dadà,[1]Xangô, Olokúm,[2]Olosà,[3]Oyá, Oxúm, Obá, Oko,[4]Oxossi, Ogum, Exú, Oké,5Ayé Xaluga,[5]Oxambìn,Xapanã, Orúm[6]e Oxù.

In questa leggenda non compaiono Ossanhe e Omulú, poiché questi sono da considerarsi figli d’Obatalá e Oduduá.

La collana rituale della Signora del mare è formata da sette perle bianche, seguite da sette celesti: poi ancora una bianca ed una celeste, alternate per sette volte (in tutto quattordici), si ripete il ciclo sino a raggiungere la lunghezza desiderata.

L’affascinante Yemanjà emerge dalle acque del mare avvolta in un abito azzurro, bellissima, con i lunghi capelli neri mossi dalla brezza marina, lo sguardo pieno di promesse e le braccia aperte nell’atto di donarsi. Il suo seno prosperoso non ha nulla di sacro, ma celebra la disponibilità di Yemanjà ad offrirsi generosamente ai fedeli ed evidenzia, inoltre la sua fecondità. Sul suo capo brilla una stella e ai piedi fra le onde, galleggiano rose bianche e rosa, mentre la luna crescente, che illumina il cielo notturno fa risplendere le monete d’argento che la Yabà lascia cadere copiose dalle mani.

Nel sincretismo Yemanjà rappresenta la Madonna del Rosario e in alcuni Terreiros Stella Maris.

La splendida Yabà ha molte manifestazioni, noi esamineremo le più importanti, quelle che ancora scendono fra noi.

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[18]Orixá intrinsecamente legato a Xangô.

[19]Controparte maschile della stessa Yemanjá. Va inteso come il mare nella sua concezione di totalità delle acque.

[20]È, nell’androgino Olokúm, la parte femminile, la sua sposa. In Nigeria è un Orixá legato alle specifiche famiglie nobili di Adele, di Oba Eko, Isale Eko ed Eko Ile.

[21]Orixá dei campi.

[22]Spirito della buona fortuna, rappresentato come un’enorme conchiglia. Ricorda molto la nostra cornucopia.

[23] Il sole

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Giorno della settimana: sabato

Numero rituale: 7

Curiador: champagne o spumante

Colore: bianco, celeste, rosa (per Azili)

Fiore: rosa bianca senza spine[1]

Frutto: cocomero

Bicchiere: coppa

Piatto: scodella di ceramica

Olio: oliva, dendê

Amalás: riso, frutti di mare, gamberi, pesce, mais bianco

Condimenti: cipolla grande

Omaggio: specchi, pettini, nastri bianchi e celesti, profumo, monete d’argento, saponette

Orikì: Odoyá.



[1]Queste vanno sempre tolte a mano.

 

Tratto dal Libro ATABAQUES IL TAMBURO DEGLI DEI

 

 

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CRISTALLOTERAPIA

by on feb.10, 2012, under Misteri

La medicina di Ildegarda di Bingen (1098-1179) è stata ignorata per ottocento anni. Solo dopo il ritrovamento di una copia di un suo trattato nella biblioteca imperiale di Copenhagen, si è risvegliato l’interesse per la prima medicina psicosomatica cristiana.
Ildegarda ha rivoluzionato la visione del mondo del suo tempo e ha precorso la scienza moderna, definendo la guarigione un processo globale che avviene su più livelli e affermando che ciò che può farci guarire è già presente nel nostro corpo, mentre le energie curative sono presenti nella natura.
Santa Ildegarda affermava che il cristallo è il cuore congelato dell’acqua che nemmeno i raggi solari riescono a sciogliere. Usava l’acqua dove era stato in immersione un cristallo per un’ora per curare le malattie cardiache, il mal di pancia e le gastriti.
La medicina Ayurvedica usa il cristallo di rocca per fermare i sanguinamenti e per ridurre le febbri (in qualsiasi supermercato sono disponibili già da oltre 40 anni delle piccole barrette di cristallo di Rocca vendute per fermare la sanguinazione provocata dai piccoli taglietti derivanti dalla rasatura maschile). Grazie alla sua grande versatilità può essere posto su tutti i chacra e su ogni parte del corpo dove vi sia la necessità di attivare ed attirare energia guaritrice.

Vediamo ora le principali proprietà di alcuni cristalli attribuite dalla cristalloterapia*.

ACQUAMARINA: CONTRO LE ALLERGIE RESPIRATORIE E PER MIGLIORARE L’ESPRESSIONE VERBALE

L’acquamarina è un berillo di colore azzurro, celeste chiaro o verde-blu.
La Cristalloterapia la considera la pietra dei sentimenti limpidi, innocenti, che infondono sensazioni di benefica tranquillità e di disponibilità e apertura verso il mondo esterno; essa ritiene che doni spensieratezza, creatività, comunicatività, armonizzando l’espressione verbale e donando una maggiore fiducia in se stessi e la consapevolezza delle proprie capacità e che riduca ansia, paura ed irrequietezza stimolando la capacità di esprimere il proprio pensiero senza il timore di dover subire il giudizio degli altri.

Si ritiene che mitighi le patologie causate da allergie respiratorie se portata all’altezza del chacra della gola.

AMBRA: NON EMETTE UNA FORTE ENERGIA TERAPEUTICA MA HA IL POTERE DI ASSORBIRE E RISUCCHIARE I DISAGI DEL CORPO

L’ambra è una sostanza organica, non una vera e propria pietra: in effetti è la resina, fossilizzata, di conifere preistoriche. Non emette una forte energia terapeutica ma ha il potere di assorbire e risucchiare i disagi del corpo.
E’ benefica se posta in qualsiasi zona del corpo che presenti la necessità di essere riequilibrata, o in qualsiasi punto del corpo oppresso dal dolore.
Assorbendo le energie dissonanti ci aiuta nel nostro processo di autoguarigione.
Posta sul 3° chacra rivitalizza i tessuti degli organi interni, esercita un’influenza positiva sul sistema endocrino, sulla milza e sul cuore. Calma gli spasmi dello stomaco dovuti all’ansietà, migliora l’attività cerebrale e la memoria. Cura l’asma, le malattie infettive e le allergie, dona forza, saggezza e pace: per questo motivo è utile che sia portata da coloro che soffrono di profonde crisi depressive e suicide.
Si può usare nell’acqua del bagno per liberarci dal peso di una giornata stressante o per ridurre i fenomeni allergici.
E’ un eccellente disintossicante. Protegge dalle radiazioni prodotte da computer, televisori, da quelle che si possono assorbire negli aeroporti e sugli aerei, dai raggi solari nocivi e dai raggi X. Famosi sono i bracciali o le collanine in ambra che nella medicina naturale facilitano il sonno e leniscono i dolori della dentizione nei bambini.

AMETISTA: SAGGEZZA E SERENITA’ NELL’AMBIENTE IN SI VIVE

L’ametista è un quarzo di colore viola. E’ chiamata la pietra dell’umiltà perché suggerisce di rinunciare al nostro orgoglio in cambio di una saggezza e di una serenità più elevate.
Per la sua caratteristica di donare serenità è utile a chi ha perso una persona cara (elaborazione di un lutto): in questo caso reca tradizionalmente conforto liberando dalla tristezza. La sede ideale per assorbire le emanazioni energetiche dell’ametista è il 6° chacra (terzo occhio), pur operando egregiamente anche sul 4° e sul 7°.
Riduce la rabbia, smussa l’impazienza, è raccomandata negli stress da eccesso di lavoro, negli stati di tensione e prostrazione. Può essere portata da chi possiede un carattere tendente alle facili arrabbiature in quanto aiuta a ristabilire un equilibrio dopo uno stato di collera.
Cura e dissolve le emicranie di origine nervosa, concilia il sonno e scaccia gli incubi ricorrenti; a tale scopo sarà utile porre un cristallo sulla fronte prima di addormentarsi, programmandolo per un sonno sereno, dopo di che andrà posto sotto il guanciale; anche una bella drusa di ametista o una grossa punta singola, poste sul comodino, emaneranno i loro effetti benefici conciliando un sonno sereno e ristoratore.
Cura, secondo alcuni, le affezioni degli occhi, il cuoio capelluto ed i capelli, la ghiandola pituitaria, il timo e la tiroide, bilancia l’equilibrio degli zuccheri nel sangue stimolando l’attività del pancreas ed il metabolismo, stimola la produzione di globuli rossi e rigenera i tessuti. Invita alla sobrietà aiutandoci a non eccedere nell’assunzione di alcol, cibi ed altro.
Le capacità curative delle creme antiacne sono potenziate, si dice, se si porrà nel vasetto un sasso di ametista. Si possono inoltre tamponare le zone colpite dai brufoli con dell’acqua in cui è stata immersa, per almeno ventiquattr’ore, un sasso di ametista o una piccola drusa dello stesso minerale.
Nella terapia con i cristalli l’ametista è associata al quarzo rosa (posto sul 4° chacra) in quanto, mentre quest’ultimo calmerà il cuore, l’ametista calmerà la mente.
Si usa anche sul 7° chakra per favorire un rapporto più intimo e profondo con le energie superiori.
Un bel geode o una drusa, o una grande e singola punta di ametista, poste in bella mostra nell’ambiente in cui viviamo, lo purificheranno e lo difenderanno da eventuali energie negative.
Nell’antichità l’ametista era ritenuta un potente disintossicante.

AVVENTURINA: OLTRE A RISULTARE LENITIVA PER IL CHAKRA DEL CUORE, L’AVVENTURINA E’ ECCELLENTE PER CURARE I DISTURBI DELLA PELLE

L’avventurina è un quarzo traslucido di colore verde leggermente scuro ed olivastro. E’ considerata una pietra di guarigione in risonanza con le vibrazioni del 4° chacra.
Il cuore affaticato ed oppresso da sentimenti contrastanti ritrova ottimismo e leggerezza prendendo le distanze dai problemi che lo affliggono; per questi motivi è utile, da indossare all’altezza del cuore, a chi segue una psicoterapia, per essere aiutato a ritrovare la serenità ed un atteggiamento positivo nei confronti della vita. Allontana le paure eccessive e l’ansia. Associata alla malachite, l’avventurina rimuove disagi risalenti all’infanzia (che la malachite farà emergere) perché possiamo liberarcene.
Si può posare sugli occhi per favorire una visione più chiara dei problemi che affliggono il cuore ed è anche indicata nei casi di miopia o di infiammazione del bulbo oculare.
Rinforza la ghiandola del timo ed è benefica per il sistema nervoso; si può immergere nell’acqua del bagno per curare i disturbi della pelle: allergie, acne, forfora, eczemi, orticaria, pruriti e psoriasi.
Chi ama tentare la sorte al gioco può indossarla come portafortuna per avere una chance in più.

BOJI STONES

Le Boji stones sono piriti sferiche formatesi nel fango dei fondali marini e, una volta venute alla superficie, sono state ricoperte da limonite che è un minerale ossido idrato di ferro. Sono sfere ferrose magnetiche e per questo motivo è utile non riporle insieme ma separatamente per evitare che si smagnetizzino a vicenda. Vanno pulite e ricaricate solo sotto sale, o con del bicarbonato di sodio ed uno spazzolino da denti, mai in acqua in quanto l’alta percentuale di ferro di cui sono composte potrebbe ossidare; rare ed antiche come il dinosauro preistorico, si stanno estinguendo e non si creeranno più su questa terra.
Esiste la Boji maschile e quella femminile, secondo se sono visibili sulla superficie i cristalli cubici di pirite (maschile) o meno (se la superficie è solo increspata, la Boji è denominata “femminile”). La cristalloterapia utilizza le due qualità di Boji (maschio e femmina) per equilibrare l’organismo: il maschio sul lato sinistro del corpo e la femmina sul lato destro; essa afferma che, indossate correttamente, favoriscono l’equilibrio psicofisico. Quando le due Boji sono poste con la loro polarità attiva sul corpo è possibile rimuovere il dolore in pochi minuti. La foto Kirlian mostra che le Boji risanano le lacerazioni dell’aura ed equilibrano il campo energetico del corpo umano.
Le pietre Boji sono antiche quanto la terra stessa. Giacciono sul fondo di una naturale piramide di terra alta diversi piani, nel Kansas, USA. Vengono allo scoperto grazie all’erosione del terreno e si presentano con uno stelo ferroso al cui apice vi è un rigonfiamento sferico che è la Boji vera e propria; la sua durezza è di 7,4.
Diversamente da qualsiasi altra pietra, le Boji sono tenute insieme dall’energia che è al loro interno. Se l’energia di una Boji si esaurisce o si distrugge la pietra cambia la propria struttura molecolare riducendosi in polvere. I geologi ritengono che questo sia un aspetto veramente insolito; un geologo ha affermato che la Boji gli ricordava il corpo umano, il quale è tenuto insieme dall’energia vitale: quando l’energia svanisce la roccia si distrugge e gli elementi chimici e minerali diventano polvere.
Strofinando due Boji insieme al buio si possono vedere volare delle scintille, e mettendole nel fuoco esploderanno. Se sono lasciate a terra, con il passare del tempo l’energia svanisce e la pietra si disgrega.
I nativi d’America consideravano sacro il terreno dove giacciono questi “semi della terra”. La cristalloterapia ritiene che la forza di queste piccole pietre sia utile per equilibrarci e per allineare i chakra rimuovendo e rimescolando i processi di carattere interiore. Fanno emergere le emozioni represse e rendono l’individuo più forte e più consapevole delle proprie potenzialità. Aiutano a riconoscere le idee distorte e gli atteggiamenti negativi.
Pur essendo utili su tutti i chakra che hanno bisogno di essere attivati e riequilibrati, trovano particolare risonanza sul 1° chakra attraverso il quale riconnettono corpo e psiche alla terra. Equilibrano il campo energetico, eliminano i blocchi di energia e purificano, ricaricano e riempiono i vuoti dell’aura; sono utili per il ringiovanimento e la rigenerazione delle cellule.
E’ necessario avere sempre una coppia di Boji per poterne tenere una in ogni mano in modo tale da poterne assorbire, attraverso i chakra presenti nei palmi delle mani, la loro energia rivitalizzante; con la stessa pratica potremo ridurre il dolore fisico. Tenendo le Boji nel freezer e ponendole su di una scottatura, si evita il formarsi della vescica; applicando una Boji su di un’area ferita del corpo, il dolore è alleviato e la guarigione è più rapida; leniscono il mal di denti.
Prima di usare un paio di Boji iniziate usandole come se fossero due magneti. Mentre le tenete fra le mani avvicinatele ed allontanatele. Se non avvertite una lieve attrazione, rovesciate una delle due Boji e ripetete l’azione, se necessario, anche con l’altra, fino a quando avvertite che si attraggono. Il lato della Boji da posizionare sul corpo è quello che ha provocato l’attrazione verso l’altra pietra. Esse hanno una polarità bilanciata ed operano in modo ottimale quando la polarità è posta correttamente; possono essere usate per equilibrare i punti meridiani del corpo al posto dell’agopuntura e dell’agopressione.

CALCITE VERDE: Un ottimo rimedio contro le malattie da raffreddamento

La calcite è un minerale molto comune che si trova, in natura, in molte varietà anche molto diverse nell’apparenza. In cristalloterapia, oltre allo Spato d’Islanda, limpido ed incolore, si usano i vari colori della calcite “satinata”, semitrasparente, diafana, dalla lucentezza vitrea e semivitrea.
Fin dall’antichità veniva usata come pietra curativa attivatrice di tutti i processi vitali. Stimola il metabolismo ed attiva i processi di rigenerazione cellulare ed il sistema immunitario.
La CALCITE VERDE è fortemente guaritrice: sblocca le rigidità mentali e fisiche, ci aiuta a sostituire le paure e le vecchie abitudini con altre più salutari. Sul 4°chacra cura il catarro, la tosse, la bronchite e l’influenza: in questi casi sarà utilissimo associare alla pietra anche l’acqua energetica fino qualche giorno dopo la scomparsa dei sintomi. Per la prevenzione dell’influenza sarà opportuno assumere quattro gocce al giorno di acqua energetica di calcite verde e quarzo rutilato durante tutto il periodo invernale.

CRISTALLO DI ROCCA

Il cristallo di rocca o quarzo ialino è la varietà di quarzo più diffusa sulla terra. Si presenta in forme sia microcristalline sia macrocristalline, raggiungendo anche dimensioni ragguardevoli.
Può presentare talvolta inclusioni di altri minerali quali il rutilo, il cloro, la tormalina, ecc.
Chiunque tenti i primi approcci alla cristalloterapia necessita, prima di ogni altra pietra, di un cristallo di rocca in quanto esso possiede l’energia più pulita e più semplice (ma non la più elementare) per introdurci alla scoperta dell’affascinante mondo dei cristalli curativi.
Ogni cristallo di rocca è un generatore dell’energia più pura che ci sarà elargita se, semplicemente, ci porremo in sintonia con esso, è la pietra che guida verso la chiarezza: è un potente conduttore di energia che illumina chi lo possiede. Una grossa punta di cristallo proteggerà noi e la nostra casa, mentre un piccolo cristallo, indossato, donerà equilibrio alle nostre energie, ci proteggerà e scaricherà su di sé le tensioni negative che sono in noi e quelle di chi ci circonda.
I cristalli di quarzo ialino nei quali ci imbatteremo nella nostra vita ci aiuteranno, comunque, nella nostra crescita personale e ci avvolgeranno di benefica energia positiva.
Santa Ildegarda affermava che il cristallo è il cuore congelato dell’acqua che nemmeno i raggi solari riescono a sciogliere. Usava l’acqua dove era stato in immersione un cristallo per un’ora per curare le malattie cardiache, il mal di pancia e le gastriti.
La medicina Ayurvedica usa il cristallo di rocca per fermare i sanguinamenti e per ridurre le febbri; attualmente la cristalloterapia usa il quarzo ialino, oltre che per potenziare l’emanazione energetica di altre pietre e per la loro ricarica (in forma di drusa), per le sue proprietà emostatiche e per le sue capacità di rigeneratore dei tessuti. Grazie alla sua grande versatilità può essere posto su tutti i chacra e su ogni parte del corpo dove vi sia necessità di attivare ed attirare energia guaritrice.
Un cristallo di rocca può essere immerso nelle creme da giorno, nei tonici e nelle creme dopo-sole perché ne migliori l’efficacia. L’acqua energetica potrà essere usata per tamponare ferite e da prendere in gocce per rendere più veloce la cicatrizzazione dei tessuti e contro le vertigini, la diarrea e la nausea nonché nelle situazioni di debolezza, astenia, nelle convalescenze e quando si avverte il bisogno di un maggiore equilibrio psicofisico.

LABRADORITE POTENZIA IL FASCINO PERSONALE

È una pietra verde-blu dalle variazioni perlacee metalliche ed iridescenti. È anche chiamata la “pietra del fascino” perché si dice che aumenti l’avvenenza di chi la indossa.
Possiede la proprietà di attivare tutti i centri di energia, la sua azione benefica viene però espressa principalmente sul vortice dell’ipofisi (6°).
Accentua ed evidenzia la forza di ogni persona a vivere in armonia con il mondo e di partecipare con la società; aiuta a relazionarsi agli altri.
Può servire per risvegliare talenti nascosti e per donare maggiore allegria; assorbe la negatività, attiva l’autoguarigione ed attenua la gelosia.
Cura i disturbi della circolazione sanguigna, i crampi, le nausee ed i dolori allo stomaco dovuti all’infiammazione del nervo vago ed i disturbi della colonna vertebrale.
È importante evitare la pulizia con il sale.

LAPISLAZZULI CI AIUTA CONTRO LE FEBBRI E LE INFIAMMAZIONI ED E’ OTTIMO CONTRO L’IPERTENSIONE ARTERIOSA

Di un bel blu brillante, tendente al blu scuro, con rare chiazze di calcite bianca e di pirite dorata.
Il chacra di maggiore risonanza è il 5°, ma agisce anche sul terzo occhio (6°).
Il lapislazzuli è indicato per quasi tutte le infiammazioni della gola e, agendo sul vortice laringeo, raggiunge la tiroide.
È un potente purificatore ed agisce in caso di gonfiori, punture, infiammazioni, eruzioni, febbre, pressione alta, mestruazioni dolorose, allergie di ogni genere, eczemi, asma; regola la funzionalità della ghiandola pituitaria, protegge il DNA e migliora la circolazione linfatica.
Questa pietra è talmente tanto disponibile nel donarci la propria energia e le proprie capacità di guarigione, che ha fatto riscontrare ottimi successi anche nella sperimentazione su soggetti affetti da autismo, che è l’estrema incapacità di comunicazione con l’esterno.
Abbinato al corallo, il lapislazzuli induce alla dolcezza e faciliterebbe le relazioni amorose. È sconsigliato, invece, l’abbinamento con il Turchese. È un ottimo purificatore di sostanze tossiche: un lapis, preferibilmente tagliato a forma conica o piramidale, pare essersi rivelato un buon depuratore di cibi; si può tenere in cucina o, addirittura, in frigorifero.
Dal punto di vista psichico il lapislazzuli rappresenta la possibilità di raccontare i sentimenti, di comunicare agli altri quello che abbiamo elaborato nel nostro processo di crescita. È il canale giusto attraverso il quale lasciar fluire verso gli altri i profondi contenuti del nostro essere.
Può anche essere collocato sul terzo occhio (6°) per penetrare i blocchi del subconscio ed entrare in contatto con la mente intuitiva. Ai fini di sviluppare la stabilità e l’energia della mente, utilizzeremo il lapislazzuli affinché svolga un’opera di penetrazione più che di cura. In questo caso, per raggiungere lo scopo terapeutico desiderato, assoceremo al lapislazzuli pietre specificamente curative, come l’avventurina, il quarzo rosa e l’ametista.
Il lapislazzuli ci accompagnerà nel viaggio negli angoli più remoti ed oscuri della nostra personalità e del nostro inconscio, allo scopo di ritrovare, per poi potercene liberare, quelle vecchie zavorre che ci appesantiscono e limitano la nostra crescita spirituale.

MOQUI BALLS

Queste pietre, formatesi misteriosamente circa 130-155 milioni di anni fa e rinvenute alla base del Navajo Sandstone, sono ruvide e di forma sferica. La parte esterna è formata da un massiccio deposito ferroso naturale e l’interno è composto da arenaria finissima color corallo (molto più fine delle circostanti arenarie del Navajo Sandstone).
Le Moqui Balls, dalla forma arrotondata e dal colore nerastro si trovano nello Utah e sono alquanto simili, per forma e proprietà energetiche, alle Boji Stones, alle Kejapo stones ed alle Kansas pop rocks; sono chiamate anche Moki marbles o Pietre dello sciamano, in quanto si ritiene siano potenti alleati sia nel cammino di evoluzione personale che nelle situazioni di guarigione.
Nell’ambito del lavoro spirituale individuale queste pietre ci connettono con l’energia della terra; esse possiedono un’emanazione energetica maschile-femminile bilanciata che risulta sia stabilizzante che energizzante; fortemente protettive, assorbono negatività ed accumuli nei campi energetici rinnovandoli e purificandoli.
L’arenaria, che costituisce il nucleo del globulo, è una sabbia, e cioè silicio, che possiede una emanazione riequilibratrice, come il cristallo di rocca (o quarzo ialino), anch’esso silicio. L’ossido di ferro del guscio, invece, possiede una emanazione di forza e rivitalizzante. L’emanazione energetica della parte esterna (ossido di ferro) “veicolata” dall’emanazione di quella interna (silicio) e dalla frequenza del colore rosa dell’arenaria fa sì che queste sfere siano fortemente riequilibratrici di Sushuma – che è il canale centrale dell’energia dei chakra – attorno al quale si incrociano Ida e Pingala, le due nadi.
Si dice che gli sciamani appartenenti a varie tribù dei nativi d’America usassero le Moqui Balls per i contatti di iniziazione e per approfondire l’interazione con le proprie guide animali.
Si può collocare una di queste pietre sul 7° chacra ed un’altra sul 1°, o sulle piante dei piedi: le vibrazioni generate purificheranno tutti i centri energetici e normalizzeranno, riattivandolo, il flusso di energia lungo la spina dorsale. Una Moqui Ball, posta sul terzo occhio (6°) favorirà la chiaroveggenza e la percezione di eventi distanti o addirittura di vite precedenti.
Le Moqui hanno un sottile effetto magnetizzante sul campo energetico, sgombrano e ricaricano le zone dove sono poste. Sono particolarmente efficaci quando ne viene tenuta una in ogni mano durante i viaggi interiori o la meditazione. Poste sotto il cuscino favoriscono l’attività onirica ed il ricordo dei sogni al risveglio; amplificano l’abilità individuale di vedere oltre il velo delle apparenze fino al cuore della realtà.

ONICE: LA PIETRA DELL’AUTOSTIMA E DELL’EGOISMO

Santa Ildegarda prescriveva una ricetta di aceto all’onice con il quale condire tutti i cibi per far calare la febbre e curava le malattie degli occhi con del vino in cui era stata posta una pietra di onice per due settimane.
L’onice è considerata la pietra della maturità, la pietra per chi ha la forza e l’equilibrio di guardare la verità nella sua interezza, fatta di bene e di male, di chiaro e di scuro, è la pietra di chi ha la capacità di guardare ad entrambi gli aspetti della vita (quello bello e quello brutto) accettandoli entrambi con lo stesso atteggiamento consapevole. Era anticamente usata nei riti di fertilità e per incrementare le energie fisiche e sessuali.
Sul I chakra entra in vibrazione con le nostre energie corporee caricandole di forza ed intensità. Rafforza l’autostima, apre la via per conoscere meglio se stessi, per amarsi di più ed accettarsi, per farci sentire che ci siamo, che il nostro corpo c’è e ci appartiene.
Coadiuva l’assimilazione delle vitamine del gruppo E e B, al fine di rafforzare la vista, la struttura dei capelli, della pelle e delle unghie (l’acqua energetica di onice e cristallo di rocca è un’ottima lozione da usare contro la caduta dei capelli; per rinforzare le unghie si può porre un sasso di onice nella coppetta di acqua tiepida dove immergeremo le dita prima del manicure).
L’abuso può produrre effetti negativi (viene anche chiamata, infatti, la pietra dell’egoismo), allontanando le amicizie e creando discordia tra gli amanti ma, proprio grazie a questi suoi poteri, può essere indossata per acquistare la fermezza necessaria per porre termine a relazioni fastidiose, assicurando protezione contro quelle persone che riteniamo invadenti.
Circondarsi di troppo onice può essere deleterio per il corpo e creare squilibri a carico del flusso della nostra energia naturale.

QUARZO ROSA, GRAZIE ALLA SUA GRANDE “DISPONIBILITA’” E VERSATILITA’, SCIOGLIE I BLOCCHI DEL 4° CHAKRA ED AIUTA A MANTENERE LA LINEA!

E’ un cristallo il cui colore, dovuto alla presenza di titanio, varia dal rosa intenso al rosa chiaro, quasi incolore.
Il quarzo rosa è la pietra più importante del 4° chacra, la sua energia ci è indispensabile per ottenere autorealizzazione e pace interiore: lenisce e guarisce qualsiasi ferita, sia fisica sia psichica, inflitta al nostro cuore (non a caso è stata chiamata “la pietra della consolazione”). E’ utile a tutti coloro che sono incapaci di dare e ricevere amore e, quindi di venire rivitalizzati da questo sentimento.
Il quarzo rosa infonde l’energia che nasce dal perdono e riprogramma il cuore in modo tale che ami se stesso. Insegna che la fonte dell’amore scaturisce all’interno di sé e che, a partire da quella fonte di amore infinito, qualsiasi ferita, per quanto profonda e dolorosa, può essere curata.
E’ considerato un toccasana per sciogliere le tensioni causate da carenze affettive e da rigidi atteggiamenti difensivi nel rapporto con sé e con gli altri. Queste durezze possono essere la causa remota di stitichezza, emorroidi ed ogni genere di spasmi, compresi quelli che si manifestano con accelerazione del battito cardiaco ed extrasistole.
E’ eccellente per il sistema circolatorio, il cuore (per la cura dei problemi cardiovascolari è anche utile porre un sasso di grosse dimensioni sul comodino o, ancora meglio, sotto il letto all’altezza del torace) ed il fegato. Diminuisce i problemi sessuali legati all’emozione, aumenta la fertilità. Come tutte le varietà di quarzo protegge dalle radiazioni.
Possiamo utilizzare il quarzo rosa anche per dare tono e per rinvigorire il nostro aspetto, grazie a questa sua caratteristica è particolarmente indicato a coloro che hanno problemi di linea (può essere anche utile per massaggiare le zone cellulitiche con un uovo di quarzo rosa tenuto nel palmo della mano). Migliora la luminosità della pelle e distende le rughe (si può anche porre un sasso di quarzo rosa nei vasetti delle creme che si usano abitualmente per il viso e per il corpo, allo scopo di aumentarne l’efficacia).
Il vortice di entrata del quarzo rosa è il 4°, ma un vortice focale è anche la base della spina dorsale (1°); può anche essere tenuto nei palmi delle mani poiché, attraverso questi vortici, aiuterà l’assimilazione delle proteine e del potassio. Le collane di quarzo rosa sono ideali da portare in quanto, venendo a contatto con il torace, stimolano molti punti chacra del cuore.

RODOCROSITE: DI COLORE ROSA INTENSO CON STRIATURE CHE VARIANO DAL ROSA PIU’ CHIARO AL BIANCO, LA RODOCROSITE CI ACCOMPAGNA NEL NOSTRO PERSONALE PROCESSO DI INNOVAZIONE SPIRITUALE E FISICA

La rodocrosite è una pietra relativamente giovane, infatti è stata scoperta circa 700 anni fa. Si presenta di colore rosa intenso con striature che variano dal rosa più chiaro al bianco. Si può trovare anche sotto forma di stalattiti e stalagmiti. Questa pietra è un ottimo ponte che ripristina il flusso energetico fra i chacra alti e quelli bassi, risanando i blocchi emotivi che l’interruzione di questo collegamento comporta.
La sede ideale dove porre la rodocrosite è un po’ al di sotto del 4° chacra, immediatamente sotto lo sterno, fra le costole, perché faccia da trait d’union fra le triadi inferiori e quelle superiori.
Quando il diaframma è contratto, a causa di esperienze esistenziali dolorose e traumatiche, il respiro è meno profondo: ciò comporta il soffocamento delle emozioni all’altezza del plesso solare ed una conseguente perdita di forza vitale. Questo tipo di blocco energetico è responsabile di svariati problemi fisici, come l’ulcera gastrica e duodenale, difficoltà digestive, problemi polmonari e respiratori, asma, stipsi, un diffuso malessere generale e, non ultime, malattie irreversibili a carico della laringe o dello stomaco. Per curare questi sintomi è necessario liberarsi dallo stress emotivo che ha causato il problema e poi riaddestrare il corpo a respirare correttamente. La rodocrosite ci aiuta in questo processo di innovazione sia spirituale che fisica, soprattutto se associata alla malachite: la forza di attrazione della malachite farà affiorare le emozioni represse in maniera tale che le potenzialità di “conforto” della rodocrosite diventino operanti.
L’associazione di queste due pietre si può anche usare per curare i disturbi della vista (i quali spesso hanno origine dal non voler vedere ed accettare come stiano esattamente le cose): appoggiando le due gemme sugli occhi si otterranno risultati soddisfacenti sia a livello fisico che a quello psichico.
In qualità di pietra di conforto e di sostegno, la rodocrosite – legata all’immagine di Kuan Yin – è in grado di aiutare sia chi offre, sia chi ha bisogno di aiuto. Consola nella solitudine e nella perdita, lenisce l’angoscia, la tristezza, la paura, l’insicurezza, i problemi interiori risalenti all’infanzia, dona fiducia in se stessi, autoindulgenza e voglia di vivere, risolve le dipendenze dal cibo e l’anoressia. Può darci sostegno nella ricerca di un nuovo amore ed esserci di aiuto quando cerchiamo un’avventura romantica.
Possiamo indossarla per stimolare l’amore degli altri verso di noi ed anche per avere una visione più rosea della vita. Sarebbe ideale avere un ciondolo di rodocrosite da indossare ventiquattr’ore su ventiquattro all’altezza del cuore.

RODONITE: LA PIETRA DEL SOSTEGNO MORALE

È una pietra rosa, molto simile nell’aspetto alla rodocrosite ma con venature nere anziché bianche. È utile per il recupero dell’energia fisica venuta meno in caso di traumi di carattere emotivo.
La funzione consolatrice del colore rosa viene, infatti, integrata dall’effetto stimolante del nero che riporta “con i piedi per terra”. In sostanza la rodonite è un ottimo sostegno morale.
Posta sul 4° chakra questa pietra ci condurrà, man mano, ad esprimerci con sempre maggiore sicurezza ed amabilità, soprattutto nella quotidianità. Allontana gli incubi, lo stress, l’angoscia, difende dall’ansia e dai disturbi psicosomatici. Rafforza il sistema nervoso e quello immunitario, è utile per curare le disfunzioni tiroidee, il pancreas e la ghiandola pituitaria.
Risolve i problemi della parola e dell’udito. Aumenta i riflessi e porta armonia nei rapporti di coppia.

SALE: LA PIETRA DELLA PURIFICAZIONE E DELLA PULIZIA

tutti. Si può estrarre sia dall’acqua di mare, per evaporazione, che da giacimenti terrestri (salgemma). Si presenta in cristalli cubici o in masse compatte, granulari o stalattitiche, incolori o leggermente colorate di giallo, grigio e con riflessi rossi o azzurri.
Il cloruro di sodio conserva, proteggendoli, gli alimenti, e distrugge per corrosione.
In quasi tutte le tradizioni il sale è considerato simbolo di saggezza, amicizia incorruttibile, ospitalità e potente purificatore.
In Giappone si usa ancora porre dei mucchietti di sale agli angoli dei terreni di lotta o dopo riti funebri o all’ingresso della casa per scongiurare qualsiasi contaminazione. I lottatori di sumo, arte marziale giapponese, lo spargono sul ring affinché il combattimento si svolga nell’assoluta lealtà.
Il sale è anche un cristallo. Fin dall’antichità esso è stato utilizzato per i suoi effetti purificatori e neutralizzanti.
La sua caratteristica principale consiste nell’igroscopicità, cioè nella capacità di assorbire acqua, anche dall’atmosfera circostante. Grazie a questa sua caratteristica, la cristalloterapia ritiene che esso possegga la “conoscenza” sottile di attirare su di sé le eventuali scorie energetiche sia dell’ambiente sia del campo aurico delle persone. Esso, inoltre, sgonfia, decongestiona e tonifica.
Anche la tradizione italiana è ricca di “riti purificatori” di persone e cose mediante il sale: gli si attribuisce un potere assorbente le “negatività” (l’azione di buttarsi il sale alle spalle deriva, sì, da credenze popolari le quali, però, pur amplificando notizie e rendendole fantasiose, si basano anche su qualcosa di reale. E’ evidente che il “sapere popolare” riconosca – pur avendone perso le motivazioni originarie – la “conoscenza” sottile che i cristalli di sale posseggono, grazie alla quale essi aiutano a “ripulire” da scorie energetiche dissonanti, per via della sua peculiarità di assorbire il vapore acqueo dall’atmosfera). Questo cristallo, dunque, conserva nella sua “memoria sottile” la “conoscenza” dell’assorbimento.
Le “scorie energetiche”, impropriamente chiamate anche “energie negative”, tuttavia, non sono presenti – come alcuni ritengono – sempre ed ovunque; anche se è vero che esistono determinate cause “fisiche” perché certi ambienti risultano poco confortevoli dal punto di vista energetico (nodi di Hartmann, elettrodomestici, computer, televisori, o un’atmosfera troppo carica di ioni positivi*, o, ancora, atmosfere poco serene causate da tensioni fra le persone che frequentano l’ambiente stesso), è pur vero che il sottosuolo – ricco, comunque, di minerali – e soprattutto di silicio (cristallo di rocca), che è il minerale più diffuso in natura, ci viene in aiuto senza che neanche noi stessi ne siamo al corrente!
Il sale, dunque, utilizzato in casa, sistemato in coppe all’interno dei vari ambienti, contribuisce a tenerli “energeticamente puliti”. Nell’acqua del bagno è utile per drenare i liquidi in eccesso, causa di edemi e cellulite. Possiamo anche utilizzarlo per ripulire i cristalli che usiamo a scopo terapeutico, poggiandoli, periodicamente, su di un letto di sale non raffinato per alcune ore.
Le lampade di sale (salgemma formatosi più di 250 milioni di anni fa) consistono di bel masso di dimensioni considerevoli: le più piccole, infatti, pesano circa due chili. E’ risaputo che l’emanazione energetica di un cristallo è maggiore quanto maggiore è la sua massa. Questo è il motivo a causa del quale, se dobbiamo usare i cristalli su noi stessi, usiamo pietre piccole, poste direttamente sul punto chakra corrispondente che ne assorbirà direttamente le emanazioni, mentre – se desideriamo che un intero ambiente sia investito dall’energia della pietra – usiamo massi ben più grandi. Le lampade di sale, perciò, anche se non fossero lampade ma solo sassi di sale (nella fattispecie: sale minerale, cioè salgemma) sarebbero comunque utili se poste in un ambiente che desideriamo tenere “pulito” da scorie energetiche. La lampadina che è all’interno del masso di sale, con il suo calore, svolge una duplice funzione: da una parte crea un’accelerazione molecolare, grazie alla quale l’emanazione aumenterà (si tratta un fenomeno squisitamente fisico: anche per questo si dice, in cristalloterapia, di porre le pietre al sole, prima di usarle), dall’altra parte, sempre grazie al calore, aiuterà il salgemma a liberarsi dell’accumulo di umidità che esso ha assorbito, evitando anche che si “sgretoli”. Chi ponesse un pezzo di salgemma in un ambiente troppo umido, infatti, senza mai accendere la lampada che è al suo interno, vedrebbe che ben presto la pietra inizierà a rimpicciolirsi e… addio lampada!

SODALITE: LA PIETRA DELL’IPERTENZIONE E DELLA CONSAPEVOLEZZA

Spesso confusa con il lapislazzuli, a causa del colore molto simile, la sodalite si differenzia da quest’ultimo per il peso specifico, che è inferiore. Di colore blu intenso (dovuto all’emissione di sodio metallico), è venata di bianco a causa della presenza di calcite. Insieme all’avventurina ed all’agata muschiata, la sodalite è una delle più potenti pietre di guarigione.
Posta sul 5° chakra dona facilità di parola e proprietà di linguaggio; è, perciò, utile a tutti coloro che usano la comunicazione nel lavoro. Aiuta a chiarirci le idee, stimola la saggezza, amplifica le facoltà mentali. Raffredda ed estrae il dolore, le infiammazioni e le infezioni, cura le scottature, la sinusite e la pressione arteriosa troppo alta. Lenisce i disturbi dell’asma (anche allergica), la raucedine, l’afonia, migliora la funzionalità tiroidea e quella delle altre ghiandole (pituitaria, ecc.) ed è risolutiva in tutte le affezioni del collo, dell’udito, regolando anche il tasso glicemico nell’organismo.
Sul 2° chakra migliora la funzionalità del sistema linfatico ed evita la ritenzione di liquidi (è perciò anche consigliata – soprattutto l’acqua energetica di sodalite – durante le cure dimagranti e per combattere la cellulite.
Un uovo, una sfera o un grosso sasso liscio di sodalite, tenuti nel palmo della mano, possono essere usati come “massaggiatori” sulla zona da trattare.
Posta sul 6° chakra la sodalite fa affiorare i pensieri più profondi, liberando la mente e donandole leggerezza e serenità. Quando la mente si tranquillizza si può giungere ad ottenere una maggiore comprensione delle cose ed una prospettiva più vasta: la sodalite conferisce alla mente una capacità di pensare in maniera razionale in modo da pervenire a conclusioni logiche. Si consiglia a quelle persone ipersensibili ed iperreattive poiché stabilizzerà l’energia mentale e consentirà di operare la svolta dal piano emozionale a quello razionale. Viene posta sul terzo occhio (6°) allo scopo di acquisire una migliore comprensione di sé o di una determinata situazione. Quando la mente avrà trovato il proprio equilibrio sarà allora possibile godere di una prospettiva più ampia rispetto all’esistenza.
La sodalite contribuisce a liberare il subconscio da vecchi schemi mentali, aprendo la strada ad un pensiero consapevole.

TORMALINA NERA: LA PIETRA DEL PC

Lo sciorlo è la varietà di tormalina che, più di ogni altra, presenta le tipiche striature verticali, caratteristiche di questa pietra. Proprio grazie a questa formazione, essa possiede la capacità, più che di assorbire, di riflettere le negatività, schermando chi la indossa contro energie indesiderate. Permette, infatti, di scaricare le tensioni, protegge dalle aggressioni dell’ambiente circostante e l’ambiente in cui viviamo dalle radiazioni di apparecchiature elettroniche (è consigliabile, infatti, porre un grosso pezzo di tormalina nera sul computer e sul televisore), e dalle vibrazioni negative che gli altri possono inviarci.
Si può porre sul corpo tra una gemma curativa e l’altra, per trasferire le energie al punto più chiuso. Si può tenere fra il pollice e l’indice della mano sinistra in particolari momenti di nervosismo ed ansia per scaricare le energie in esubero e si può portare anche in tasca, a sinistra, per aiutarci a scaricare la tensione nervosa.
Posta sul 1° chacra ridurrà le tensioni dovute allo stress ma faciliterà anche l’assimilazione di nuove energie. Ci ricollega a terra, per favorire la concentrazione nei momenti di caos. Neutralizza le paure, il risentimento, le nevrosi, le ossessioni, i blocchi delle energie intestinali e della colonna vertebrale; riduce le tendenze autolesioniste.
Proprio a causa della sua forte sensibilità ai campi elettrici, la tormalina nera è estremamente sensibile ai nostri cambiamenti di umore: in questi casi tenderà a spaccarsi ed a sgretolarsi. Usata sull’aura come una spazzola ripulisce dai raggi X.
In simbiosi con il quarzo ialino (quarzo tormalinato) unisce i poteri di quest’ultimo con le proprie capacità terapeutiche.

* informazioni tratte dal web, da SurjaRing (Le pietre delle Fate) e dal libro di Santa Ildegarda. Le informazioni riportate hanno puro valore divulgativo.

L’ACQUA ENERGIZZATA

Una delle applicazioni più interessanti della cristalloterapia è quella di coniugare le vibrazioni emesse dai cristalli all’acqua, ossia di preparare tramite cristalli e pietre un’acqua “vitalizzata” e caricata di proprietà legate alle pietre impiegate. Ecco che allora l’impiego delle pietre può essere sfruttato per facilitare la “guarigione” in senso olistico da patologie particolarmente incisive su questa epoca: affaticamento cronico, allergie, asma, colesterolo alto, depressione, dolori artritici, emicrania, ernia iatale, gastrite, ipertensione, mal di schiena, stitichezza, ulcera… secondo la cristalloterapia tutti questi disturbi possono diminuire di molto o addirittura scomparire attraverso una giusta e costante assunzione di acqua.
Su questo principio di impiego di pietre e cristalli si basa una delle “invenzioni” più interessanti della medicina olistica, il famoso ACQUAGEM. Questo articolo
consiste in una bottiglia di vetro trasparente con al suo interno una doppia camera di “energizzazione” in cui sono presenti dei cristalli (ametista, quarzo rosa, cristallo di rocca, citrino e fluorite). La bottiglia è coronata da un disco di agata con piramide in cristallo di rocca) in modo da ulteriormente
sfruttare le onde di forma generate dalle strutture piramidali secondo i principi della radionica.

L’acqua energizzata viene sfruttata per scopi molteplici, se è vero che alcuni la impiegano per bagnare le piante in modo da favorire la loro crescita ed incrementare fioritura, è soprattutto per uso interno che quest’acqua viene maggiormente sfruttata, per ottenere un equilibrio energetico
con uno dei gesti più semplici, quello di bere un bicchier d’acqua.

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